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Saverio
Lombardo Gianpaolo Stiz
IL CERVO DEL CANSIGLIO
1 - L'ORIGINE DELLA POPOLAZIONE
Il Cervo in Cansiglio si è estinto intorno alla
metà del 1800. Nel 1966, in località Tramedere (dove è situato il museo di Ecologia),
l'allora Azienda di Stato per le Foreste Demaniali realizzò un recinto faunistico di
circa 50 ettari nel quale furono introdotti daini e cervi, quest'ultimi provenienti dal
Tarvisiano.
La neve e lo schianto di qualche albero favorirono la fuga dalcuni capi dal recinto,
ai quali probabilmente si unì qualche esemplare proveniente dalle popolazioni cadorine.
Nel 1985 erano segnalati 30 capi. Questi numeri non erano però sufficienti per avviare lo
sviluppo del popolamento e non c'erano popolazioni limitrofe che potessero favorirlo con
flussi miratori.
La svolta si è avuta alla fine degli anni ottanta quando, a causa delle utilizzazioni
forestali per l'infestazione il recinto è stato abbattuto e tutti gli animali sono
fuggiti.
Da quel momento la consistenza della popolazione andava via via crescendo.0ggi siamo in
presenza di circa 200 capi con un tasso annuale di crescita dei 30% circa (Stiz
- Osservatorio Faunistico di Pordenone 1997).
2 - CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE
Il Cervo nobile (Cervus elaphus) (inglese red
deer, tedesco hir-sch) il più grosso animale della nostra fauna. Il maschio adulto pesa
circa 200 Kg, raggiunge una lunghezza di 230 cm e unaltezza di 140 cm. La femmina
pesa mediamente 90 Kg è lunga 200 cm ed alta 110 cm. In Italia esiste un'altra
sottospecie che è il Cervo Sardo, di dimensioni più piccole.
Il mantello estivo e' rosso-bruno (da cui il nome cervo rosso). Spesso una linea nera
attraversa il dorso dell'animale dalla testa alla coda. Il ventre, l'interno delle gambe e
la zona anale sono giallastri.
In ottobre l'animale cambia il pelo e il nuovo mantello è più' folto e scuro. In
primavera avviene nuovamente la muta che e' generalmente più vistosa dato che il pelo si
stacca a ciocche.
Nell'ambito della popolazione i giovani mutano prima mentre i vecchi, gli ammalati o le
femmine gravide tendono a ritardare.
In Cansiglio, oltre al Cervo sono presenti anche Caprioli e
qualche Daino.
Confondere un Cervo con un Capriolo è piuttosto difficile, viste le differenze di
dimensioni, può capitare invece, all'occhio inesperto, di confondere il daino e con il
cervo.
I maschi del daino sono più piccoli e gli adulti hanno i palchi allargati a forma di
pala. Lo specchio anale (zona limitrofa all'ano) è più evidente nel daino, in quanto
contornato da un bordo nero che invece è assente nel cervo. I daini possiedono una coda
(anch'essa nera) più lunga che tengono in continuo movimento. La struttura corporea del
daino è poi più tozza, meno slanciata.
Non sempre però è facile fare unosservazione agevole in quanto l'animale spesso si
da alla fuga. In questo caso è talvolta caratteristico del daino il galoppo a salti sulle
quattro zampe.
Torniamo ora al nostro Cervo. Abbiamo detto che i maschi sono dotati di palchi.
Spesso, erroneamente essi vengono definiti corna. In realtà, le corna propriamente dette
sono quelle dei bovidi (capra, ariete, vacca, stambecco, camoscio ecc.) e sono costituite
da un astuccio di tessuto corneo (simile a quello delle unghie) che ricopre l'osso del
corno. Le corna sono dotate di una crescita propria ma non cadono e se vengono rotte non
si rigenerano.
I palchi dei cervi, invece, sono costituiti da solo tessuto osseo, cadono ogni
anno per poi ricrescere con ritmi anche di 5-6 cm al giorno. I cervi "gettano"
il trofeo verso fine febbraio-marzo. Successivamente i palchi si rigenerano attraverso un
tessuto cartilaginoso fortemente irrorato di sangue e difeso da unepidermide
vellutata detta "velluto".
Quando i palchi sono completamente cresciuti e ossificati il cervo, sfregandoli sugli
alberi, si libera del velluto (mese di luglio).
Lo sviluppo dei palchi è proporzionato all'età dell'individuo: piccoli e poco ramificati
nei giovani, imponenti negli adulti, in regressione negli anziani. In un cervo adulto il
trofeo può arrivare a pesare oltre 10 Kg.
Una vecchia credenza dice che ogni punta dei palchi corrisponde ad un anno
detà: non è possibile determinare esattamente l'età del cervo con questo
parametro, ma è necessaria l'analisi del ricambio dentario e dell'usura dei denti.
La bellezza di un trofeo è una sintesi fra il corredo genetico dell'animale, lo stato di
salute e l'ambiente dove questo vive.
In zone poco ospitali o sovraffollate, infatti, i cervi hanno spesso palchi scadenti.
La popolazione del Cansiglio e' dotata di un buon patrimonio genetico che trova facile
espressione in un ambiente favorevole e con elevata disponibilità alimentare. I maschi,
infatti, possiedono generalmente palchi molto ben formati che non hanno nulla da invidiare
con quelli delle migliori popolazioni dell'arco alpino e delle prealpi.
Nel cervo il trofeo è formato da due stanghe che iniziano con una rosa basale ingrossata
(punto dinserzione nel cranio) e si sviluppano per un metro o più. Lungo la stanga
si dipartono le varie punte che in un trofeo formato, partendo dal basso, sono: il
pugnale, l'ago, il mediano e la corona terminale.
La corona può essere formata, a sua volta, da tre o più punte. Rispetto a questo schema
classico ci possono essere però delle varianti: può mancare l'ago, al posto della corona
esserci una forcella oppure una sola punta, può variare il diametro e la forma della
stanga. I maschi dotati di corona sono considerati i migliori.
Con il progredire dell'età oltre ad aumentare le dimensioni dei palchi i maschi
modificano anche la loro struttura corporea.
Un cervo adulto al massimo delle sue forze presenta un collo taurino con una giogaia molto
sviluppata e una folta criniera. Il peso è nettamente sbilanciato verso i quarti
anteriori e il posteriore forma un angolo retto con le zampe posteriori. La testa viene
tenuta protesa in avanti con il collo che è il prolungamento del dorso.
L'età massima raggiunta dal cervo è di circa 15 anni.
3 - I SEGNI DI PRESENZA
Vedere un cervo in Cansiglio è esperienza che può capitare.
Purtroppo (o per fortuna !) si tratta però di pochi attimi visto che l'animale fugge a
gran velocità. Poterlo osservare senza essere visti assaporando questo magico momento è
invece esperienza di pochi.
Molto più facile è venire a contatto con i suoi segni di presenza. Bisogna però saper
vedere.
Per chi cammina nelle zone della Valmenera, Valscura, Cornesega è facile imbattersi nei
segni che testimoniano il passaggio dell'animale. I cervi scelgono spesso le vie più
facili (es.sentieri) per muoversi all'interno della foresta e sono abitudinari perciò
utilizzano sempre gli stessi percorsi.
I segni di presenza del cervo sono: le impronte, le fatte, i prelievi alimentari, i
braghi, i fregoni.
3.1 Le impronte
Il piede è formato da due unghioni. Nel terreno
o nella neve sono osservabili i bordi degli zoccoli e il cuscinetto plantare.
Le impronte possono essere confuse con quelle del daino mentre risultano ben più grandi
di quelle del capriolo.
Una differenza rispetto al daino, peraltro non sempre chiaramente visibile, è data dalle
dimensioni del cuscinetto plantare rotondeggiante che nel cervo copre circa un terzo
dell'orma mentre nel daino arriva a metà impronta.
Il maschio lascia generalmente unorma di dimensioni maggiori di quelle della
femmina.
Per osservare agevolmente le impronte del cervo in Cansiglio è sufficiente percorrere il
sentiero A nel tratto che dall'Archeton porta alla Valmenera, oppure il tratto del
sentiero B che dalla Valmenera porta alla Valbona.
3.2 Le fatte
Spesso lungo i camminamenti dei cervi ci si può imbattere nei loro
escrementi. Essi sono formati da gruppi di "pillole fecali" come in tutti i
ruminanti selvatici.
Nel cervo le singole pillole sono diverse nei due sessi: cilindriche con un apice concavo
ed uno appuntito nel maschio, ovali nella femmina.
La forma delle fatte (nome tecnico usato per indicare gli escrementi) dipende molto
dallalimentazione: più questa è secca più facilmente sono visibili le pillole
fecali.
Il cervo preleva apici vegetativi derbe, arbusti e alberi. Queste abitudini
alimentari sono proprie anche del capriolo perciò non è sempre possibile capire chi ha
provocato l'asportazione se non dalla presenza dimpronte o fatte.
Abbastanza tipico del cervo è invece scortecciare gli alberi.
Il capriolo rivolge le sue attenzioni a giovani piante di diametro inferiore ai 4 cm
mentre il cervo preleva corteccia anche da piante di 20 cm di diametro (comunque di
diametro maggiore ai 4 cm). Molto diverse sono anche le altezze del prelievo. Il cervo
può arrivare anche a 170 cm e oltre.
Le scortecciature a scopo alimentare sono ben visibili all'interno della Val Scura, in
Cornesega Alta, in Valbona e nella Riserva Naturale Orientata di Pian di Landro.
Nelle scortecciature è facile vedere il solco provocato dagli incisivi presenti nella
mandibola.
Anche il daino possiede queste abitudini alimentari. Nel suo caso però lo scortecciamento
può presentarsi con un andamento trasversale al tronco.
3.4 Braghi
Nel periodo estivo i cervi amano rotolarsi in buche fangose per
lenire la calura o per la pulizia del mantello. Queste buche vengono chiamate
"braghi", vengono utilizzate ripetutamente per molti anni di seguito e possono
raggiungere dimensioni ragguardevoli con diametri superiori ai 5 m. Spesso vicino al brago
ci sono uno o più alberi dove l'animale va a sfregare il pelo dopo il bagno. Gli alberi
si distinguono per la presenza di fango e dabbondante peluria sulla corteccia.
I braghi sono disseminati un po in tutta la foresta. Il più grande si trova in
Cornesega Alta e misura circa sei metri di diametro.
3.5 Fregoni
Nella zona tra Valmenera e la Piana del Cansiglio, oltre ai braghi
è possibile vedere nel bosco giovani abeti rossi e bianchi con asportazioni di corteccia
che interessano altezze comprese fra 70 e 170 cm. circa dal suolo. Sono i
"fregoni". Rispetto agli scortecciamenti alimentari si distinguono perché
mancano i solchi dei denti e i bordi della zona scortecciata sono lisci.
Si tratta di segnali visivi e olfattivi rivolti ai concorrenti che il maschio realizza
stregando ripetutamente su tali piante i palchi e le ghiandole odorose che si trovano
sulla fronte e davanti agli occhi.
In altri casi, soprattutto nel mese di luglio, si tratta delle conseguenze della pulizia
dei palchi dal velluto.
4 - L'ALIMENTAZIONE E I RITMI GIORNALIERI
Il cervo è un pascolatore poco selettivo, rivolge in altre
parole le proprie preferenze alimentari verso un ampio spettro di specie erbacee,
arbustive ed arboree; le specie erbacee costituiscono comunque la parte predominante della
dieta. Si rivolge alle specie arbustive ed arboree di cui preleva apici vegetativi, foglie
e cortecce, specialmente nei periodi che deve trascorrere nel bosco.
Vengono appetite anche specie velenose per l'uomo come il tasso e l'edera.
Un animale adulto ingerisce giornalmente fra i 10 e i 15 Kg di vegetali. Escludendo il
periodo dei calori, il cervo impegna per la ruminazione circa otto ore al giorno.
La giornata ideale del cervo è scandita da cicli regolari. Ogni ciclo contempla una fase
di quiete ed una dattività. La fase di quiete serve per il riposo e la ruminazione,
mentre, durante l'attività, l'animale si nutre, si sposta o si dedica alle cure corporali
e ai rapporti sociali. Ogni ciclo dura circa tre ore. Il cervo dorme per brevi periodi
(non più di cinque minuti) durante i quali non è in grado di controllare i pericoli.
Tutti i ritmi vengono alterati all'avvicinarsi del periodo riproduttivo.
5 - LA RIPRODUZIONE
Gli accoppiamenti avvengono da metà settembre a metà ottobre; in
tale periodo è possibile assistere ai rituali che servono per stabilire le gerarchie e
quindi il controllo dei pascoli dove si trovano le femmine. E' un momento molto delicato;
i maschi adulti smettono in pratica di nutrirsi e orientano le loro energie alla conquista
di uno spazio riproduttivo e successivamente alla sua difesa.
Spesso parlando di cervi vengono subito alla mente combattimenti cruenti e spettacolari.
In realtà non è così frequente assistere ad uno scontro fra cervi.
I combattimenti provocano un elevato dispendio energetico e comportano anche dei rischi
per cui la natura ha sviluppato nell'animale una sorta di cerimoniale che comporta la
lotta solo nei casi in cui sia l'ultima carta rimasta per stabilire la dominanza. Il
cerimoniale prevede una fase di minaccia ed una dimposizione.
Sinizia con le contrapposizioni acustiche cioè i cervi attraverso il bramito (una
via di mezzo tra muggito e ruggito udibile a grandi distanze) cercano di impressionare
l'avversario.
Se ciò non basta (spesso è però sufficiente) gli animali iniziano a mandarsi dei
"messaggi" visibili: raspano il terreno con gli zoccoli o con i palchi,
sfoderano il pene emettendo spruzzi di urina, irrigidiscono la muscolatura, si scagliano
contro i cespugli che vengono distrutti con i palchi. Tutto questo in assoluto silenzio.
Se ancora non basta per spaventare l'avversario, si passa al cosiddetto "passo
parallelo": i maschi si affiancano ad una distanza di circa 10 metri ed iniziano a
camminare osservandosi con la coda dell'occhio.
Questa è l'ultima occasione che ha l'avversario per riconoscere l'eventuale inferiorità
e cosi' ritirarsi.
Se nessuno dei due abbandona, improvvisamente i cervi si girano ed incrociano i palchi.
Generalmente questi combattimenti sono incruenti sia per la conformazione dei trofei, che
essendo a molte punte sintrecciano reciprocamente senza arrivare al corpo, sia
perché sembra ci siano dei freni inibitori che impediscono all'animale di colpire
l'avversario quando questo abbandoni.
Lo sconfitto deve poi subire il cerimoniale di imposizione: esso viene inseguito per un
breve tratto con il vincitore che emette la cosiddetta tosse cioè un bramito secco
ripetuto più volte.
Una volta entrato in possesso di un pascolo, l'animale lo cosparge di segni territoriali:
lo marca con fregoni, con le urine dal forte odore ircino, raspando il terreno, emettendo
i bramiti.
Si riportano ora, come esempio, le annotazioni relative ad una delle tante sere trascorse
in osservazione dei cervi.
"25 settembre 1995. Postazione: osservatorio faunistico
Valmenera. Alle ore 17.45, dal bosco a dx dell'osservatorio esce maschio 16 punte
irregolare (sette punte in una stanga, otto nell'altra). Salta lo steccato ed entra
nella lama. Poco dopo esce sporco di fango e si sposta verso il centro della piana. Raspa
e ara ripetutamente il terreno con la zampa e con i palchi, spruzzando durina l'erba
con il pene estroflesso. Termina l'operazione emettendo un forte bramito. Dal bosco di
fronte all'osservatorio risponde un maschio non identificato. I bramiti diventano regolari
e provengono da tutte le direzioni. Il maschio in Valmenera continua a raspare il
terreno. Alle 18.15 un maschio salta lo steccato da dietro l'osservatorio. E' in compagnia
di due femmine. Accortosi del 16 punte irregolare si ferma a guardarlo in silenzio. Si
tratta di un giovane maschio con 12 punte (sei per stanga). Il cervo più vecchio
si dirige in silenzio dalle due femmine cercando di spingerle verso il centro della piana.
Sembra non preoccuparsi dell'avversario che, infatti, abbandona in silenzio il
pascolo. I bramiti del maschio nel bosco di fronte si fanno più insistenti. Il
cervo in piana risponde. Cerca di avvicinarsi alle femmine provocandone però
l'allontanamento. Emette ripetuti colpi di tosse. Raggiunge nuovamente le femmine e
le riporta al centro della piana. Alle 18.30 un maschio entra nel pascolo dal bosco
di fronte. Si tratta di un 14 punte irregolare (sette + sei).I due maschi bramiscono con
potenza. Si avvicinano, iniziano a camminare parallelamente l'uno all'altro, spostandosi
avanti e indietro per la piana. Si fermano. Ognuno bramisce, ma in direzioni
opposte. Riprendono il passo parallelo. Improvvisamente si pongono di fronte ed incrociano
le corna. Si fermano subito. Il 14 punte irregolare abbandona spostandosi verso
destra inseguito al trotto dal vincitore. Quando il perdente entra in bosco, l'altro
emette un forte bramito seguito da svariati colpi di tosse. Le femmine in piana sono
diventate quattro. Sono presenti anche tre piccoli dell'anno. Ore 19.15,
visibilità nulla, abbandono postazione. Durante la risalita a piedi, un maschio inizia a
bramire verso Casera Costalta".
I maschi dominanti occupano le zone più favorevoli e più
frequentate dalle femmine; per un mese dormono e mangiano poco (arrivano a perdere anche
il 20% del peso), si accoppiano con le femmine che man mano vanno in calore.
L'areale riproduttivo del Cervo, inizialmente limitato alla Valmenera, si è rapidamente
esteso occupando oggi una zona che va dalla Piana del Cansiglio, alla Cornesega, alla
Valscura, Val Bona, Pian di Landro, fino ai limiti ad est della Foresta (zona Ceresera).
Nel periodo autunnale è possibile in queste zone udire i bramiti degli animali e in
qualche caso anche vederli. Non bisogna però dimenticare che l'animale è sottoposto ad
un forte stress energetico e che dover fuggire o alterare i propri ritmi perché qualche
"guardone" vuol scattare la foto della propria vita può compromettere il
successo riproduttivo dell'animale.
E' bene accontentarsi di udire gli animali a distanza senza interferire con le loro
attività.
A tal fine non bisogna dimenticare che il disturbo della fauna selvatica è considerato un
reato e come tale va perseguito con sanzioni di carattere amministrativo.
La gestazione si protrae fino a maggio - giugno quando le femmine partoriscono un piccolo
inizialmente maculato (da taluni chiamato bambi) che rimarrà con la madre fino al parto
successivo. I parti avvengono ovviamente nelle zone più tranquille della foresta dove le
femmine si rifugiano isolandosi dal resto del branco. Il piccolo, nei primi giorni dalla
nascita, rimane nascosto nell'erba alta e viene raggiunto dalla madre solo per
l'allattamento. Successivamente la seguirà fino all'anno di vita, se è un maschio,
oppure anche negli anni successivi se è una femmina (branchi matriarcali).
6 - 1 LUOGHI FREQUENTATI
Il cervo, a differenza del solitario e territoriale capriolo, tende
a riunirsi in branchi spesso composti danimali dello stesso sesso, anche numerosi,
che si spostano in territori molto vasti.
Durante il giorno gli animali si rifugiano in boschetti densi e lontani dal disturbo
antropico.
Dall'imbrunire all'alba gli animali entrano in piena attività uscendo anche allo scoperto
su prati e pascoli, nei coltivi, lungo le strade, presso abitazioni isolate per consumare
foraggi più nutrienti di quelli presenti all'interno del bosco.
Nel periodo che va da dicembre ad agosto possiamo incontrare i cervi del Cansiglio in un
territorio vastissimo, dell'ordine dei 20000 ettari, che ha come confini la dorsale del
gruppo del monte Cavallo, l'Alpago, il lago di S.Croce, la val Lapisina, Vittorio Veneto,
Cappella, Maggiore, Sarmede, Caneva, Polcenigo, Budoia, Aviano; talvolta qualche esemplare
sinoltra nella pianura.
La permanenza in foresta dipende dalla presenza o meno di neve. Se questa supera i trenta
centimetri tutti gli animali si spostano nei quartieri di svernamento, altrimenti una
parte della popolazione rimane in Cansiglio.
Il periodo più freddo viene trascorso sui crinali meglio esposti. In inverno troviamo i
cervi prevalentemente nella zona sopra Campon-Palughetto, nei pascoli delle malghe del
versante Pordenonese e Trevigiano, nella zona del Ceresera fino ad arrivare alle campagne
attorno ad Aviano. Con la primavera c'è una tendenza a spostarsi verso quote più alte.
Ecco allora che i Cervi possono frequentare anche l'Alpago e Pian Cavallo.
Il cervo non teme l'acqua, anzi è un buon nuotatore, è anche capitato che esemplari
siano caduti nei canali dirrigazione: una decina danni fa un maschio è
sopravvissuto ad un tragitto di oltre 10 Km nel canale Castelletto - Nervesa, in gran
parte in galleria.
Nei mesi di settembre ed ottobre tutta la popolazione ritorna in Foresta per gli
accoppiamenti. Qui rimane fino all'arrivo della prima neve e cioè verso i primi di
dicembre.
Terminati gli accoppiamenti, gli animali tendono a riunirsi in grossi branchi, i maschi da
una parte, le femmine con i piccoli ed eventuali maschi giovani dall'altra. Solo i maschi
anziani tendono ad isolarsi e a vivere in solitudine.
Questi grossi branchi, anche di 30-40 capi, si dedicano prevalentemente all'alimentazione
per recuperare le energie perse nel periodo riproduttivo e preparare le riserve per
l'inverno. E' possibile quindi vederli nei pascoli migliori che sono quelli gestiti
dall'uomo a scopo zootecnico. Ecco allora che la Piana del Cansiglio diventa il punto
d'incontro per il grosso della popolazione che è facilmente visibile nelle prime ore del
mattino dei mesi di novembre-dicembre.
7 - I RAPPORTI CON L'UOMO
7.1 Prelievo Venatorio
Il cervo è inserito nelle specie cacciabili previste dalla
legislazione nazionale e regionale veneta e friulana. Può quindi essere abbattuto nelle
zone esterne alla foresta demaniale del Cansiglio secondo piani dabbattimento
proporzionati alla consistenza della popolazione. Sono oggetto dabbattimento sia i
maschi sia le femmine appartenenti prevalentemente alle prime classi detà.
Attualmente ogni anno vengono legalmente abbattuti una trentina di esemplari suddivisi tra
l'Alpago e la Provincia di Pordenone.
Certamente alcuni esemplari vengono abbattuti anche in modo illegale; il loro numero è
difficilmente stimabile e si tratta soprattutto di maschi. Il bracconaggio comporta un
danno molto grave perché vengono eliminati i capi migliori di cui viene commercializzato
il trofeo e la carne. Questi maschi sono i custodi di un patrimonio genetico eccellente e
quindi la loro eliminazione ha riflessi negativi sull'intera popolazione.
Alle morti naturali e ai prelievi, più o meno legittimi, c'è poi da aggiungere un certo
numero di capi che ogni anno muoiono investiti dalle automobili. I cervi frequentano
spesso nelle ore notturne le scarpate delle strade per nutrirsi o in periodo invernale,
vanno in mezzo alla carreggiata per leccare il sale antigelo o semplicemente attraversano
la strada che divide in due il pascolo. Questi incidenti oltre ad essere a volte fatali
per l'animale possono provocare danni notevoli agli automezzi (non rimborsabili in
presenza di segnaletica adeguata) e ai guidatori.
7.2 Censimenti
E' da alcuni anni che in Cansiglio vengono effettuati dei
censimenti al bramito.
Si sceglie il momento, fine settembre - primi dottobre, in cui l'attività dei
maschi adulti è più intensa. Così, per più sere di seguito dall'imbrunire a notte
fonda, si annotano la direzione, l'ora e le frequenze delle emissioni vocali. I numerosi
punti fissi dascolto individuati nell'area di bramito, con fulcro in Valmenera,
permettono la massima copertura acustica possibile di un territorio di boschi e prati di
circa 1.200 ettari.
Su queste stazioni si alternano volenterosi giovani entusiasti che, con l'ausilio di una
tavoletta pretoriana orientata a nord e di una bussola, individuano precisamente e
registrano le direzioni di provenienza dei bramiti e gli altri dati. I maschi in attività
si contano, quindi, dopo trasposizioni e controlli su opportuna cartografia.
Sull'area si son potuti in tal modo censire 21 maschi nel '96 e 29 nel '97. La densità di
maschi bramitanti è così passata da 1,75 a 2,3 per 100 ettari, con un incremento in un
sol anno di ben 0,6 individui per ogni chilometro quadro, a ben significare di una
popolazione ancora in crescita.
Il proseguire delle attività dindagine con tali dovizie di dati consentirà nel
futuro di seguire l'evoluzione dell'area e le dinamiche dei gruppi, con l'attenzione che
il Cervo del Cansiglio certo merita.
7.3 Danni alle colture e al bosco
Il cervo può talvolta risultare dannoso per le colture ai margini
di zone boschive, specialmente in orti, vigneti e seminativi. Nei Comuni di Fregona,
Sarmede, Cappella Maggiore e in tutta la fascia pedemontana del Cansiglio è ormai
abituale assistere, nel periodo invernale e primaverile, alle incursioni dei cervi vicino
ai centri abitati per alimentarsi delle leccornie coltivate dall'uomo.
Quando la densità di popolazione supera la capacità portante dell'ambiente ci possono
essere danni anche gravi alla foresta.
Prima di addentrarci in questo discorso dobbiamo però chiarire un concetto fondamentale e
cioè che il cervo essendo animale autoctono non determina in condizioni ambientali
normali danni alla vegetazione. Problemi siniziano ad avere quando l'ecosistema è
modificato a misura d'uomo, sia negli aspetti vegetazionali sia quelli faunistici. Ecco
allora che la mancanza di predatori naturali, l'impoverimento del numero di specie
vegetali presenti (pensiamo alla pecceta pura o alla faggeta pura) che riduce la
disponibilità alimentare, il disturbo provocato dalle attività dell'uomo che altera i
ritmi dell'animale costringendolo a rimanere nascosto in foresta, possono favorire
l'insorgenza di danni al bosco.
Il cervo, infatti, può compromettere la rinnovazione di specie come l'abete bianco,
brucando gli apici vegetativi delle giovani piantine, oppure danneggiare gravemente gli
alberi, scortecciandoli.
Quest'ultimo tipo di danno è quello che ha il maggior impatto sul bosco.
Di recente è stato condotto uno studio nella Riserva Naturale Orientata di Pian di Landro
Baldassare per verificare appunto le preferenze alimentari del cervo in relazione
all'attività di scortecciamento (Lombardo&Stiz 1997). E' risultato che la specie più
appetita è l'abete rosso mentre viene ignorato il faggio. Le scortecciature interessano
piante di diametro compreso fra i 4 e i 26 centimetri con prevalenza di quelle intorno ai
10 centimetri. I prelievi avvengono prevalentemente durante il riposo vegetativo e
consistono in semplici raschiature senza strappo della corteccia (Tav. n. 12). Solo il 14
% delle scortecciature è di tipo primaverile. Quest'ultime sono le più dannose perché
la circolazione linfatica rende più semplice l'asportazione della corteccia che si stacca
in grandi pezzi. Il danno mediamente parte da unaltezza di 90 cm per arrivare a 140
cm con punte anche di due metri.
Le piante maggiormente interessate dai prelievi sono risultate quelle inserite in
formazione pura e densa.
I motivi che spingono il cervo a prelevare consistenti porzioni di corteccia non sono
stati ancora completamente chiariti. La teoria più accreditata è che l'abete rosso viene
ricercato per l'alto tenore di umidità dei suoi tessuti. A questo fatto c'è
probabilmente da aggiungere la maggior facilità di distacco della corteccia del peccio
rispetto ad un abete bianco o ad un faggio. Per quanto riguarda i fregoni è risultato,
invece, che il cervo predilige l'abete bianco. Il palco ha costituzionalmente un colore
molto chiaro. Sono i succhi vegetali delle piante su cui l'animale pulisce il trofeo a
conferire il colore agli stessi. Cervi che vivono in boschi di conifere hanno palchi
mediamente più scuri di quelli degli animali che vivono in boschi di latifoglie.
7.4 La fruizione naturalistica e l'etica
dellosservazione
Questa specie offre notevole interesse a chi, per scopi ricreativi,
frequenta questi ambienti naturali. La visione di un cervo, specialmente se maschio ed
adulto, è sempre un'emozione difficile da dimenticare. Negli ultimi anni si è assistito
ad un continuo aumento delle persone che giungono in Cansiglio per vedere i cervi o
assistere al rituale riproduttivo. Ecco allora che naturalisti, camminatori, fotografi o
semplicemente persone con la voglia demozioni naturalistiche da vivere e raccontare,
si sono riversati in Valmenera e zone limitrofe. A settembre ci sono più cristiani che
cervi. Niente da dire se tutto questo volesse dire maggior conoscenza, maggior rispetto e
maggior interesse per la conservazione. Purtroppo però questo spesso non avviene e
l'enfasi naturalistica si traduce in uno stress per gli animali.
Sarà necessario arrivare ad una regolamentazione del "traffico umano"?
Forse, però servirà a poco se parallelamente non maturerà in tutti noi unetica
dell'osservazione.
Non pretendiamo certo di affrontare in questa sede un argomento così impegnativo,
proponiamo solo alcune riflessioni, in forma di semplice decalogo, nate dall'esperienza
maturata in bosco in questi dieci anni di lavoro con i cervi.
1) Il mimetismo non è fondamentale, sembra che i cervidi non
distinguano i colori, però è importante perché dimostra sensibilità, rispetto e
permette di integrarsi nell'ambiente;
2) Il silenzio e' fondamentale. Urlare, in piena acme da naturalista
"Mario il cervo!!" serve solo a spaventare l'animale e vanificare ore di
appostamento.
3) La dotazione di unadeguata strumentazione ottica è molto
importante perché permette di osservare a distanza di rispetto.
4) Sapersi fermare cogliendo le occasioni che ci capitano. Citiamo
un fatto cui abbiamo assistito.
"Valmenera, settembre 1992; tre gitanti camminano lungo la
strada che conduce dalla Valbona alla Valmenera. Giunti in prossimità della piana si
accorgono della presenza di un maschio che pascola. La distanza è buona, circa duecento
metri. Il cervo non si è accorto di nulla. Fra loro e l'animale vari cespugli. La
decisione è rapida: avvicinarsi il più possibile. Tre persone di cui due con giacca a
vento gialla, iniziano a muoversi accucciati fra un cespuglio e l'altro. Pochi metri e
provocano la fuga del maschio, di due femmine, di un capriolo e di una volpe".
5) Sapersi muovere lentamente e senza scatti. I cervidi,
infatti, colgono soprattutto il movimento. Una persona ferma spesso non provoca la fuga
repentina dell'animale.
6) Controllare la direzione del vento. Lolfatto è uno dei sensi più sviluppati dei
cervi.
7) Farsi accompagnare da personale esperto: un po
dumiltà spesso permette maggiori soddisfazioni.
8) Saper attendere, essere disposti a sacrifici e saper
accettare l'insuccesso. Gli animali non sono certo al nostro servizio.
9) Saper cogliere i segni che la foresta invia: un merlo che fugge,
uno scricchiolio, un capriolo che abbaia, l'odore selvatico dei cervi, le impronte, le
fatte, ecc. Spesso L'immaginazione e una certa dose di mistero possono rendere
gratificante una camminata, quanto unosservazione diretta.
10) Sentirsi degli ospiti in casa altrui che vogliono minimizzare i
disagi per i padroni di casa. Riconoscere il valore di quello che vediamo e nel rispetto
vivere profondamente la grandezza della natura e il senso della nostra trascurabilità.