|
Cenni di storia del Cansiglio
La preistoria
Le origini del profondo legame, che ha unito intimamente l'uomo alla Foresta del
Cansiglio, risalgono a più di 10.000 anni fa, quando l'Uomo di Cromagnon utilizzava
l'altopiano come riserva di caccia, risalendovi dalla pianura, durante la stagione estiva.
Questo è testimoniato dai diversi reperti di punte di selce ritrovati nel 1994 in Pian
Cansiglio e a Palughetto e, precedentemente, nella vicina zona di Piancavallo: le armi
venivano utilizzate per cacciare i grossi erbivori presenti nell'area, in particolare
stambecchi.
Dai Paleoveneti al Medioevo
Gli insediamenti successivi, dai Paleoveneti, ai Romani fino ai Barbari, vedono
un avvicinamento al Cansiglio soprattutto da parte degli abitanti dell'Alpago; tuttavia,
manca ancora, probabilmente, un razionale sfruttamento delle risorse della foresta.
Il primo documento scritto riguardante il Cansiglio risale al 923 d.C., allorché
Berengario I, Re d'Italia, assegna il feudo del Cansiglio al Vescovo e Conte di Belluno il
quale, in un secondo tempo, stabilisce le concessioni dei diritti di pascolo ai privati e
alle comunità.
Dai Comuni alla Repubblica di Venezia
Con lo sviluppo dei Comuni, il Bosco dell'Alpago (come viene chiamato nel documento di
Berengario) passa alle "Regole della Comunità dell'Alpago"; per poi passare,
nel 1404 e con tutta la Comunità di Belluno, sotto la Serenissima Repubblica di Venezia.
Tuttavia, l'annessione ufficiale alla Serenissima avviene nel 1548, anno in cui viene
nominato il primo "Capitano Forestale" del Cansiglio.
Il bosco del Cansiglio è conosciuto anche con il nome di "Bosco dei Dogi":
durante il governo della Serenissima, il Consiglio dei Dieci emette numerosi editti e
proclami in difesa della foresta, con pene estremamente severe per i trasgressori. Gli
imponenti alberi di faggio del bosco vengono abbattuti perla produzione di <<remi da
galere>>: i "Proti dell'Arsenale", infatti, in occasione dei sopraluoghi
iniziali avevano giudicato il faggio adatto allo scopo. Per svolgere questo lavoro,
vengono istituite delle compagnie di boscaioli detti <<remeri>>. Il pascolo
viene completamente bandito dalle zone boschive e tutte le costruzioni atte alla
monticazione, fino a un miglio all'esterno del confine del bosco, vengono distrutte.
Le continue lamentele e i soprusi subiti dalle popolazioni, che abitano le zone limitrofe
al bosco, portano alla creazione del "Mezzomiglio": un anello esterno al confine
nel quale è permesso pascolare, mentre le casere e le carbonaie devono stare al di là
del mezzo miglio. Tale decisione viene presa nel 1576, quando il Rettore di Belluno
Giovanni Dolfin intraprende una nuova confinazione della zona. Con una successiva
confinazione, risalente al 1660, voluta dal Podestà e Capitano di Belluno Marin Zorzi,
Provveditore dei Boschi, viene modificato il diritto di pascolo: viene concesso il mezzo
miglio interno della foresta, "fino all'orlo del bosco folto". Tutto ciò
provoca un grave danno alla foresta; ma il periodo di degrado e di decadenza del bosco,
iniziato con il provvedimento di Marin Zorzi, si acutizza sia a causa delle vicende
storiche di Venezia, in guerra con i Turchi, sia a causa del passaggio del governo dei
boschi dal Consiglio dei Dieci all'Arsenale. In seguito a tale passaggio, infatti, la
sorveglianza del bosco e l'attenzione da parte di Venezia si allentano e, per contro,
crescono gli abusi e le usurpazioni (su questi temi cfr. i contributi di A. Lazzarini).
Dalla Caduta della Serenissima al Novecento
Nel 1797 la Serenissima Repubblica di Venezia cade e, per qualche tempo, la foresta rimane
indifesa: essa diventa, ben presto, oggetto delle predazioni di guerra.
Dal 1797 al 1866 si alternano il governo francese e quello austriaco e nel 1871, in
seguito all'annessione del Veneto al Regno d'Italia avvenuta nel 1866, il Cansiglio
diventa "Foresta demaniale inalienabile" dello Stato italiano, sotto la gestione
dell'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali.
Sotto la dominazione austriaca, a partire dal 1815, vengono eseguite nuove confinazioni,
anche allo scopo di risolvere la questione legata al "Mezzomiglio". Tuttavia, la
risoluzione della questione del "Mezzomiglio" deve attendere il 1873, quando
l'Amministrazione Forestale dell'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali procede a una
ulteriore confinazione e liquida la questione cedendo 550 ha. ai
comuni limitrofi e affrancando i rimanenti ettari, facenti parte dei pascoli interni, con
corrispettivi in denaro. Nel 1870 erano cominciati, tra l'altro, i lavori per la
costruzione della Strada Statale n° 422, lavori che vengono ultimati nel 1881, con una
spesa di £ 350.000; la strada favorisce notevolmente il commercio di legname.
Il Cansiglio oggi
Con l'attuazione delle Regioni, la proprietà è stata smembrata: nel 1965 i 1555 ha.
ricadenti nei propri confini sono stati trasferiti alla Regione Friuli-Venezia Giulia; tra
il 1979 e il 1980 sono andati alla Regione Veneto 3931 ha.; mentre i restanti 1086 ha.,
costituiti da Riserve Naturali ricadenti nella Regione Veneto, sono rimasti Demanio dello
Stato.
Il Libro
Il più importante (e forse unico) libro di storia del Cansiglio è La
trasformazione di un bosco di Antonio Lazzarini. Isbrec edizioni 2006

|
|
|