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Di redazione (del 29/12/2011 @ 10:22:35, in Attualità, linkato 264 volte)
 
Di redazione (del 27/12/2011 @ 10:04:51, in Salvaguardia, linkato 204 volte)

Nella foresta del Cansiglio nei prossimi anni sarà una strage di cervi, da 3.000 dovranno arrivare a 1.400: Lo prevede il piano della Regione Veneto: "Devastano l´ambiente e rubano il cibo a mucche e caprioli" .  "Abbiamo provato a recintare i terreni ma loro spinti dalla fame spezzano pali e filo spinato"

 È bellissima, la cerva che appare nel bosco. Per qualche minuto guarda gli umani scesi dalla Land Rover poi tranquilla si rimette a mangiare un piccolo abete rosso. «È una pianta durissima, questo abete. Se lo tocchi ti pungi. Ma ormai nel bosco ai cervi non è rimasto nient´altro. Questo è il loro paradiso, anzi lo era», dice Michele Bottazzo, laurea in Scienze forestali, responsabile della ricerca faunistica per Veneto Foreste, l´azienda della Regione che gestisce questa area demaniale. «Purtroppo i cervi sono troppi e molti dovranno essere abbattuti». 
Cerca le parole giuste, il tecnico degli animali e delle foreste. Sa che quando si parla di cervi il pensiero va a Bambi, ai cacciatori cattivi che bruciano il bosco e sparano… «Quando mi sono laureato, 25 anni fa, mai avrei pensato che la fauna potesse diventare un problema. Erano bellissimi, i nostri boschi dove cervi e caprioli vivevano assieme e accanto a loro c´erano i galli cedroni e i francolini di monte nascosti fra i cespugli di ginepro e di lamponi… Adesso sono rimasti solo i cervi e sono troppi. Se stiamo a guardare, in pochi anni questi animali distruggeranno tutto il bosco, si ammaleranno e moriranno di fame. Per questo dobbiamo fare gli abbattimenti. E i numeri, purtroppo, sono molto pesanti». 
È tutto scritto in un programma di 60 pagine, chiamato "Piano di controllo del cervo nel comprensorio del Cansiglio, 2011- 2013». È già stato approvato dalla Regione Veneto e ha ricevuto il parere positivo dell´Ispra, l´Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale. Si calcola che nel Cansiglio siano presenti 3.000-3.200 cervi e si scrive che almeno 400 all´anno dovranno essere uccisi. Nei tre anni gli abbattimenti dovranno raggiungere la cifra compresa fra i 1.200 e i 1.400 capi. «Dovremo dimezzare la popolazione, che negli ultimi 6-7 anni è raddoppiata. I cervi, senza nessun intervento, aumentano ogni anno del 30-35%. Qui da noi solo del 15%, perché quando in inverno escono dalla zona protetta circa il 20% vengono uccisi dai cacciatori delle riserve alpine. Per rispettare il piano dovremo dare a questi cacciatori la possibilità di prelevare altri 400 o più cervi all´anno, e dovremo anche intervenire nell´area protetta, con 40 prelievi all´anno. Qui da noi interverranno i forestali in divisa. Quest´ultima operazione è anche una forma di dissuasione. I cervi sono animali intelligentissimi. Se sentono gli spari, se vedono i loro simili uccisi, capiranno che il Cansiglio non è più un´area sicura e cercheranno di fuggire in altri boschi». 
Non è stato facile preparare il piano, perché la foresta del Cansiglio è divisa fra tre province (Belluno, Treviso e Pordenone) e due Regioni, il Veneto e il Friuli. «Siamo costretti a intervenire - racconta Michele Bottazzo - anche perché i cervi entrano nelle aziende che hanno i terreni in concessione e tolgono il foraggio destinato alle mucche. Solo l´anno scorso abbiamo dovuto rimborsare più di 50.000 euro per danni». Fabio Sperti, operatore forestale di Veneto Agricoltura, è la guida nel breve viaggio nel "disastro" combinato dai tremila cervi. «Ecco, guardi questo abete. Fino all´altezza di due metri è scorticato e presto morirà. Le madri con le zampe abbassano i rami più alti per farli mangiare ai piccoli. Guardi questo che era un bosco. Sono spariti tutti i piccoli alberi in "rinnovazione", cioè in crescita. Non c´è più l´abete bianco, più dolce di quello rosso, non c´è traccia di frassini, faggi, sorbo. Il sottobosco è scomparso e qui c´era pieno di lamponi, fragole, ginepro. Piante che con i loro frutti davano da mangiare al gallo cedrone e al francolino di monte. Dieci anni fa i caprioli erano la metà dei cervi. Adesso sono scomparsi tutti, perché i cervi - i maschi arrivano a 180-200 chili - sono più forti e hanno preso tutto il cibo». 
Si è provata anche la "dissuasione", nei boschi del Cansiglio. «Abbiamo chiamato i Forestali - dice Michele Bottazzo - che hanno sparato dardi a salve che però scoppiano a contatto con gli animali e li spaventano. Non è servito a nulla. Abbiamo provato a recintare pezzi di bosco e di prati ma i cervi, spinti dalla fame, riescono ad abbattere pali e filo spinato. Le aziende agricole stanno impiantando recinzioni elettriche ma il risultato non sarà positivo: i cervi saranno costretti a rimanere nel bosco e lo devasteranno. E per muoversi passeranno per le strade, con gravi pericoli per tutti. Per mostrare la differenza fra il bosco con o senza cervo, abbiamo sbarrato piccoli pezzi di "rinnovazione". Ecco, dentro i piccoli recinti gli abeti sono alti due metri, fuori non raggiungono il metro: sono e resteranno dei bonsai perché il cervo ne mangia le cime». 
Certi particolari del «piano di controllo» fanno impressione. Dovranno essere abbattute soprattutto le femmine e i piccoli sotto i 12 mesi, così si ferma la crescita. Si comincerà a sparare nei prossimi giorni fuori dal Cansiglio e a primavera dentro la foresta protetta. «Qui c´era il paradiso. La presenza del cervo ha aiutato anche il turismo. Nella stagione dei bramiti e degli amori, a fine settembre e primi di ottobre, arrivano migliaia di appassionati e i giovani delle cooperative guide naturalistiche trovano lavoro. Si riempiono gli hotel, i rifugi e le osterie di tutto il comprensorio. Ma il paradiso adesso si è rotto. Se non dimezzeremo i cervi i boschi diventeranno un deserto. E il deserto non dà da mangiare a nessuno».
 
Di redazione (del 15/12/2011 @ 09:15:20, in Attualità, linkato 108 volte)
 
Di redazione (del 23/10/2011 @ 17:15:29, in Salvaguardia, linkato 274 volte)
Dopo anni di impegni, assunti e puntualmente disattesi, la Regione Veneto si appresta a mettere in svendita il patrimonio pubblico esistente nell’area del Cansiglio. Si tratta di strutture importanti, che hanno fatto la storia di una delle aree di grande pregio ambientale della nostra Regione, molte delle quali lasciate colpevolmente degradare, così da poter giustificare una loro sostanziale privatizzazione. La Regione Veneto porta la responsabilità nel non aver voluto dare al Cansiglio una dimensione di Parco adeguata al valore ecologico, ambientale e paesaggistico che merita e di aver così vanificato politiche di valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile che avrebbero potuto favorire nuove opportunità per quanti nel Cansiglio vivono e lavorano. Ora Zaia annuncia l’intenzione di mettere in vendita il Rifugio S.Osvaldo, l’ex albergo San Marco, la ex caserma Bianchin, ma nell’area molte altre proprietà pubbliche potrebbero finire nelle mani dei privati: case, malghe, prati… il tutto senza nessun confronto con le Amministrazioni Comunali e le realtà economiche, sociali, culturali che vivono e lavorano nell’area. Con il suo permanente tono saccente e propagandistico dispone come se si trattasse dei beni della sua famiglia, dimenticandosi che il Cansiglio è un bene comune, che le strutture di proprietà della Regione sono tali perché appartengono all’intera collettività. I privati realizzeranno nell’area le loro strutture ricettive di lusso, facendo buoni affari con il bene comune, snaturando la vocazione naturale dell’area. Tutto ciò è inaccettabile, il Consiglio è un Bene Comune inalienabile, da riconsegnare ad un ambito di tutela e valorizzazione ambientale. La gestione da parte di Veneto Agricoltura è stata fallimentare e di fatto ha aperto la strada alla privatizzazione. Serve un sostanziale cambio di indirizzo, il Cansiglio è un’area unica nel suo pregio ambientale e nella sua funzione ecologica e va gestita in modo unitario, in rapporto con le comunità locali, in ambito di un parco naturale interregionale

 Pietrangelo Pettenò Consigliere regionale Federazione Sinistra Veneta
 
Di redazione (del 09/08/2011 @ 12:44:31, in Salvaguardia, linkato 430 volte)
L'incontro che si è tenuto a Fregona tra Comitato Parco Cansiglio, Ekoclub trevigiano e i presidenti delle associazioni venatorie di Vittorio Veneto e di Fregona ha visto tutti i presenti concordi su due punti importanti che riguardano la gestione del Cansiglio e della sua fauna selvatica: 1- la richiesta di una politica di conservazione naturale attiva più incisiva per il territorio e la conseguente difesa della proprietà demaniale del Cansiglio 2- la comune convinzione che il cervo del Cansiglio costituisca una risorsa preziosa per il territorio e non una minaccia come paventato dagli allevatori del Cansiglio. Nei prossimi giorni, a partire da queste premesse condivise, le associazioni presenti all'incontro si ritroveranno per concordate azioni comuni a difesa del Cansiglio e per una corretta gestione delle sue risorse.
 

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