|
Tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Fonte: JENNER MELETTI - la Repubblica | 19 Dicembre 2011
Nella foresta del Cansiglio nei prossimi anni sarà una strage di cervi, da 3.000 dovranno arrivare a 1.400: Lo prevede il piano della Regione Veneto: "Devastano l´ambiente e rubano il cibo a mucche e caprioli" . "Abbiamo provato a recintare i terreni ma loro spinti dalla fame spezzano pali e filo spinato"
È bellissima, la cerva che appare nel bosco. Per qualche minuto guarda gli umani scesi dalla Land Rover poi tranquilla si rimette a mangiare un piccolo abete rosso. «È una pianta durissima, questo abete. Se lo tocchi ti pungi. Ma ormai nel bosco ai cervi non è rimasto nient´altro. Questo è il loro paradiso, anzi lo era», dice Michele Bottazzo, laurea in Scienze forestali, responsabile della ricerca faunistica per Veneto Foreste, l´azienda della Regione che gestisce questa area demaniale. «Purtroppo i cervi sono troppi e molti dovranno essere abbattuti». Cerca le parole giuste, il tecnico degli animali e delle foreste. Sa che quando si parla di cervi il pensiero va a Bambi, ai cacciatori cattivi che bruciano il bosco e sparano… «Quando mi sono laureato, 25 anni fa, mai avrei pensato che la fauna potesse diventare un problema. Erano bellissimi, i nostri boschi dove cervi e caprioli vivevano assieme e accanto a loro c´erano i galli cedroni e i francolini di monte nascosti fra i cespugli di ginepro e di lamponi… Adesso sono rimasti solo i cervi e sono troppi. Se stiamo a guardare, in pochi anni questi animali distruggeranno tutto il bosco, si ammaleranno e moriranno di fame. Per questo dobbiamo fare gli abbattimenti. E i numeri, purtroppo, sono molto pesanti». È tutto scritto in un programma di 60 pagine, chiamato "Piano di controllo del cervo nel comprensorio del Cansiglio, 2011- 2013». È già stato approvato dalla Regione Veneto e ha ricevuto il parere positivo dell´Ispra, l´Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale. Si calcola che nel Cansiglio siano presenti 3.000-3.200 cervi e si scrive che almeno 400 all´anno dovranno essere uccisi. Nei tre anni gli abbattimenti dovranno raggiungere la cifra compresa fra i 1.200 e i 1.400 capi. «Dovremo dimezzare la popolazione, che negli ultimi 6-7 anni è raddoppiata. I cervi, senza nessun intervento, aumentano ogni anno del 30-35%. Qui da noi solo del 15%, perché quando in inverno escono dalla zona protetta circa il 20% vengono uccisi dai cacciatori delle riserve alpine. Per rispettare il piano dovremo dare a questi cacciatori la possibilità di prelevare altri 400 o più cervi all´anno, e dovremo anche intervenire nell´area protetta, con 40 prelievi all´anno. Qui da noi interverranno i forestali in divisa. Quest´ultima operazione è anche una forma di dissuasione. I cervi sono animali intelligentissimi. Se sentono gli spari, se vedono i loro simili uccisi, capiranno che il Cansiglio non è più un´area sicura e cercheranno di fuggire in altri boschi». Non è stato facile preparare il piano, perché la foresta del Cansiglio è divisa fra tre province (Belluno, Treviso e Pordenone) e due Regioni, il Veneto e il Friuli. «Siamo costretti a intervenire - racconta Michele Bottazzo - anche perché i cervi entrano nelle aziende che hanno i terreni in concessione e tolgono il foraggio destinato alle mucche. Solo l´anno scorso abbiamo dovuto rimborsare più di 50.000 euro per danni». Fabio Sperti, operatore forestale di Veneto Agricoltura, è la guida nel breve viaggio nel "disastro" combinato dai tremila cervi. «Ecco, guardi questo abete. Fino all´altezza di due metri è scorticato e presto morirà. Le madri con le zampe abbassano i rami più alti per farli mangiare ai piccoli. Guardi questo che era un bosco. Sono spariti tutti i piccoli alberi in "rinnovazione", cioè in crescita. Non c´è più l´abete bianco, più dolce di quello rosso, non c´è traccia di frassini, faggi, sorbo. Il sottobosco è scomparso e qui c´era pieno di lamponi, fragole, ginepro. Piante che con i loro frutti davano da mangiare al gallo cedrone e al francolino di monte. Dieci anni fa i caprioli erano la metà dei cervi. Adesso sono scomparsi tutti, perché i cervi - i maschi arrivano a 180-200 chili - sono più forti e hanno preso tutto il cibo». Si è provata anche la "dissuasione", nei boschi del Cansiglio. «Abbiamo chiamato i Forestali - dice Michele Bottazzo - che hanno sparato dardi a salve che però scoppiano a contatto con gli animali e li spaventano. Non è servito a nulla. Abbiamo provato a recintare pezzi di bosco e di prati ma i cervi, spinti dalla fame, riescono ad abbattere pali e filo spinato. Le aziende agricole stanno impiantando recinzioni elettriche ma il risultato non sarà positivo: i cervi saranno costretti a rimanere nel bosco e lo devasteranno. E per muoversi passeranno per le strade, con gravi pericoli per tutti. Per mostrare la differenza fra il bosco con o senza cervo, abbiamo sbarrato piccoli pezzi di "rinnovazione". Ecco, dentro i piccoli recinti gli abeti sono alti due metri, fuori non raggiungono il metro: sono e resteranno dei bonsai perché il cervo ne mangia le cime». Certi particolari del «piano di controllo» fanno impressione. Dovranno essere abbattute soprattutto le femmine e i piccoli sotto i 12 mesi, così si ferma la crescita. Si comincerà a sparare nei prossimi giorni fuori dal Cansiglio e a primavera dentro la foresta protetta. «Qui c´era il paradiso. La presenza del cervo ha aiutato anche il turismo. Nella stagione dei bramiti e degli amori, a fine settembre e primi di ottobre, arrivano migliaia di appassionati e i giovani delle cooperative guide naturalistiche trovano lavoro. Si riempiono gli hotel, i rifugi e le osterie di tutto il comprensorio. Ma il paradiso adesso si è rotto. Se non dimezzeremo i cervi i boschi diventeranno un deserto. E il deserto non dà da mangiare a nessuno».
Dopo anni di impegni, assunti e puntualmente disattesi, la Regione Veneto si appresta a mettere in svendita il patrimonio pubblico esistente nell’area del Cansiglio. Si tratta di strutture importanti, che hanno fatto la storia di una delle aree di grande pregio ambientale della nostra Regione, molte delle quali lasciate colpevolmente degradare, così da poter giustificare una loro sostanziale privatizzazione. La Regione Veneto porta la responsabilità nel non aver voluto dare al Cansiglio una dimensione di Parco adeguata al valore ecologico, ambientale e paesaggistico che merita e di aver così vanificato politiche di valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile che avrebbero potuto favorire nuove opportunità per quanti nel Cansiglio vivono e lavorano. Ora Zaia annuncia l’intenzione di mettere in vendita il Rifugio S.Osvaldo, l’ex albergo San Marco, la ex caserma Bianchin, ma nell’area molte altre proprietà pubbliche potrebbero finire nelle mani dei privati: case, malghe, prati… il tutto senza nessun confronto con le Amministrazioni Comunali e le realtà economiche, sociali, culturali che vivono e lavorano nell’area. Con il suo permanente tono saccente e propagandistico dispone come se si trattasse dei beni della sua famiglia, dimenticandosi che il Cansiglio è un bene comune, che le strutture di proprietà della Regione sono tali perché appartengono all’intera collettività. I privati realizzeranno nell’area le loro strutture ricettive di lusso, facendo buoni affari con il bene comune, snaturando la vocazione naturale dell’area. Tutto ciò è inaccettabile, il Consiglio è un Bene Comune inalienabile, da riconsegnare ad un ambito di tutela e valorizzazione ambientale. La gestione da parte di Veneto Agricoltura è stata fallimentare e di fatto ha aperto la strada alla privatizzazione. Serve un sostanziale cambio di indirizzo, il Cansiglio è un’area unica nel suo pregio ambientale e nella sua funzione ecologica e va gestita in modo unitario, in rapporto con le comunità locali, in ambito di un parco naturale interregionale
Pietrangelo Pettenò Consigliere regionale Federazione Sinistra Veneta
L'incontro che si è tenuto a Fregona tra Comitato Parco Cansiglio, Ekoclub trevigiano e i presidenti delle associazioni venatorie di Vittorio Veneto e di Fregona ha visto tutti i presenti concordi su due punti importanti che riguardano la gestione del Cansiglio e della sua fauna selvatica:
1- la richiesta di una politica di conservazione naturale attiva più incisiva per il territorio e la conseguente difesa della proprietà demaniale del Cansiglio
2- la comune convinzione che il cervo del Cansiglio costituisca una risorsa preziosa per il territorio e non una minaccia come paventato dagli allevatori del Cansiglio.
Nei prossimi giorni, a partire da queste premesse condivise, le associazioni presenti all'incontro si ritroveranno per concordate azioni comuni a difesa del Cansiglio e per una corretta gestione delle sue risorse.
Il comune di San Vito di Cadore ha presentato un progetto di collegamento sciistico fra le aree del Monte Civetta e la valle del Boite attraverso la zona del Pelmo, le Rocchette,in area 1 delle Dolomiti patrimonio naturale dell'umanità. E' un progetto che prevede sette nuovi impianti ed un totale di 16 piste di discesa; qualora realizzato il fascino ed i segreti di Mondeval, dei Fiorentini e della montagna di San Vito sarebbero definitivamente violati. L'insieme delle strutture passerebbe nelle pertinenze dell'area archeologica di Mondeval e nel cuore dei pascoli che reggono le vette affascinanti delle Rocchette e del Monte Pelmo.
Mountain Wilderness invita tutte le persone dotate di sensibilità e attenzione verso i tesori raccolti in queste montagne ad una grande azione di opposizione. E' importante che gli alpinisti, gli escursionisti, i naturalisti, abitanti delle montagne e delle città si ritrovino in questo primo appuntamento pubblico di opposizione. sul sito di www.MountainWilderness.it troverete maggiori dettagli che riguardano anche il progetto.
DOMENICA 13 MARZO
PERCORSO: Ritrovo a Passo Staulanza, presso il parcheggio, alle ore 8.00
Scialpinisti: da Passo Staulanza, sentiero 472 Alta Via n° 1 e proseguire verso il Rifugio Città di Fiume (m.1918) e proseguire fino al Col de la Puina, prendendo, per un tratto, il sentiero 467 e poi puntando, per una facile salita,verso la cima (m.2254). Necessario un normale equipaggiamento da scialpinismo. Rientro per lo stesso percorso dell'andata, al Passo Staulanza, per le ore 14.00 circa. Ciaspole: stesso percorso ,sentiero 472, degli scialpinisti ma con meta il Rifugio Città di Fiume. Sosta. Chi vorrà potrà passeggiare nei dintorni magari puntando verso Forcella Forada (m.1977) per il sentiero n° 480. Ritorno sempre per lo stesso percorso al Passo Staulanza per le ore 14.00 circa.
RITROVO: ORE 14.00 a Passo Staulanza per dibattito pubblico.
La RSU e il personale impiegatizio di Veneto Agricoltura aderiscono alla mobilitazione promossa dalle Organizzazioni Sindacali degli operai agricoli e forestali, partecipando alla manifestazione che si terrà presso la Fiera di Padova venerdì 11 febbraio 2011 dalle ore 9, in occasione del Congresso conclusivo della Conferenza Regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale organizzata dalla Regione Veneto.
Manifestiamo perché:
-
I consistenti tagli economici nell’assegnazione ordinaria (per Veneto Agricoltura circa 3,4 milioni di €, - 24% rispetto alla media degli anni scorsi) si ripercuotono solo sul fattore lavoro. Pagano i lavoratori più deboli e meno garantiti, in Veneto Agricoltura sono a rischio 50 operai e una trentina tra collaboratori a progetto e impiegati a tempo determinato.
-
Regione Veneto e Amministrazione di Veneto Agricoltura si “scaricano”le responsabilità decisionali: l’una non ci dice quali attività dovremo limitare o sospendere in conseguenza dei tagli, l’altra sembra fermarsi in attesa delle indicazioni regionali, ma intanto prepara ridimensionamenti di attività e di sedi, facendo di necessità virtù.
I lavoratori e il Sindacato ritengono che il supporto tecnico, formativo e informativo, la sperimentazione e l’innovazione di filiera, la produzione di beni e servizi qualitativamente elevati che in questi anni ha svolto Veneto Agricoltura siano un patrimonio che appartiene alla collettività della nostra regione, da valorizzare e non sottoporre solo al filtro del “mercato” .
Se oggi passa la politica selvaggia dei tagli al personale, in futuro si potrebbero fermare intere filiere aziendali (=beni e servizi per il mondo agricolo): qualcuno, molto interessato economicamente , allora potrà dire a ragione che Veneto Agricoltura non serve a nulla… Siamo forse troppo bravi?
CONTRO i tagli economici indiscriminati
PER il mantenimento dei livelli occupazionali
PER l’avvio di un confronto per il riesame delle funzioni e dei ruoli degli Enti del settore primario
Chiediamo alle forze politiche e alla cittadinanza di condividere e appoggiare la nostra mobilitazione
I parchi entrano nel ‘paniere’ dell’Istat Fra i 1.377 prodotti che sono stati scelti dall’Istat per costituire il cosiddetto ‘paniere’ sul quale verranno rilevati i prezzi al consumo delle famiglie italiane nel 2011, è stato introdotto l’ingresso ai parchi nazionali. Per Federparchi-Europarc Italia la notizia ha sicuramente un segno positivo, in quanto rende esplicito il fatto che fra le spese degli italiani è ormai entrata in modo tangibile quella per la visita dei territori protetti e degli ambienti naturali di cui il Paese è così ricco. E’ del resto ormai risaputo che, alla voce ‘turismo’, uno dei pochi segni più, cioè di incremento di presenze e giro d’affari, si registra proprio per le destinazioni ‘verdi’: parchi, oasi e aree marine protette. Che l’Istat abbia preso atto di questa situazione fa molto piacere. Non si può però non rilevare anche un lato negativo della notizia: l’Istat infatti non avrà molto da rilevare in quanto, come è altrettanto risaputo, l’ingresso ai parchi nazionali non è a pagamento. Ci sono biglietti d’ingresso per alcuni musei dei parchi, si paga per dei servizi specifici (come l’accompagnamento lungo determinati percorsi o l’uso di certe strutture), si spende naturalmente per pernottamenti in ostelli o foresterie, ma non c’è tariffa ‘d’ingresso’. E’ allo studio l’introduzione di forme di finanziamento dei parchi da parte dei visitatori ma, nella maggior parte dei casi, difficilmente potranno comprendere ‘l’ingresso’ alle aree protette in quanto esse da noi non sono recintabili, i terreni sono in gran parte di proprietà privata, vi si svolgono normalmente attività economiche (l’agricoltura, principalmente) anche rilevanti. L’auspicio della Federparchi è dunque quello che in una prossima revisione del ‘paniere’ l’Istat possa focalizzare ulteriormente la rilevazione sul costo dei servizi dei parchi, e non solo di quelli nazionali.
( da Oggitreviso)
CANSIGLIO/CERVINARA – Potrebbe arrivare da un piccolo comune campano la salvezza per gli oltre 1.000 cervi in esubero sul Cansiglio.
Il piano di contenimento sottoscritto tra i vari enti lo scorso ottobre stabilisce infatti che i cervi in Cansiglio non possano superare le 1.500 unità, così da garantire all’ecosistema un equilibrio. Per questo nelle settimane scorse si era parlato di abbattere oltre mille cervi.
Ora, però, è il comune di Cervinara a proporre una soluzione alternativa. Non la morte dei cervi, ma il loro trasferimento all’interno del Parco campano del Partenio. «Siamo disponibili a valutare l'accoglimento di animali in sovrannumero per il nostro territorio montano nel Parco del Partenio» spiega il consigliere comunale Francesco Viola.
E la proposta del comune di Cervinara non nasce a caso: il nome stesso del comune significa “antica terra dei cervi”, cervi che un tempo abbondavano sulle montagne e che ora si sono estinti. Dunque in questo territorio dell’Irpinia gli oltre mille cervi del Cansiglio potrebbero trovare una nuova casa.

«Dopo cinghiali – continua Viola che è stato incaricato dal sindaco Filuccio Tancredi nel seguire il ripopolamento del Parco del Partenio – vorremmo riportare qui i cervi. Nei mesi scorsi ci eravamo mossi, sempre tramite il WWF Campano, per richiederne al Parco dello Stelvio, ma tale operazione non è andata a buon fine. Ora, cercando nel web, mi sono inbattuto sulla notizia data dal vostro giornale e sono così venuto a conoscenza della situazione di sovra-popolamento del Cansiglio e per questo, anziché abbatterli, ci offriamo di accoglierli».
Il Parco Regionale del Partenio si estende su 14.870,24 ettari tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. «Qui da noi – continua Viola – non ci sono coltivazioni e quindi non darebbero fastidio ai contadini come succede in Cansiglio».
Il Comune di Cervinara si sta muovendo ora per formalizzare la richiesta agli enti competenti: «Ci è stato detto – chiude il consigliere di Cervinara – di contattare l’ISPRA, vedremo che si diranno».
E' in distribuzione da metà settembre il nuovo libro fotografico curato da Claudio Bettio con interventi scritti di studiosi, ambientalisti, artisti pubblicato da Altitudo una società di servizi. Il libro può essere richiesto alla nostra redazione via email (info@cansiglio.it )Il prezzo di copertina è di 20 euro.
|