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Tutti gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di redazione (del 13/05/2010 @ 23:42:08, in Ambiente, linkato 278 volte)
Il 16 aprile 2010 alle 16:44 ora locale (18.44 UTC) il Cansiglio ha brontolato facendosi sentire con un terremoto di Magnitudo 3.2 avvenuto a circa 3 km di profondità. E’ stato percepito dalla popolazione oltre che dagli strumenti preposti. E’ proprio a partire da questi livelli di energia che l’uomo sente i tremori. Il 7 marzo 2010 la Valcellina ha tremato con 3.4 di Magnitudo a Barcis senza suscitare clamori come invece è accaduto per questo del Cansiglio. E’ sbagliato creare allarmismi scrivendo sui giornali, come si è letto sul Corriere Alpi, che il recente sisma di Magnitudo 3.2 è stato forte: in termini energetici non lo è. Il caso va ridimensionato e confrontato con altri eventi. Quello del ’76 in Friuli (M=5.8 e 6.2), o quello di Haiti (M=7) o del Cile (M=8.8) recenti sono realmente forti. Il fatto che piccoli eventi come questo siano percepiti localmente non implica che siano di forte intensità.
Terremoti ce ne sono ogni giorno, soprattutto di piccola entità che noi non avvertiamo. Sembra quasi inutile ribadire i soliti concetti, e cioè che il Cansiglio è considerato a medio-alto rischio sismico ed è stato oggetto nel 1936 di uno dei due terremoti più forti del secolo scorso (M=5.8). Se andiamo più indietro nel tempo l’Alpago, nel 1873, è stato sconvolto da un sisma ancora più forte (M=6.3).
I sismi avvengono nelle radici della montagna poiché è posizionata nello spazio in modo particolare e tale da consentire accumuli di energia, di conseguenza sono possibili nel tempo anche liberazioni di questa. Secondo recenti studi si stima che quello del 1936 sia avvenuto a 15 km di profondità. I motivi di tali eventi non risiedono nel fatto che il Cansiglio è un’area carsica come la credenza popolare suggerisce. Il fenomeno del carsismo, infatti, riguarda prioritariamente la parte emersa della montagna o qualche centinaio di metri sotto la superficie. E’ ancora da verificare quanto la falda carsica possa influire o meno sull’accumulo di energia. I terremoti infatti avvengono anche dove non ci sono sistemi carsici. E allora? I motivi sono da ricondursi ai movimenti dei continenti, quindi alla tettonica del Pianeta. Nel caso del Nord - Est dell’Italia la placca Africana continua la sua inesorabile spinta sulla placca Euroasiatica strizzando la piccola placca Adria che sta in mezzo a loro: questa consiste in una porzione di crosta e mantello che corrisponde circa al Mar Adriatico e che, soggetta a grandi forze di compressione, si sta incuneando sotto le Alpi. Questo movimento si traduce in liberazioni di energia tramite terremoti. L’Italia è provvista di una fitta rete di monitoraggio da parte di diversi Enti o gruppi sia a livello professionale che amatoriale. Nonostante ciò non è possibile prevedere il momento del sisma, è possibile solo intuire dove si sta accumulando energia e seguire il movimento delle masse rocciose e, una volta successo l’evento, cercare di caratterizzarlo. L’illustrazione che segue (Fig.1) mostra il sismogramma dell’evento del Cansiglio registrato a 1,3 km in direzione Puos - Farra d’Alpago dalla stazione sismografica posizionata nel Comando Stazione Forestale di Piancansiglio, che rientra nella rete della FESN, Friuli Experimental Seismic Network (www.fesn.org). Il terremoto non è stato preceduto né seguito da altre scosse (Fig.2). I primi picchi sono le onde P, cioè le prime che arrivano, seguite dalle onde S, onde seconde appunto perché seguono le prime. I tremori che proseguono nel tracciato sono le onde di superficie, quelle che corrono sulla superficie della Terra. E cosa significa questo? Che il Cansiglio si muove come tutte le montagne della fascia prealpina e alpina ed è importante che ogni tanto lo faccia.






Fig. ! - Sismogramma del terremoto del 16 aprile 2010 registrato della stazione sismica FESN in Comando Forestale di Piancansiglio a 1,3 km in direzione Puos - Farra d’Alpago.

Fig. 2 - Registrazione giornaliera della stazione sismica FESN in Comando Forestale di Piancansiglio a 1,3 km in direzione Puos - Farra d’Alpago. E’ evidente in giallo il tremore causato dall’evento del 16 aprile alle 18.44. Il resto sono rumori di fondo.
Alla domanda “cosa fare in caso di terremoto?” si risponde:” Ogni Comune ha un suo piano di protezione civile ed è opportuno conoscerne i contenuti, sapere come comportarsi in caso di evento, ma questa azione va fatta a prescindere dal terremoto, è una questione di presa di coscienza e consapevolezza del territorio in cui viviamo”.

Dott. Barbara Grillo
Protezione Civile del FVG - Squadra di Pozzuolo del Friuli- www.fesn.org, www.protezionecivile.fvg.it
Università degli Studi di Trieste, Geodinamica e Geodesia, Via Weiss, 1 Trieste; www.geoscienze.units.it
 
Di Barbara Grillo (del 16/03/2010 @ 15:10:54, in Ambiente, linkato 520 volte)
La Terra trema ogni giorno da sempre, ma ultimamente lo fa con più intensità e frequenza, almeno alle nostre orecchie. Non bastava Haiti, anche il Cile ora e ancora più forte. Un terremoto simile lo si ricorda negli anni ’60. Queste zone, come altre, sono note da sempre per la loro attività sismica e il loro alto rischio. Dove ci sono i contatti e movimenti di placche, avviene l’accumulo e il rilascio di energia, prima o poi. Quando avvengono eventi dell’entità del Cile (magnitudo 8.8 su una scala di 9), tutto il Pianeta va in risonanza come una campana e vibra anche per alcuni giorni. Per poter fare queste affermazioni basta osservare i segnali degli strumenti preposti alla registrazione di questi fenomeni. I terremoti così forti vengono registrati in tutto il mondo.

Cosa ce ne facciamo noi dei dati dopo che è avvenuto un sisma? Se da un lato purtroppo i terremoti non sono prevedibili con le conseguenze che ben sappiamo, nel mondo scientifico questi grossi eventi permettono di poter studiare meglio l’interno della Terra. Il nostro Pianeta senza terremoti e vulcani sarebbe morto. E’ quindi importante la loro esistenza e il loro studio.

La rete geodetica gestita dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università degli Studi di Trieste, costituita dai pendoli della Grotta Gigante (Trieste), Villanova delle Grotte (Tarcento) e Bus de la Genziana (Cansiglio) ha registrato il sisma del Cile come dimostrano questi grafici. In Grotta Gigante la componente EW ha avvertito uno spostamento di 4 mm, mentre la NS un po’ meno. Anche i pendoli più piccoli nelle altre cavità hanno sentito la terra vibrare in Cile muovendosi più sulla direzione EW che NS. Questi sono dati molto importanti che dimostrano come il nostro Pianeta vive e come certe energie così potenti possano “sconvolgere la quiete” della natura e cambiare gli equilibri. Noi siamo convinti che tutto è fermo e statico, ci piacerebbe che fosse così, ma la Terra ci dice che non lo è.

Anche la piccola stazione nel Bus de la Genziana ha sentito il sisma del Cile… quindi anche il Cansiglio ha dato il suo contributo nello studio nel nostro Pianeta.

Per vedere dove e quando c’è stato un sisma basta andare sui link preposti, un esempio:


http://rtweb.units.it/googleearth/gmap.html

http://www.geoscienze.units.it/

http://www2.units.it/~geodin/

http://portale.ingv.it/real-time-monitoring/terremoti%20recenti

http://www.crs.inogs.it/


 
Di redazione (del 07/10/2007 @ 08:53:27, in Ambiente, linkato 2231 volte)
Nel novembre del 2005 ha preso vita la stazione geofisico-geodetica nell’Altopiano del Cansiglio dotata di due clinometri e situata nel Bus de la Genziana.
Ha lo scopo di monitorare con continuità l’inclinazione del terreno, eventuali terremoti ma soprattutto registra le maree terrestri ovvero le deformazioni della crosta terrestre: avvengono due volte al giorno come le maree marine per cause prevalentemente astronomiche con una oscillazione media dai 20 ai 40 centimetri.
Su cansiglio.it sono state anticipate in questi due anni alcune relazioni in merito a questa stazione.
Nel seguente articolo pubblicato sul nuovo volume n°41 della rivista scientifica regionale di speleologia Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan”, Società Alpina delle Giulie C.A.I di Trieste, viene prima presentato l’inquadramento geologico dell’area nella quale è situata la stazione, riportando anche le caratteristiche della forte scossa di terremoto del 1936 avvenuta ai piedi dell’altopiano del Cansiglio. Successivamente vengono presentate le caratteristiche dei movimenti osservati nel primo anno di vita della stazione: è stato riscontrato un buon accoppiamento con la base in roccia, documentato dal buon segnale di marea terrestre osservabile. Questo significa che tutto funziona correttamente e sta rilevando fenomeni interessanti, che saranno meglio sviluppati e trattati in un prossimo futuro in altri articoli con maggiori dati a disposizione.
Essendo nello stesso volume pubblicato anche un altro articolo in merito ad uno studio da me condotto sul carsismo e idrogeologia dell’Altopiano del Cansiglio, chi volesse avere la copia cartacea della rivista, può averlo consultando il sito www.boegan.it o scrivere alla mia email: radi587@yahoo.it.
Buona lettura! Barbara Grillo

scarica>> Relazione. Giugno 2007. (formato PDF)
 
Di agdalborgo (del 01/10/2007 @ 13:27:09, in Ambiente, linkato 1287 volte)
Dopo oltre trent’anni di proposte, di parole spese, di promesse fatte, di delusioni amare, di impegno costante e di manifestazioni ardite, per il Cansiglio, oggi, ci vogliono coraggio e determinazione, non più cautela. Coraggio di decidere e determinazione ad agire, ad aprire un dialogo che davvero possa definirsi tale con le comunità che lo abitano, che lo custodiscono, che lo attraversano e che, a volte, lo straziano. Per il Cansiglio, oggi, ci vogliono coraggio e determinazione, non più cautela. Il coraggio di desiderare un futuro che tuttora permane negato e la determinazione ad attuarlo. Nel dicembre 2006 l’autorevole Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (CIPRA) firma, a Schaan, un memorandum per il futuro nelle Alpi: il futuro è quello che le persone sono in grado di immaginare oggi e appartiene a coloro che partecipano attivamente per determinarlo, nel bene e nel male. Nel memorandum, al paragrafo dedicato alle aree protette, leggiamo che nei decenni scorsi nelle Alpi sono state istituite, e anche in seguito continuano ad essere istituite, numerose aree protette. Esse costituiscono un importante sostegno per lo sviluppo regionale sostenibile e sono aree rifugio della biodiversità. E ancora, leggiamo che la CIPRA chiede uno sviluppo qualitativo delle aree protette e che si eviti un uso strumentale del termine. Per le aree protette alpine di tutte le categorie devono essere introdotti criteri qualitativi vincolanti a livello alpino. Tuttavia, in merito alla protezione della natura sussistono gravi carenze nella mancanza di un continuum ecologico nell’arco alpino e nel territorio circostante. E dunque, la CIPRA chiede un più stretto collegamento territoriale tra le aree protette e la creazione di corridoi ecologici tra aree di pregio ecologico. Anche all’esterno delle aree protette e in aree con una forte intensità di utilizzo occorre conservare e promuovere la biodiversità e l’efficienza ecologica. In molte località le aree protette sono regioni modello e piattaforme per lo sviluppo regionale sostenibile in cui i comuni svolgono un’importante funzione. La CIPRA sottolinea che il contributo delle aree protette allo sviluppo regionale non dovrebbe essere misurato unicamente sulla creazione di valore aggiunto, quanto piuttosto sul loro valore sociale in generale. Confortati da quanto indicato dalla Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi e dal fatto che il 13% dei Parchi europei sia collocato in territori di confine e in 34 casi in situazioni transfrontaliere , torniamo qui ad affermare con coraggio e con determinazione l’unico futuro che per il Cansiglio riteniamo possibile e che solo l’istituzione di un’area protetta interregionale può garantire sostenibile, attribuendovi nuove e pregnanti semantiche. Tutto il resto non è altro che bricolage del territorio.
 
Di Admin (del 27/07/2007 @ 12:40:29, in Ambiente, linkato 1242 volte)
In un video pubblicato da Il Quindicinale le riprese di Giuliano Rover che nel 1999 è riuscito a filmare l'orso del Cansiglio CLICCA PER IL VIDEO
 
Di Admin (del 19/06/2007 @ 19:46:38, in Ambiente, linkato 1020 volte)
L’Altopiano del Cansiglio per le sue caratteristiche naturalistiche e ambientali ha sempre suscitato l’interesse degli studiosi di diverse materie scientifiche. Nell’ambito geologico la presenza dell’estesa copertura quaternaria ha sempre rappresentato un limite al rilevamento geologico in senso stretto. La possibilità di entrare nel sottosuolo grazie alla speleologia ha in parte risolto questo problema, completando e/o rinnovando il quadro scientifico complessivo. L’idrografia superficiale è ridotta al minimo, sostituita da quella sotterranea. Anche se finora non si è potuto stabilire il percorso dei circuiti ipogei, l’alimentazione della falda profonda è data dall’infiltrazione delle acque di precipitazione meteorica nel sottosuolo dell’Altopiano del Cansiglio attraverso inghiottitoi, doline e cavità a prevalente sviluppo verticale. Con tali presupposti sono state condotte campagne di prelievi idrici in tre cavità significative dell’Altopiano del Cansiglio e nelle sorgenti del Gorgazzo e Santissima, che con altre piccole sorgenti alimentano il Fiume Livenza. Sono state eseguite analisi chimiche e geochimiche sulle acque di grotta e di precipitazione. Con questa ricerca si è voluto quindi contribuire alle conoscenze in campo idrogeologico relativamente al Massiccio del Cansiglio – Cavallo.

L’articolo che viene qui pubblicato è un estratto del volume 41 (in stampa) della rivista scientifica Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan” Società Alpina delle Giulie C.A.I. Trieste.
dott.ssa Barbara Grillo

Scarica l'articolo (formato PDF)
 
Di Admin (del 24/12/2006 @ 19:09:41, in Ambiente, linkato 1178 volte)
Il gruppo speleologico Ferrarese (FE), aiutato dai gruppi speleologici di Urbino (PU) e Città di Castello (PG) ha raggiunto la profondità di quasi -800 metri nell’Abisso del Col della Rizza conosciuto, a catasto, come FR410.

Le esplorazioni sono ferme sull’orlo dell’ennesimo pozzo e sono state interrotte a causa dell’arrivo della stagione autunnale. Infatti si è visto che poche gocce di piogge sono in grado di generare grandi fiumi sotterranei rendendo estremamente pericolosa la progressione. Nuove discese sono previste in gennaio, quando, le basse temperature esterne, impediranno l’infiltrazione d’acqua nel sottosuolo. Le parti iniziali della cavità sono state esplorate negli anni settanta da speleologi triestini e, dagli anni novanta, dagli speleologi della città emiliana che tuttora coordinano le ricerche. Importante è stato il ruolo apportato nell’ultimo anno dai Gruppi di Urbino e Città di Castello senza escludere quelli locali (Vittorio Veneto e Sacile).

La cavità, tuttora in fase di esplorazione da parte dei citati gruppi speleologici, risulta già essere la più profonda di tutto il massiccio del Monte Cavallo, della Piana del Cansiglio e di tutto il Friuli Venezia Giulia, se vengono omesse le cavità presenti sul massiccio del Monte Canin. La profondità massima che la cavità potrebbe raggiungere è -1070, ossia fino al livello della sorgente del Gorgazzo, a Polcenigo.

GSFerrarese GSUrbino Dott. FELICI Filippo
 
Di m.a. (del 17/11/2006 @ 11:25:14, in Ambiente, linkato 1282 volte)
Pubblichiamo nella sezione biblioteca uno studio dell'Università di Trieste sui primi dieci mesi di registrazione della stazione ipogea del Bus De La Genziana (1000VTV)di Pian Cansiglio
Scarica il file PDF
 
Di Admin (del 03/10/2006 @ 22:40:55, in Ambiente, linkato 1361 volte)
Nell’estate 2006 vicino al centro abitato di S.Anna, abbiamo trovato una piccola popolazione di un lepidottero appartenente al genere Maculinea di cui non ne era mai stata segnalata la presenza. A causa del complesso ciclo biologico e della rarefazione dell’habitat, tutte le specie europee del genere Maculinea sono in forte declino e sono citate dalla IUCN (International Union for Nature Conservation) come globalmente minacciate di estinzione. Maculinea rebeli è un parassita sociale obbligato delle formiche appartenenti al genere Myrmica: per completare il ciclo vitale la larva di IV stadio, lasciatasi cadere dalla pianta nutrice su cui la femmina ha deposto le uova, deve essere portata all’interno del nido da un’operaia, che la scambia per un membro della propria colonia. Il sito in cui abbiamo avvistato questo particolare lepidottero si trova all’incrocio tra via consiglio e via degli alpini proprio vicino al punto in cui si stanno svolgendo dei lavori di cui non siamo a conoscenza ma che certamente stanno degradando il già ristretto habitat di cui disponeva; mettendo a rischio la sopravvivenza delle formiche (genere Myrmica) e della pianta nutrice (Genziana cruciata) indispensabili per l’esistenza della farfalla. I lepidotteri in particolare quelli legati alle formiche (specie mirmecofile) vengono utilizzati come indicatori del benessere di un ecosistema ed è soprattutto per questo motivo che Maculinea rebeli andrebbe salvaguardata.
Gherlenda Marco e Camerin Lisa


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10/09/2010 @ 15.31.54
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