dal Corriere delle Alpi. Luned' 12 maggio 2003
In cinquecento alla manifestazione
in Cansiglio per bloccare la costruzione della linea Cordignano-Lienz
Dal Pizzoc no all'elettrodotto
Sale la protesta: «Cari sindaci non
trattate con la Grtn»
BELLUNO. «Cari sindaci, non accettate di entrare nel merito della trattativa
sull'elettrodotto con "Grtn". Cara Regione, chiudi le porte in faccia». Il
"popolo" del "no all'autostrada elettrica" tra Lienz e Cordignano non
ammette trattativa. La protesta popolare di ieri sul monte Pizzoc si è materializzata in
tre richieste. La prima: i comitati bellunesi e trevigiani chiedono che i sindaci, dal
Comelico fino a Venezia, si accordino per tenere una seduta straordinaria dei consigli a
Cordignano, che diventa il crocevia della nuova condotta. La seconda riguarda la
convocazione del consiglio regionale, perché dia formale appoggio alla richiesta della
Provincia di Belluno che il Veneto impugni il decreto legislativo davanti alla Corte
costituzionale. La terza proposta l'ha avanzata Sergio Reolon: i parlamentari veneti si
impegnino a far stralciare l'eletrodotto dalla "legge obiettivo".
MONTE PIZZOC. Nuvole basse, ma alto il
morale, ai 1700 metri del monte Pizzoc. «Cari sindaci, non accettate di entrare nel
merito della trattativa sull'elettrodotto con "Grtn". Cara Regione, chiudetegli
le porte in faccia». Il "popolo" del "no all'autostrada elettrica"
tra Lienz e Cordignano non ammette trattativa. Nemmeno su percorsi alternativi, meno
bizzarri di quelli presentati.
La protesta popolare di ieri sul monte Pizzoc, un magnifico balcone sulla pianura veneta,
dove saranno piantati piloni da 60 metri d'altezza, si è materializzata in tre richieste
che dovrebbero trovare urgente riscontro. La prima: i comitati bellunesi e trevigiani
chiedono che i sindaci, dal Comelico fino a Venezia, si accordino per tenere una seduta
straordinaria dei consigli a Cordignano, che diventa il crocevia della nuova condotta.
Proposta di cui si sono presi subito buona nota i cinque sindaci dell'Alpago, il
presidente della comunità montana, l'assessore Ciotti in rappresentanza del Comune di
Pieve di Cadore ed i quattro sindaci trevigiani di Vittorio Veneto, Fregona, Sarmede e
Cordignano, nonché l'assessore veneziano Paolo Cacciari che hanno preso parte alla
protesta. La seconda proposta riguarda la convocazione, nei tempi più brevi, del
consiglio regionale, perché dia formale appoggio alla richiesta della Provincia di
Belluno che il Veneto impugni il decreto legislativo davanti alla Corte costituzionale. Si
sono presi buona nota i consiglieri regionali presenti: Cadorin dei
"Riformatori", Costantini dei Ds, Pettenò di Prc e Bettin dei Verdi. La terza
proposta l'ha avanzata Sergio Reolon a nome dell'associazione "Tina Merlin" e
dei soci della cooperativa "Adriatica": i parlamentari veneti si impegni a far
stralciare l'eletrodotto dalla "legge obiettivo". Tutte ipotesi di lavoro
pienamente condivisi dai rappresentanti delle numerose realtà intervenute: dall'assessore
provinciale Tollot a Bonan, presidente del Parco, a Giovanni Sbardella, segretario della
Cgil, che ha portato i saluti della Camera del lavoro di Treviso, ad una marea di comitati
di natura ambientale al rappresentante dei Verdi di Lienz che ha prospettato un unico
fronte di lotta.
Numerosi interventi hanno evocato la tragedia del Vajont: «Non deve ripetersi - è stato
ripetutamente detto - ciò che Tina Merlin aveva previsto e che noi oggi qui prevediamo».
Da qui il pressante invito di Sbardella all'assessore regionale Floriano Pra perché vari
finalmente il piano energetico regionale, in modo che si dimostri, una volta per tutte,
che il Veneto è autosufficiente. Nessuno crede, infatti, ai dati che "Grtn" sta
distribuendo ai sindaci: l'anno scorso il bilancio energetico non è stato in rosso
perché si è verificata una minore produzione industriale, ma nel 2001 s'era registrata
una carenza di un punto e mezzo in percentuale. "Il fabbisogno è invece pienamente
assicurato", ha detto il presidente della comunità montana dell'Alpago, Zanon, ed
hanno confermato gli altri intervenuti. La manifestazione si è tenuta sulla cima del
Pizzoc, dove un tempo c'era una caserma della "guerra fredda". Ha fatto da
cornice la musica ed i numerosi interventi sono stati introdotti da una poesia dedicata al
Pizzoc dallo scrittore Ulliana, di Vittorio Veneto.
da La Tribuna di
Treviso del 12/05/98
In cinqucento sono saliti ieri con
i sindaci sul Pizzoc per fermare «l'autostrada elettrica»
Scalata anti-elettrodotto
Occupata la ex base militare in Pian
Consiglio
Francesco Dal Mas
VITTORIO VENETO. «Nessuna trattativa sull'elettrodotto». L'ammonimento è stato lanciato
dai 1.700 metri del Monte Pizzoc, dove s'è radunato il popolo del «no all'autostrada
elettrica» Lienz-Cordignano, un troncone del quale (Verdi e Rifondazione) si è poi
trasferito in Pian Cansiglio per occupare l'ex base militare e installare la bandiera
della pace sul pennone della caserma dismessa.
L'invito a chiudere le porte in faccia a Grtn, l'ente gestore della linea, è stato
rivolto specificatamente alla Regione, alla Provincia e ai sindaci. Sindaci che erano
anche loro presenti (quelli di Fregona, Sarmede, Vittorio Veneto, Cordignano con un
assessore) e che si sono appuntati quest'energica richiesta. Non più tardi di venerdì
scorso i dirigenti di Grtn li avevano invitati, invece, a entrare nel merito, suggerendo
tracciati alternativi, «perché, comunque, noi partiamo con i cantieri entro tre anni».
Anzi, gli stessi sindaci si sono trascritti anche un'altra richiesta dei Comitati
organizzatori: la convocazione di un mega consiglio comunale, in seduta straordinaria, a
Cordignano, che raccolga le assemblee municipali dal Comelico al Veneziano, passando per
il trevigiano. La Provincia di Belluno è intervenuta con un assessore per rilanciare la
sollecitazione alla Regione di impugnare il decreto sull'elettrodotto davanti alla Corte
costituzionale. E per supportare questa richiesta, Adriana Costantini (Ds) ha posto la
necessità che sia convocato un consiglio regionale straordinario. Pronti a firmare anche
gli altri consiglieri regionali presenti: da Bettin dei Verdi a Pettenò di Rc, a Cadorin
dei Riformatori.
Più di 500 i manifestanti, tra i quali Comitati ambientali, Wwf, i partiti del
centrosinistra, anche alcuni esponenti della Lega, la Cgil di Treviso e di Belluno.
Impedire l'elettrodotto non sarà facile, perché l'infrastruttura è prevista dalla Legge
Obiettivo, ma dal Pizzoc è arrivata anche la richiesta ai parlamentari del Veneto che ne
chiedano lo stralcio perché «la regione è autosufficiente». L'anno scorso sì (a causa
della minor produzione industriale), l'anno precedente, invece, la differenza in negativo,
sarebbe stata dell'1,5%, secondo gli ultimi dati forniti da Grtn ai sindaci. Ma nella
quindicina di interventi che hanno animato l'appuntamento in vetta al Pizzoc, i dati e le
valutazioni riportati sono stati di segno opposto. E, in ogni caso, si è detto, salute e
tutela ambientale «vengono assolutamente prima». A sostegno di queste argomentazioni si
sono materializzati anche gli ambientalisti di Lienz, dichiarandosi disponibili ad una
comune battaglia. Anziché spegnersi in mezzo alle nuvole del Pizzoc, la protesta si è
poi trasferita sulla Piana del Cansiglio dove i militanti di rifondazione, con l'adesione
dei Verdi, sono penetrati nell'ex caserma militare, hanno inalberato l'arcobaleno in cima
ad un traliccio e poi l'hanno issato sul pennone del tricolore. «La caserma è chiusa da
lunghi anni, vogliamo che sia rasa al suolo - hanno spiegato - e che l'area sia riportata
a pascolo e consegnata, come tutto il Cansiglio, ad un parco interregionale
Cansiglio-Cavallo».
dal Corriere delle Alpi. Sabato 10 maggio 2003
Cansiglio. Nella sede della Cgil le
forze politiche e sindacali hanno spiegato come e perché aderiranno alla protesta
Un parco potrebbe fermare
l'elettrodotto
Nella manifestazione di domani si parla
anche della base militare
BELLUNO. Appuntamento domani, alle 10.30 sul monte Pizzoc, con la manifestazione indetta
dai Coordinamenti di Belluno e Treviso per dire no al passaggio dell'elettrodotto
Cordignano-Lienz nelle due province. Dalle 13 inizia anche il meeting presso l'ex base
militare di Pian del Cansiglio, per ribadire la necessità di un ripristino ambientale e
l'istituzione del Parco del Cansiglio-Cavallo.
Nella conferenza stampa di ieri nella sede della Cgil erano presenti il segretario
generale Giovanni Sbardella, Gino Sperandio (Rifondazione comunista) e Michele Dal Farra
(Margherita).
Confermati i pesanti dubbi sul progetto di prefattibilità presentato dalla società Grnt,
che starebbe già cercando spazi di trattativa con i Comuni interessati dal passaggio
dell'elettrodotto.
«Un modo scorretto di operare questo», ha detto Sbardella, «tenendo conto che manca una
cosa fondamentale come la valutazione dell'impatto ambientale e che il tracciato finora è
molto vago».
Sperandio ha parlato dei due distinti momenti della manifestazione di domani e ha
sottolineato come la battaglia per il no all'elettrodotto sia strettamente legata a quella
per la costituzione del Parco del Cansiglio
«Arrivando alla costituzione di un'area protetta», ha spiegato il segretario provinciale
di Rifondazione Comunista, «sarebbe più difficile imporre l'elettrodotto».
Anche la Provincia ha aderito alla manifestazione, assumendo un ruolo di coordinamento
dell'iniziativa e, più o meno ufficialmente, battono un colpo anche i Riformatori
bellunnesi di Claudia Cadorin e Michele Bortoluzzi.
Dal Farra, dal canto suo, ha dichiarato che la Margherita è contraria al progetto nelle
forme oggi previste, «se l'elettrodotto, in base alla legge sulle grandi opere pubbliche,
sarà imposto al territorio», ha precisato Dal Farra, «la linea elettrica dovrà essere
interrata». Ma anche a questo riguardo esistono seri dubbi sulla fattibilità per gli
alti costi e gli esiti incerti dell'operazione. Il segretario provinciale della Margherita
ha collegato questa battaglia a quella per il controllo idrico (da affidare alla
Provincia) e ha concluso dicendo che «il territorio ha già pagato prezzi altissimi, come
il Vajont e il dissesto idrogeologico, per il bene...degli altri».
Alla fine Sbardella, dopo aver chiarito che il prossimo referendum nazionale darà la
possibilità ai cittadini di contrastare la legge sulle grandi opere imposte, ha
sottolineato la mancanza di un piano energetico valido a livello nazionale e regionale,
«che punti su forme di risparmio dell'energia e sull'impiego di sistemi altrenativi», ha
detto, «col minor impatto ambientale possibile, come l'energia eolica, solare e quella
fornita dalle biomasse».
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