L'Enel riscopre il nucleare
Scaroni compra
centrali nucleari di tecnologia obsoleta dalla società elettrica slovacca. L'energia,
così importata in Italia, scavalcando referendum e leggi, rende meno «utili» le costose
centrali a carbone
GUGLIELMO RAGOZZINO
L'Enel torna al nucleare.
Carbone Enel verso il raddoppio al 2006. Ecco due notizie, entrambe presenti sabato sulla Staffetta
quotidiana, che possono sconvolgere il sistema energetico italiano. Per orientarci
nella materia occorre un breve riepilogo delle «puntate precedenti». Antefatto.
Il compito affidato dal governo Berlusconi a Paolo Scaroni amministratore delegato
dell'Enel, è semplice: tornare, dopo i giri di valzer di Tatò, l'amministratore
precedente, all'attività centrale; produzione e distribuzione di elettricità cui
affiancare una rete gas; il resto, superfluo, è da liquidare; con un occhio al Tesoro,
azionista-padrone, sempre in cerca di soldi. In caso di successo, una ricompensa
imponente, come vedremo più avanti. A ben guardare, le attività laterali di Tatò erano
poca cosa, se non Wind, terzo sistema telefonico italiano. Nessun problema: al primo
momento utile Wind sarebbe infilato in borsa, per poi cederne la gestione.
C'era però il decreto Bersani, il ministro dell'industria/attività produttive nei
governi di Prodi e D'Alema, che fissava un tetto all'Enel e prescriveva la vendita delle
centrali elettriche eccedenti alla concorrenza. Dove avrebbe potuto investire l'Enel in
modo redditizio il denaro ricavato dalle vendite delle sue centrali ai concorrenti? Come
crescere, con le entrate in settori laterali precluse? Il tentativo di uno dei numerosi
decreti dell'attuale ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, di tirare una
bella riga sopra Bersani, aveva suscitato un vespaio ed era stata abbandonata. Non
rimanevano che gli investimenti nel gas, con ricavi assai lontani nel tempo e capaci di
suscitare una guerra civile con Eni, o gli acquisti all'estero: acquisti di centrali
elettriche e reti di trasmissione. I primi tentativi non furono felici: qualche pericoloso
scambio con Edf -Eléctricité de France, tanto più forte e tanto più indebitata di
Enel, fino a constatare che non esistono le condizioni tecniche e occorre soprassedere; la
partita di giro con gli spagnoli dell'Endesa che in parziale cambio di centrali Enel
superpagate avevano ceduto all'Enel un paio di centrali spagnole inutilizzabili e ormai da
rottamare. Niente di decisivo
Nucleare. La soluzione nucleare risolve questo busillis dell'Enel. Non potendo
produrre in Italia ulteriori chilowatt per non sfondare il tetto del decreto Bersani e
dovendo restare nell'attività principale per prescrizione del governo-azionista, scartata
o accantonata ogni altra soluzione, ecco prevalere l'intervento in paesi dell'Europa
povera: Russia, Romania, Bulgaria, Slovacchia. Due società rumene di distribuzione di
elettricità (1.400.000 clienti) gestione di una centrale da 450 Mw a S. Pietroburgo; una
serie di centrali a carbone in Bulgaria che intende diventare un polo energetico
nell'area. Infine la Slovacchia. Qui l'entrata nell'Unione europea coincide con una
robusta fase di privatizzazioni. Va in vendita anche il 66% della compagnia elettrica
statale Se (Slovenske Elektrarne). Se ha una capacità produttiva di 7.000 Mw. C'è
un'asta e il prezzo più alto è offerto da Enel, 840 milioni di euro, contro i 691 della
ceca Cez e i 548 della russa Rao-Ues (Elena Comotti, CorrierEconomia, 20 settembre
2004). Enel ha avuto assicurazioni dal governo italiano e dalla commissione europea del
buon fine del suo acquisto. Del pacco slovacco fanno infatti parte due centrali nucleari,
Mochovce e Bohunice. Per quanto riguarda questa seconda centrale, che comprende quattro
reattori ad acqua pressurizzata da 440 Mw ciascuno e costruiti in puro stile russo, la
commissione Ue ha chiesto lo smantellamento delle unità 1 e 2. Risulta alla Staffetta
che Enel abbia chiesto all'Ue la garanzia che l'impianto potrà funzionare per altri 10
anni. Risulta a noi che l'Enel abbia ottenuto la garanzia richiesta. Rimane difficile
capire i motivi della severità Ue e poi della successiva clemenza. L'unica cosa sicura in
questo giro di garanzie -tecniche, politiche, economiche - è che l'Enel ha più santi in
paradiso a Bruxelles di quanti ne abbiano russi e cechi. Quanto all'altra centrale
nucleare, vi sono due reattori in funzione dal 1999 e due in costruzione, cui Enel
contribuirà con un miliardo di euro. Che farà l'Enel dei suoi Mw slovacchi,
3.500 dei quali nucleari? Ovvia la risposta: li porterà in Italia, cioè li cederà alla
rete austriaca che a sua volta li farà scivolare fino alla frontiera italiana.
Giocando abilmente tra i paletti del decreto Marzano, terza o quarta edizione, l'energia
arriverà in Italia sotto forma di scambio tecnico tra Se, la società slovacca dell'Enel
e le compagnie austriache; ma al confine italiano, non sarà più elettricità importata
dall'Enel, fuori quota, ma un produttore internazionale che vende in Italia, ottenendo
anche il plauso delle autorità, per i meriti nei confronti dei pericolosi blackout.
Carbone. Tutto questo fa diventare il caso del carbone assai meno serio. Quando
Scaroni minaccia: trasformerò l'Italia a carbone, semplicemente non va creduto. Chi
glieli dà i soldi per far crescere le centrali Enel a carbone dal 27 al 47% del totale? E
soprattutto con gli abbattimenti di fumi e polveri che perfino i sindacati, tutti contenti
del carbone, chiedono? L'Enel non ha i quattrini per pagare i dividendi al Tesoro,
comprare centrali e reti in Slovacchia e altrove e investire miliardi di euro in centrali
di grande taglia come Civitavecchia o Porto Tolle, da convertire, con gli occhi puntati
addosso da parte di abitanti e ambientalisti. E che dire della prospettiva di spendere
molto e non rivedere un quattrino per cinque o più anni? Molto più semplice, economico,
rapido il gas.
Gas. Naturamente è legato al gas il premio che attende Scaroni: la successione di
Mincato all'Eni. Non è facendo la guerra al gas che la si ottiene, ma obbedendo alle
decisioni del governo che ha il potere di nomina e andando d'accordo con i dirigenti
dell'Eni che hanno il privilegio del veto.
(Il Manifesto 24 settembre
2004)
|