dal Corriere
delle Alpi. 1 agosto 2003
Documento unanime dalla seduta congiunta
a Vittorio Veneto, presenti anche le due Province e le Comunità montane interessate al
progetto
Elettrodotto, no secco da 39 comuni
Grtn ora vuole «monetizzare». Proposta: farlo passare sull'autostrada
VITTORIO VENETO. Tutti, proprio tutti d'accordo i sindaci, i consiglieri municipali, i
presidenti delle Comunità montane di ben 39 comuni del Bellunese e del Trevigiano: no
all'elettrodotto, senza se e senza ma. E se ci sarà bisogno di adire alle vie legali, per
una opposizione ancora più dura, le Province metteranno a disposizione i loro avvocati e
le necessarie risorse per altri ancora.
VITTORIO VENETO. Tutti, proprio tutti d'accordo i sindaci, i consiglieri municipali, i
presidenti delle Comunità montane di ben 39 comuni del Bellunese e del Trevigiano: no
all'elettrodotto, senza se e senza ma. E se ci sarà bisogno di adire alle vie legali, per
una opposizione ancora più dura, le Province metteranno a disposizione i loro avvocati e
le necessarie risorse per altri ancora.
Ma se all'"autostrada elettrica" non ci dovesse essere proprio scampo (questo ed
altro, infatti, è consentito alla Legge Obiettivo), almeno che passi lungo le autostrade,
per concentrare i danni. E' quanto emerso dal maxi consiglio comunale (circa 600 i
presenti) svoltosi ieri sera al palasport di Vittorio Veneto.
E che ha votato un ordine del giorno che impegna la giunta regionale a dire di no
all'elettrodotto Lienz-Cordignano-Mogliano. Sei consiglieri avevano azzardato
l'astensione. Con un blitz applaudito da tutti, Luca Zaia, presidente della Provincia di
Treviso, li ha convinti a votare anche loro a favore del documento. «Dobbiamo uscire di
qui con la posizione più ferma» ha detto Zaia, che si è fatto fotografare anche accanto
ad uno striscione dei Comitati popolari (che inizialmente avevano protestato per il
divieto ad esporlo in sala).
Duro come Zaia anche il vicepresidente della Provincia di Belluno, Max Pachner: «Belluno
ha già dato e, comunque, in questo caso il progetto è calato dall'alto, quindi non può
essere condiviso». Ma Gianni Marin, sindaco di Ponte di Piave, ha riferito che di fronte
ad atteggiamenti così decisi, come quello assunto in Regione da quasi tutti i partiti
(Forza Italia esclusa), anche "Grtn" e "Terna", gli enti che
dovrebbero costruire le due tratte, stanno cambiando comportamento. «Nel corso di due
incontri promossi da Unindustria Treviso - ha riferito Marin - si sono dichiarati
disponibili, contrariamente al passato, a modificare il tracciato. Evidentemente con
l'intento di mettere un comune contro l'altro. Ma hanno pure aggiunto che ci darebbero, in
termini di monetizzazione, quanto chiederemmo. Ovviamente nessuno ci cascherà».
La palla, adesso, passa alla Regione che, sulla base del documento votato - come ha
sottolineato sindaco coordinatore Marin - «non dovrà fare il pesce in barile».
«E sono sicuro - ha garantito Zaia, parlando anche da autorevole esponente della Lega -
che non lo farà». Il documento approvato non consente, d'altra parte, vie di scampo. La
Regione Veneto è invitata "a presentare motivato dissenso alla realizzazione di tali
progetti".
Tra l'altro, i sindaci e i presidenti delle Comunità montane («Ma come Province facciamo
nostro il documento», hanno assicurato Pachner e Zaia) si riservano "ogni ulteriore
azioni, in ogni sede competente, a tutela della salute della popolazione, dell'integrità
dei propri territori e degli interessi delle Comunità rappresentate".
Ponte nelle Alpi non ha potuto votare il documento di ieri. Non c'era il numero legale,
solo quattro consiglieri di maggioranza (assenti il sindaco Fregona e il suo vice) e
quattro di opposizione su 17. Infatti ogni consiglio comunale era convocato in modo
ufficiale, ma se era presente la maggioranza dei consiglieri del Comune.
Grande l'amarezza di Paolo Vendramini e di Giovanni Bortot: «Che vergogna», dicono a
caldo, «proprio il nostro comune, attraversato da 9 linee, il più penalizzato della
provincia dagli elettrodotti, è mancato. Si nascondono traffici con il Grtn che non
conosciamo, ma ora vogliamo sapere e chiediamo un consiglio straordinario».
Intanto An da oggi tappezzerà il Bellunese di manifesti in cui ricorda che anche con il
voto di Alleanza Nazionale, il consiglio regionale ha approvato una mozione che impegna la
giunta a dire no all'elettrodotto.
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