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cansiglio.it >> elettrodotto >> 15.04.03 nasce il fronte del NO

 

dal Corriere delle Alpi del 15.04.04

Sindaci e comunità montane trovano l'unità nell'incontro promosso dal presidente della Provincia a Palazzo Piloni
Contro l'elettrodotto nasce il fronte del no
De Bona: «Incostituzionale averlo inserito nella Legge obiettivo»


BELLUNO. E' nato ieri pomeriggio un fronte del no all'elettrodotto Lienz Cordignano. Lo guida lo stesso presidente della Provincia Oscar De Bona che ha ricevuto dai sindaci e dai presidenti delle comunità montane i cui territori dovrebbero essere attraversati dall'opera la delega a chiedere alla Regione di impugnare il progetto. I motivi sono spiegati dallo stesso De Bona.


BELLUNO. E' nato ieri pomeriggio un fronte del no all'elettrodotto Lienz Cordignano. Lo guida lo stesso presidente della Provincia Oscar De Bona che ha ricevuto dai sindaci e dai presidenti delle comunità montane i cui territori dovrebbero essere attraversati dall'opera la delega a chiedere alla Regione di impugnare il progetto. I motivi sono spiegati dallo stesso De Bona.
«L'elettrodotto è inserito nella legge Obiettivo, ma ciò è incostituzionale». La legge Obiettivo, varata dal governo Berlusconi, interviene in questo caso su una materia che è stata completamente delegata alle Regioni con le leggi Bassanini. «Nei giorni scorsi, in preparazione di questo incontro con gli amministratori», racconta De Bona, «abbiamo chiesto un parere legale da cui emerge chiaramente un vizio di costituzionalità. Ora scriveremo alla Regione chiedendo che impugni il progetto».
Il fronte degli amministratori si è compattato nel corso della riunione che si è svolta ieri pomeriggio a palazzo Piloni dove, oltre ai sindaci erano presenti anhe i rappresentanti delle cinque Comunità montane interessate (Comelico e Sappada, Centro Cadore, Longaronese, Belluno Ponte nelle Alpi e Alpago). «Alcuni sindaci erano possibilisti nei confronti del progetto», dice ancora De Bona, «nel caso in cui fosse stata garantita per iscritto l'eliminazione dell'attuale elettrodotto da 220 volt. Ma, per non minare l'unità, hanno deciso di aderire al fronte unitario che si schiera contro la costruzione dell'elettrodotto».
Le ragioni di questa decisione, dice De Bona, «sono dovute al fatto che la nostra è una provincia sfruttata, piena di servitù e senza i privilegi economici che da cinquanta anni hanno altri territori. Lo facciano altrove, l'elettrodotto. Al momento questa è l'unica posizione possibile». Se la Regione accoglierà le richieste degli amministratori bellunesi potrebbe ricorrere alla Corte Costituzionale. «Nel caso in cui la Corte Costituzionale fosse di parere diverso dal nostro vedremo il da farsi, ma credo che in quel caso ci saranno ampi spazi per una battaglia di tipo politico».
L'altra novità emersa dalla riunione è la volontà di incontrare il comitato dei quindici comuni trevigiani che si sta opponendo alla realizzazione dell'opera. Una delegazione formata dal presidente della Provincia e dai presidenti delle Comunità montane dovrà prendere contatti con il comitato per studiare strategie comuni, utili ad ostacolare la realizzazione dell'elettrodotto.

 

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