| BELLUNO |
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| domenica 28 gennaio 2001, S.
Tommaso d'Aquino |
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Cansiglio, la
ricchezza è il latte biologico
Non si riesce a coprire la richiesta
il centro caseario fattura 3 miliardi
Ma non mancano i problemi legati ad Agenda 2000
di Francesco Dal Mas
PIAN CANSIGLIO. L'alternativa alla crisi della "mucca pazza" c'è. In Cansiglio.
Anche altrove si produce latte biologico, ma l'iniziativa è di singole stalle. All'ombra
dei faggi, invece, c'è un sistema che non fa affidamento alle farine animali, bensì al
pascolo. E che i consumatori stanno premiando non da oggi, ma ormai da parecchio tempo.
Dice Walter Giora, responsabile del Centro Caseario del Cansiglio: «Lavoriamo dai 4 ai 5
quintali di formaggi, ricotte e mozzarelle al giorno, che per un quarto ci vengono
richieste dall'estero. Abbiamo una domanda di biologico pari al doppio di questa
produzione». Una ventina le stalle del Cansiglio e dell'Alpago che conferiscono il loro
latte in Val Menera, dove si trova la latteria della Cooperativa diretta da Giora. Nessuna
di queste aziende ha mai utilizzato farine animali per l'alimentazione delle mucche. I
vincoli, per la produzione biologica, sono, infatti, severissimi. Ci sono, in Cansiglio,
altre due stalle che producono latte. Ma non biologico, bensì di alta qualità.
Giora le vorrebbe con la sua realtà, così come desidererebbe avere l'azienda Vallorch,
ex Esav, che fa latte biologico, ma lo conferisce altrove. «Comunque sia, il
sistema-Cansiglio - afferma Anna Vieceli, direttrice dell'ufficio locale di "Veneto
Agricoltura" - il Cansiglio rappresenta davvero un modello alternativo agli
allevamenti che ora sono coinvolti, direttamente ed indirettamente, in mucca pazza». E se
fino a ieri sembrava che la produzione alternativa costasse effettivamente di più di
quella tradizionale, al convegno di Veneto Agricoltura i dati che sono stati evidenziati
risultano di tutt'altro segno.
Giora, dati alla mano, dimostra che il Caseificio paga il produttore oltre 1000 lire il
litro, contro le 720 del latte tradizionale. Avanti tutta, dunque. Ma i problemi non
mancano. Non perché siano effettivamente tali, ma perché alle alte quote i personalismi
acquistano consistenza, anziché perderne. «Bisogna assolutamente superarli», è la
raccomandazione di Vieceli. Altrimenti c'è il rischio della frantumazione. L'azienda
Vallorch sta addirittura esplodendo sulle ceneri dell'ex Esav. «Dallo scorso maggio
abbiamo investito poco meno di 900 milioni», racconta Mauro Quaia, che coordina un gruppo
di pionieri. «Abbiamo trovato una situazione disperata, ma stiamo facendo il possibile
per diventare un'azienda modello».
La Vallorch ha 70 vacche che producono 15 quintali di latte biologico ogni giorno. La
stalla è governata dai computer che controllano qualità e fertilità.
«Agenda 2000 non aiuta le produzioni biologiche, nonostante siano appesantite da
sacrifici superiori di quelle tradizionali. Prevede contributi sostanzialmente analoghi
alle stalle dell'area non biologica. L'unico vantaggio è che nella classifica delle
richieste di questi sostegni ci pongono in test. Ciononostante noi andremo avanti. Ci
dispiace soltanto che in Cansiglio non riusciamo a fare un discorso unitario sul
biologico». L'azienda Vallorch pensa anche ad un'autonoma produzione lattiero-casearia.
Il convegno di ieri, nonostante che l'emergenza mucca pazza fiondi il modello-Cansiglio al
vertice della affidabilità, non è riuscito a convincere i protagonisti che vanno trovate
le ragioni dello "stare insieme".
Il mercato, d'altra parte, tira con tanta forza che non lascia tempo di pensare alla
prospettiva dell'unità. Il Centro Caseario del Cansiglio ha un fatturato ormai superiore
ai 3 miliardi, lavorando 35 quintali di latte al giorno.
La commercializzazione all'estero riguarda un quarto della produzione e del ricavo.
Inghilterra, Germania, perfino gli Stati Uniti: queste le piazze del "biologico"
del Cansiglio. «E da 6 mesi - precisa Giora - stiamo rifiutando una montagna di
commesse».
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