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Trascriviamo di seguito parte della relazione che il Comando della Divisione “Nino Nannetti” inviò l’8.11.1944 al Comando “Zona Piave” ed ai CLN di Treviso, Belluno, Vittorio Veneto.
L’oggetto della relazione è relativo agli eventi militari della Divisione d’Assalto Garibaldi “Nino Nannetti” dal 31 agosto al 9 settembre 1944. Ci limitiamo però alla parte che riguarda questo singolo episodio: 

“Il 31.8.44 ci giungeva notizia dell’attacco in grande stile che si era iniziato contro la Brigata “Mazzini” – “Piave” – “Tollot”, quando lo schieramento del Cansiglio veniva contemporaneamente attaccato da tre punti diversi: Prese, Boscadel e La Mar.  Il nemico iniziava le puntate d’assaggio nei nostri confronti e tendeva a tener impegnate le nostre forze, onde non potessimo in qualche modo inviare aiuti alle Brigate attaccate fuori zona. In Prese la sorpresa scompigliava il Btg. Colà dislocato e, favoriti dalla nebbia fitta, i tedeschi occupavano le posizioni dominanti l’accesso alla mulattiera che vien su da Fadalto. Il nostro Btg. Si sbandava e il nemico, occupato Prese, si dirigeva verso Pian della Pitta senza incontrare resistenza. Informati di questo, il Comando inviava un reparto a fermare l’invasione che ormai si profilava pericolosa, in quanto, proprio in quel giorno, i nostri reparti avevano assunto lo schieramento immediatamente superiore ai paesi pedemontani. La Brigata “Cairoli” era sul punto di essere presa alle spalle. Il piccolo reparto da noi inviato prendeva contatto con il nemico in Pian della Pitta e lo costringeva a ripiegare verso Prese. Intanto, dietro ordine nostro, la Brigata “Cairoli”, sfruttando la teleferica del Pizzoc, mandava immediatamente rinforzi e verso sera il nemico veniva ricacciato anche dalle Prese. Il nemico subiva in tale attacco molte perdite, confermate dai malgari di Mezzomier (Mezzomiglio ndr). Da parte nostra 4 garibaldini, che di pattuglia si erano spinti in avanguardia per attaccare il nemico alle spalle, restavano sul terreno. Contemporaneamente i Battaglioni “Manara”, “Manin”, “Nievo” venivano attaccati a più riprese durante il giorno con puntate in diverse località; il nemico veniva ovunque respinto con perdite e inseguito fino ai paesi di partenza”. (Archivio Isbrec, FR 1, fasc. “Nannetti”).

 Il Comando Gruppo Brigate “Vittorio Veneto”, da cui i caduti dipendevano, inviò nei giorni immediatamente seguenti gli avvenimenti una commossa partecipazione ai congiunti, (almeno a quelli conosciuti e rintracciabili):
“Con animo profondamente commosso. Vi annunciamo la morte di Vostro figlio, uno dei migliori nostri compagni, “Prete”, esempio altissimo di dedizione. Egli è morto da eroe, ed il suo nome è legato ai migliori. Le attuali circostanze ci impegnano talmente da non poter accennare ai fatti e ai particolari, pur sentendone il dovere; ci resta il fermo proposito, per quanto prima a vittoria conseguita, si potrà stabilire, per tutti i morti che ci saranno particolarmente cari.Vostro figlio non è perduto: il suo spirito aleggia fra di noi, un Battaglione prestissimo avrà il suo nome di battaglia. Domani a guerra finita gli saranno rese onoranze come segno della gratitudine imperitura della Patria.
Morte al tedesco invasore e al traditore fascista”.

“I tedeschi arrivarono a Prese imboccando una mulattiera che partiva nel Fadalto. Favoriti dalla nebbia del mattino, riuscirono ad arrivare presso le casere delle malghe di Prese, senza incontrare resistenza. Il battaglione là dislocato sbandava e i tedeschi non incontrarono alcuna resistenza. Il Comando Brigata “Vittorio Veneto” decise di mandare una compagnia della Brigata “Fratelli Bandiera” a rinforzare la posizione. “Piave”, “Mimo”, “Prete”, “Sardo” andarono volontari in avanguardia. Arrivarono in Pian della Pita, proprio quando la nebbia si stava alzando, nelle due casere si erano nascosti dei tedeschi, che attesero i giovani sino alla soglia, dopo di che iniziavano a sparare[1]”.
[1] Secondo la testimonianza di Carlo Barattin che andò a recuperare le salme, i giovani furono presi e torturati, tutti riportavano delle scottature e uno di loro aveva sedici coltellate sul collo e sul petto.Due erano dentro l’edificio, due fuori. Il veneziano “Prete”, Guido Bellemo, era iscritto all’Azione Cattolica e fu trovato morto col rosario in mano. Dalla tesi di laurea di Serena Dal Borgo, p. 116 e segg. La tesi è depositata presso l’Isbrec.

 

 

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