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foto MarinelliNei suoi trasferimenti dalla natia Udine all’università di Padova che frequentava, il giovane, futuro geografo, Giovanni Marinelli ammirava, e fantasticava, sui monti che dalla pianura veneto-friulana scorgeva dal finestrino del treno. Da uno di questi, in particolare, era attratto. Queste le sue parole: “Fra  quei  monti  uno  (…)  mi  attraeva  lo  sguardo,  mi  destava  in  cuore  una  smania  di trovarmi lassù, di contemplare da quell'aereo belvedere il mio Friuli, di godere a lungo di quella luce, di respirare a larghi polmoni di quell'aura fresca e vivificante. Era il monte Cavallo.” Questa “smania” tenterà di togliersela nel luglio del 1876 organizzando una breve spedizione che da Polcenigo, ai piedi orientali del massiccio, doveva far rientro dopo aver salito il Cavallo partendo dal villaggio cimbro di Canaie in Cansiglio. Per questo suo intento il Marinelli aveva due riferimenti; le escursioni compiute dal prof. Taramelli nel periodo 1870-1873 e l’ascesa al Monte Cavallo effettuata nel 1870 dall’alpinista F. F. Tuckett, descritta poi in una pubblicazione edita nel 1873. Dell’alpinista britannico il Marinelli cercherà anche di ripercorrerne il percorso condividendo sia la base di partenza in Cansiglio, l’abitato di Canaie, che l’aiuto di guide locali.

Riportiamo qui alcuni brevi estratti della descrizione dell’ascesa: “prendendo  per  uno  schienone,  che  muove  a  greco  e  che,  consultando  la carta,  io  scorgeva  che  si  rannodava al  Cavallo  proprio  al  confine fra  le  due  Casera Palantinaprovincie  di  Udine  e  di Belluno. Poscia volgemmo a tramontana. Alzandoci,  era  stupendo  lo  spettacolo  che  presentava  la  vallata,  a  cui  noi  volgevamo  le  spalle. Davvicino  e  quasi  sotto  di  noi  il  Pian  del  Cansiglio  si  disegnava  come  un  vasto  tappeto,  come un'immensa  mappa  geografica,  chiusa  in fondo  dal  monte  Pizzoc  e  dalla  corona  boscosa.  Dietro  a questa, a libeccio, il Col Vicentin (1764 metri) e la lunga obliqua catena di cui forma parte, la quale scendeva a greco sul bellissimo specchio verde del lago di S. Croce, che appariva un vero smeraldo, fra il cupo dei boschi e il grigio delle roccie. In fondo, mezzo celate dalle nubi, le vette viste il giorno innanzi, le Marmolade, la Civita, il Pelmo, l'Antelao “ (…) “Mi pareva  fossimo  proprio  sulle  traccie  del  Tuckett.  E  siccome  questi  distingue  due  vette,  una  più settentrionale  è  più  bassa,  e  l'altra  più  meridionale  e  più  alta,  divise  fra  loro  da  una  sella  alquanto depressa, così rivolsi l'attenzione a verificare se,  per avventura, ad una delle due punte non si desse il nome di Cimon di PalantinaCimon del Cavallo o Cimon della Palantina. (…) “Si procedeva  in  un'atmosfera fantastica  che  si  mutava,  in  modo  da renderle irreconoscibili, le vette, e alla quale io avrei ben volontieri rinunciato. Camminavamo circa da un'ora,  ed  io  consultando  l'aneroide  aveva  potuto  dedurre  come  noi  fossimo  intorno  a  1800  metri d'altezza,  allorché  svoltando  di  bel  nuovo,  prendemmo  una  lunga  ed  ertissima  costa,  diretta  quasi affatto  da  ponente  a  levante.  A  metà  femmo  una  breve  fermata,  tanto  da  prender  fiato,  indi riprendemmo il salire. La nebbia ci aveva finalmente raggiunti e ci avvolgeva fitta, ma non tanto costante, da non lasciarci ancora  qualche  speranza  che  si  diradasse.  Il  cammino  ertissimo  ed  aspro,  ma  non  pericoloso, proseguiva accanto  ad  un  precipizio,  che  stava  a nostra  sinistra  e di  cui  era  impossibile  scorgere  il fondo a motivo della spessezza della nebbia. Avemmo cura di tenerci a destra e proseguimmo tra i macigni e le scarse pianticelle di mirtillo e di rododendro che crescevano qua e colà. Finalmente alle 7 e un quarto, un'ora e tre quarti dopo partiti dalla Casèra, e tre ore e venti minuti (quest'ultimi impiegati nell'osservazione alla Casèra Palantina), dopo partiti da Canaje, toccavamo la vetta.”

La descrizione completa della spedizione, compiuta nei giorni 23, 24 e 25 luglio 1876, pubblicata in un Bollettino dal CAI nel 1877, è allegata qui sotto nella riproposizione del 2008 curata da L. Scarpa sulla base della precedente riedizione dell’editore “La Quercia”. Il documento è ricco di interessanti note storico-paesaggistiche e riporta, oltre l’ascesa al Cimon di Palantina, anche la visita alle sorgenti del Livenza.

Per chi fosse interessato, il 25 e 26 giugno 2016, a cura dell’Associazione Prealpi Cansiglio Hiking, si svolgerà un’escursione sui luoghi percorsi dal Marinelli quasi un secolo e mezzo fa.  Per maggiori informazioni: www.prealpicansiglio.it

Per scaricare il pdf: icon Marinelli: ascesa al Cimon della Palantina (316.31 kB)

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