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"Lo scippo del Cansiglio" Una suggestione con poca Storia

Dall’Editore De Bastiani è uscito in questi giorni una seconda monografia documentaria dedicata alle vicende storiche del Cansiglio. Autore di entrambe le pubblicazioni è Giorgio Zoccoletto, ricercatore d’archivio, come usa farsi definire. Se il precedente volume presentava la figura dell’Avvocato fiscale Prudenzio Giamosa e la raccolta, da questi curata, di decreti e statuti in materia del Bosco d’Alpago prodotti fino alla metà del sec. XVII, questa nuova pubblicazione si presenta con un titolo carico di aspettative: “Lo scippo del Cansiglio. Come l’Alpago ha perso il suo bosco”. Va subito detto che, per quanto concerne lo stretto contenuto dell’opera, l’aspettativa risulta del tutto disattesa. Veniamo al contenuto. Dopo aver richiamato l’atto ablativo con cui il Consiglio di X nel 1548 pone il bando sul Bosco d’Alpago, i documenti riportati nel volume, risalenti alla metà del XVIII sec., attengono ad una trattativa tra le comunità dell’Alpago e la Repubblica veneta volta a trovare una soluzione ad una grave situazione debitoria della Pieve nei confronti dell’erario. In sostanza, con questo accordo le Regole proponevano una compensazione delle “gravezze” passate, ed una parziale esenzione da quelle future, accollandosi in cambio gli oneri, fino ai punti di raccolta, delle condotte degli alberi prelevati nel pubblico bosco per conto dell’Arsenale. L’argomento non era per nulla trascurabile. Era quasi una costante per i Rettori di Belluno, cui competeva la custodia del bosco d’Alpago, segnalare alle autorità lagunari la mala gestione, sia tecnica che amministrativa, degli appalti rilasciati per queste operazioni. Che dal contado pervenisse una proposta che risolvesse definitivamente tale affare era pertanto cosa da essere accolta, in particolare per il Reggimento all’Arsenale, con estremo interesse. La soluzione avanzata metteva però in discussione anche interessi di altre magistrature, fiscali nello specifico, che mal convenivano con ipotesi dirette a sovvertire modalità di prelievo tributario, sia in ambito centrale sia periferico. In effetti i documenti trascritti fanno risultare come il progetto, accolto da un lato, vessato da un altro, si concluda infine con un nulla di fatto. Basta il fallimento di tale progetto per legittimare il termine “scippo”, a spiegare il “torto” subito? Troppo sbrigativo il nesso. Un episodio, sia pur interessante, che contrapponga ragioni/aspirazioni dei locali verso autorità, prossime e lontane, non è sufficiente a descrivere la complessità delle relazioni, degli interessi in campo, che, letti con attenzione, riflettono anche contrasti interni alla stessa comunità tra benestanti emergenti e popolazione sempre più immiserita. Il contenuto dei diritti sul suolo in età premoderna era poi assai variegato, articolato e facente capo a molteplici soggetti. Le proposte delle Regole non vertevano solamente sull’utilizzo del materiale legnoso, interessavano anche i pascoli d’altura, dentro e fuori il bosco bandito, in quanto queste aree rappresentavano un’importante risorsa per le loro magre economie. E qui il rapporto non era solo duale, Alpago versus Venezia. Per retaggio feudale e per specifici acquisti, i titolari del diritto di pascolo erano anche istituzioni religiose e privati soggetti che, in taluni casi, proprio con le comunità erano addivenuti a degli accordi. Ed è documentata anche la richiesta da parte delle Regole stesse di far dichiarare come tale, dal Provveditorato sopra i Beni Comunali, un pascolo interno al bosco bandito.
Una selezione, un collage di documenti d’archivio è scelta sempre delicata e può risultare partigiana, accompagnarla ad un assunto come quello presente nel titolo rafforza l’impressione verso la strumentalità al sostegno di una possibile scelta nell’odierna gestione politica del territorio.

P.S. per un’analisi storicamente contestualizzata dell’episodio qui considerato si può consultare il volume di Antonio Lazzarini, La trasformazione di un bosco. Il Cansiglio, Venezia e i nuovi usi del legno (secoli XVIII-XIX), Isbrec, 2006, pp. 33-48.

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