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Dopo nutrie e volpi, che stanno letteralmente assediando la Marca, ora è il turno di gheppi, falchi pellegrini e in un futuro quantomai prossimo, di lupi che potrebbero raggiungere il bosco del Cansiglio. Lo afferma il naturalista trevigiano Francesco Mezzavilla.

I piccioni sono le prede predilette: sotto i cornicioni, nelle piazze, sopra i tetti, se ne trovano tantissimi. Per cacciatori esperti non è difficile stanarli. Poi ci sono i topi: anche quelli, purtroppo, in abbondanza. Infine la qualità dell'ambiente: buona. Insomma le condizioni ci sono tutte e così anche a Treviso, al pari di altre città italiane, sono comparsi alcuni predatori «pregiati» come i falchi. «Sopra San Nicolò ha costruito il proprio nido un gheppio -rivela Francesco Mezzavilla, naturalista trevigiano, punto di riferimento per tutti i ricercatori della Marca e presidente della Società Trevigiana di scienze naturali- un rapace diurno, che preda piccoli roditori o piccioni. È un grande indicatore ambientale. Ma in città, in centro storico, gira anche un falco pellegrino. Non è una novità vederlo in un centro urbano. Una coppia, ad esempio, nidifica in piazza San Marco a Venezia. Anche la sua presenza è un fatto molto positivo». Il falco pellegrino, il gheppio: Treviso, nonostante tutto, si ritrova alle prese con una biodiversità inaspettata. «Stiamo pensando a un progetto per piazzare delle casette - nido sopra i campanili della città -rivela Mezzavilla- Il falco pellegrino è un eccellente strumento per una lotta biologica e naturale contro i piccioni».
Il conto delle specie che vivono a Treviso e nel resto della provincia non è semplice da fare. Negli ultimi anni però l’arrivo di alcune presenze non autoctone, ha creato qualche guaio. «In provincia alcune specie hanno avuto un'esplosione demografica: nutrie, piccioni e volpi, che ormai si trovano anche alle porte della città». Inoltre la mancanza di competitori le aiuta: «Ci sono specie aliene che si sono trasformate in un problema -continua Mezzavilla- perché non hanno rivali diretti. Penso alle nutrie, al gambero della Luisiana che un tempo veniva allevato per la gastronomia, ma poi è stato liberato. Ora prolifera nel Sile cibandosi di piante acquatiche. Sempre nel Sile c'è un aumento di tartarughe dalla guancia rossa. Sono belle, grandi, ma non c'entrano niente col nostro ecosistema. Come sono state introdotte? E chi lo sa. È sufficiente che qualcuno ne compri una e poi l'abbandoni perché diventata troppo grande. E dove liberarla se non nel Parco del Sile? Però è entrata in competizione con la nostra testuggine che sta scomparendo».
Quando si parla di emergenze, Mezzavilla non ha difficoltà a indicare la principale di questo periodo: «Le nutrie. Sarebbero da debellare in quanto creano danni all'ecosistema. La nutria rompe i nidi lungo le sponde dei corsi d'acqua, si ciba di erbe acquatiche. Un problema perché i fiumi e i corsi d'acqua, senza queste erbe, faticano ad autodepurarsi. La Provincia già da un anno ha del personale incaricato per il loro abbattimento attraverso la cattura di alcuni esemplari e l'eutanasia. Potrebbe essere un sistema utile se fosse capillare. Ma non è facile. Lo stato di salute del Sile? In alcuni tratti, a valle di Treviso, c'è maggiore sofferenza. I depuratori faticano a reggere l'urto di duecentomila persone, ovvero gli abitanti della città e dei comuni vicini. Il fiume, come si dice, è sotto stress». Un'altra emergenza è nell'area pedemontana: il cinghiale: «Sono in soprannumero e ormai sono arrivati fino al Montello».
Il vero gioiello ambientale della Marca è però la foresta del Cansiglio: «Una zona che ha varie problematiche. Negli ultimi vent'anni i turisti sono aumentati penetrando anche nelle zone più recondite. Nel Cansiglo poi c'è un problema legato ai cervi. La loro popolazione è elevata, circa 1500 esemplari. Non ci sono predatori. In passato è stata vista la lince, ogni tanto compare l'orso anche se le ultime tracce scoperte a Revine mi lasciano qualche dubbio. Poi basta». In futuro però potrebbero esserci delle sorprese: «Non manca tanto che arrivi anche il lupo dal Friuli o dalla Lombardia. Lo spazio c'è e se arriverà anche la popolazione dei cervi sarà più equilibrata. Per l'uomo non sarà un problema».

articolo tratto da www.gazzettino.it

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