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Vita e morte della Val Turcana....

Un tassello importante della Memoria e della Cultura del Cansiglio, versante Alpago, è stato riportato alla luce, con passione e con grandi qualità poetiche, da Antonio G. Bortoluzzi. Questo è ciò che ho pensato alla fine della lettura del libro "Vita e morte della montagna"  pubblicato nell'aprile di quest'anno per i tipi di Biblioteca dell'Immagine. Anche se sotto al titolo compare la definizione "romanzo",  in realtà si tratta di uno di quei  lavori che vanno collocati nella categoria dei "racconti lunghi" ( il testo è di 138 pagine). Il racconto narra la vicenda di Giacomo Casal nel quale non si stenta a riconosce l'Autore stesso e la sua autobiografia. La famiglia Casal, negli anni a cavallo tra la fine dei '60 e gli anni anni 70, vive la grande trasfomazione, il cosiddetto Boom Economico,  che ha cambiato la società e il territorio del Veneto. La vecchia casa  in Val Turcana (Puos d'Alpago) dove la famiglia ha le sue origini viene progressivamente abbandonata per la nuova abitazione costruita in paese dal padre muratore con l'aiuto dei compagni di lavoro e, assieme alla vecchia casa e al vecchio podere, vengono abbandonati anche gli antichi legami con la terra, le bestie e i ritmi della vita contadina. Giacomo, alla fine della scuola professionale  a Belluno, finirà a lavorare in uno dei tanti capannoni industriali che anche nel Bellunese hanno modificato il paesaggio delle valli e la vita delle popolazioni  che oggi si trovano a subire la crisi di quel modello di sviluppo impostosi a partire dagli Anni Sessanta.

Antonio Bortoluzzi, alias Giacomo Casal, è riuscito a riportarci la dimensione culturale ed umana di questa grande trasformazione sociale ridando al contempo alla sua Terra, l'Alpago, quell'elemento che in tanti di noi pensavamo perduto sopratutto a causa della miseria culturale e della miopia politica di tanti dei suoi Amministratori pubblici. Quell'elemento si chiama Dignità. Avvicinarsi alla lettura di questo racconto che si colloca a pieno titolo nella scuola che da Mario Rigoni Stern, passa per Tina Merlin e arriva fino a Mauro Corona, significa in primo luogo  ritrovare, con grande piacere per noi che a questa Terra siamo profondamente legati, la Dignità dell'Alpago e delle sue genti.


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