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Quando Venezia era gelosa dei propri beni in Cansiglio

PalazzoIn questi giorni, in cui si annunciano dismissioni di beni demaniali in Cansiglio, beni da secoli assoggettati ad un vincolo pubblico che ha consentito a questo territorio di poter giungere fino a noi quasi nella sua integra naturalità, di essere sottratto a interessi privati che, nello spirito dei tempi, ne avrebbero certamente alterato la valenza ambientale, viene alla memoria come, invece, la Serenissima, di questi beni, ne fosse gelosa custode. Tra i beni di cui si paventa la vendita rientra anche l’albergo San Marco, edificio posto su un’altura al centro dell’altopiano del Cansiglio. L’edificio, ricostruito dopo la devastazione operata dai nazi-fascisti nel corso del secondo conflitto mondiale, sorge dove Venezia, alla fine del XVI secolo, decise di realizzare un manufatto in cui dovevano trovare alloggio le autorità in visita alla foresta, i rappresentanti dell’Arsenale inviati in loco e quanti erano chiamati alla vigilanza del “capitale pretioso” bandito da Venezia.  Si sa, la dominante non era in genere facile a sborsare denari, così, anche in questo caso, l’opera si realizzò a fatica. In laguna giungevano ripetute annotazioni, in primis dal Rettore di Belluno, affinché si portasse a termine la costruzione e, cosa altrettanto importante, se ne garantisse la manutenzione, resa necessaria dalle stagionali intemperie e dagli atti di vandalismo che ugualmente si ripetevano con frequenza.
Il “Palazzo” doveva quindi essere qualcosa di più della “abitazione nel bosco” che i primi provvedimenti, successivi al bando pubblico del novembre 1548, assegnavano al Capitano del bosco perché potesse, nelle stagioni favorevoli, esercitare sul luogo il controllo cui era chiamato. I documenti d’archivio restituiscono in più occasioni testimonianze sull’importanza della costruzione, fino a render conto, pochi anni prima della sua caduta, di un progetto di un edificio a due piani, con stalla e locale annesso.

Qui di seguito sono riportati stralci di documenti e un’immagine dell’edificio progettato. I documenti provengono dal codice seicentesco “Ordini, provisioni, decreti, terminacioni et lettere in materia de boschi d’Alpago e Caiada” conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Belluno (liberamente scaricabile da Cansiglio.it), l’immagine è tratta dal volume di G. Spada, Il gran bosco da remi del Cansiglio nei provvedimenti della Repubblica di Venezia”, Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali, 1995.

Lettera inviata il 1° luglio 1594 dai Patroni all’Arsenale al Rettore di Belluno, Nicolò Morosini.

Scrivessimo al Precessor suo, che facesse fenir la Casa del Canseio, essendoci in quel luoco la preparation della materia, et li mercati con li maestri, et stimando Noi, che questa oparetione sia de molta importanza, et necessariissima, per la conservatione delli Boschi di Alpago (…)”

Lettera inviata il 22 ottobre 1621 dal Senato veneto al Rettore di Belluno, Federico Cornaro.

“La restauratione della Casa fabricata nella pianura del Canseio, nel centro di esso Bosco, racordata da Voi, non dev’esser rinviata avanti, perch’essendo il Bosco amplissimo, et che porta il benefitio, ch’è manifesto alla Casa dell’Arsenale, non è di dovere, che per diffetto di alloggio tralascino li publici Rappresentanti di frequentar la Visita di esso, et il Ministro alla custodia deputato habbia occasione di escusar la sua negligenza, per mancamento di habitatione.(…)”

Particolare del disegno della "Casa così detto Palazzo" eseguito dal Capo Sopraintendente Generale a Publici Boschi, Giulio Urbani Pagani, e allegato alla relazione dallo stesso inviata alla Casa dell'Arsenale in data 9 giugno 1793.

 

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