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Ambiente naturale del Cansiglio

Caratteristiche Generali
Il massiccio del Cansiglio, dall'altitudine media di 1000 metri ( con il Monte Croseraz che tocca i 1694 metri), è costituito da rocce sedimentarie di origine marina ed è tutto modellato dal carsismo. La sua parte centrale è costituita da un ampio bacino in cui convergono tre depressioni più piccole: il Pian Cansiglio, Cornesega e Valmenera. Poi è un susseguirsi di doline, inghiottitoi e grotte una della quali , il Bus della Genziana è stato dichiarato Riserva speleologica. Talvolta nella doline si formano dei ristagni d'acqua, le "lame". Ma non ci sono fiumi o laghi in questo altopiano carsico e permeabile.
La morfologia del Cansiglio è all'origine di un altro fenomeno particolare, quello dell'inversione termica, per cui la temperatura aumenta con l'aumentare della quota. E così accade che nel fondo del gande catino abbiamo i pascoli, più in alto i boschi di conifere e sopra le latifoglie. Tutte le radure presentano questa conformazione.Sono certamente i boschi l'attrattiva principale dell'altipiano. La grande foresta è costituita sopratutto da faggete pure, o miste ad abeti bianchi, più sporadici gli abeti rossi, i larici, le betulle. Rododendri, mirtilli, caprifogli, sorbi, sambuchi sono alcune tra le specie che costituiscono il sottobosco. Particolare è la vegetazione presente intorno alle "lame": erifori, sfagni, viole palustri, la carnivora Drosera rotundifolia. E poi nei prati, un campionario di flora alpina: genziane, soldanelle, primule, campanule, stelle alpine.E non mancano nemmeno le rarità: crescono qui specie diffuse principalmente nell'Europa orientale come Cardamine trifoglia e Doronicum orientale. Notevole anche la fauna. L'isolamento del Cansiglio, un tipico "massiccio di rifugio" per le specie durante le glaciazioni, ha dato luogo a parecchi adattamenti evolutivi, sopratutto nella fauna ipogea: sono quattordici le specie e sottospecie endemiche (cioè eslcusive) dell'altopiano. Tra i mammiferi ungulati il più numeroso è il capriolo, meno diffuso il cervo.  Sono presenti anche volpi, puzzole, faine, donnole e tassi, scoiattoli, moscardini, lepri alpine e comuni, mentre sembra certa la ricomparsa della lince. Ma l'animale più appariscente del Cansiglio è lo splendido gallo cedrone, (che è rappresentato nel logo di cansiglio.it) che si trova qui insieme ad altri tetraonidi. Tra gli alberi secolari del "gran bosco" vivono uccelli rari come il picchio verde e nero e le civette nane e nidificano vari rapaci tra cui nibbi bruni, astori, gufi reali. In tutto l'avifauna conta non meno di 150 specie. Si segnala qualche raro avvistamento dell'orso.

Sulla presenza del lupo in Cansiglio

Il 21 e 22 ottobre 2017 si è svolto a Sedico (Bl) l’VIII Convegno dei Faunisti Veneti, in tale occasione  Francesco Mezzavilla (Faunisti Veneti), Guerrino Malagola (Club Alpino Italiano - Gruppo Grandi Carnivori) e Luigi Costa (Carabinieri Forestali - Nucleo Tutela Biodiversità di Pian Cansiglio ), hanno presentato una relazione in merito alla presenza del lupo (Canis Lupus) in Cansiglio nel periodo 2015-2017. In tale occasione i relatori hanno esposto la modalità di indagine condotte, i segni della presenza (predazioni, piste, fatte e attività di fototrappolaggio) concludendo infine con delle considerazioni sulla presenza di questo carnivoro in Cansiglio.

Il poster descrittivo dell’attività di ricerca riportato qui sopra è scaricabile anche dal sito di Cansiglio.it al seguente link: icon Manifesto Faunisti Veneti Lupo in Cansiglio 2015-2017

Allocco degli Urali inanellato in Pizzoc

Nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 ottobre scorso in Pizzoc, nel corso dell'attività di studio della migrazione autunnale dell'avifauna - Progetto Alpi, i ricercatori presenti hanno assistito ad uno "spettacolo di prima grandezza ... tutti in silenzio ad ammirare lo splendore, l'eleganza, la mitezza e il fascino di una specie la cui presenza è sempre stata circondata da un alone di mistero": l'Allocco degli Urali.
Riportiamo qui sotto il testo della relazione che riassume l'indagine condotta da Francesco Mezzavilla e Saverio Lombardo, membri dell'Associazione Faunisti Veneti, nel periodo 1997-2009. La relazione è presente anche nel sito Cansiglio.it ed è liberamente scaricabile al seguente link. icon Allocco degli Urali in Cansiglio.2013 (88.88 kB)

Sulla presenza dell’allocco degli Urali, Strix uralensis, in Cansiglio

Nel passato l’allocco degli Urali veniva segnalato accidentalmente tra le catture effettuate, più o meno abusivamente nei vari roccoli operanti nell’area pedemontana friulana e veneta. Non si sono però mai raccolte notizie certe di presenza stabile in questo vasto territorio a parte una nota di Motoni (1956). Ciò era probabilmente dovuto alla mancanza di indagini scientifiche svolte con regolarità in questa vasta area. Solo verso l’inizio degli anni ’90 del secolo scorso gli ornitologi friulani Benussi e Genero rilevavano una piccola popolazione presso il confine con la Slovenia.
In Cansiglio la prima segnalazione di presenza è stata fatta da S. Lombardo il 26/09/1997 nell’area di confine con il Friuli Venezia-Giulia posta tra la Val Bona e la Val Frattuzze. Da allora si sono susseguite visite ripetute negli anni che hanno permesso di udire il canto del maschio in quasi tutti i mesi dell’anno.
L’area è stata occupata da un maschio in canto fino al 2000 quando successivamente si è spostato verso il settore meridionale del Cansiglio compreso tra le province di Treviso e di Belluno, nell’area che da Pian Parrocchia arriva fino a Val Piccola. In questo ampio settore l’allocco degli Urali si spostava di frequente, ma comunque, contrariamente a quanto affermato da “esperti ornitologi” si poteva facilmente rilevare al canto anche sostando semplicemente sulla Piana a più si 1 km di distanza dal suo sito di presenza. Le indagini basate su decine di uscite serali per anno, nel 2006 hanno permesso di rilevare anche la presenza anche di una femmina e di un secondo maschio. Non è dato sapere se questo fosse un eventuale figlio della coppia, oppure se si trattava di un maschio in dispersione, fissatosi temporaneamente in Cansiglio.
Nonostante le ripetute uscite ed i contatti vocali, solo in poche occasioni si è potuto osservare un adulto in volo attirato dai richiami. Anche la posa in opera di 10 cassette nido, messe a disposizione da Veneto Agricoltura, non hanno mai dato risultati positivi di nidificazione della specie. Sono state invece usate dall’allocco (Strix aluco) che le ha utilizzate più volte per riprodursi.
Rispetto a tutto ciò l’ultima segnalazione certa di presenza, con rilievo del canto, è avvenuta il 14/03/2008. L’anno successivo, quasi nello stesso periodo (27/03/2009), è stata rilevata una sua presenza, senza però averne la certezza, a causa dell’elevata distanza di ascolto. In seguito non si è più rilevato alcun indice di presenza (canto). Naturalmente sull’onda di quando andavamo esponendo nel corso di varie conferenze ed incontri, si ottenevano segnalazioni da persone poco esperte che non sapevano distinguere il suo canto da quello del comune allocco. Tutto ciò comunque permette di affermare che la specie attualmente non è più insediata all’interno dell’Altopiano del Cansiglio. Con tale affermazione si intendono tuti i versanti che afferiscono verso la Piana. Rimane comunque singolare che la specie venga data da altri ornitologi come nidificante certa in Cansiglio dove non sono mai stati rilevati indizi certi di nidificazione. Gli stessi ornitologi che sostengono questa ipotesi si sono spesso contraddetti, affermando prima di aver sentito i giovani e poi di averli visti. Tutto ciò nell’arco di una sola uscita, effettuata in
un’area dove la specie non era presente da diversi anni. Questi sono i “miracoli” dell’ornitologia.
Gli scriventi, autori di queste estese indagini e di questo breve riassunto, d’altro canto hanno sempre affermato che l’allocco degli Urali potrebbe aver nidificato in Cansiglio, ma non sono mai stati rilevati indici adeguati. In particolare volendo usare i metodi di indagine consigliati per la formulazione di un Atlante degli Uccelli Nidificanti, il livello massimo raggiunto sarebbe il n° 5, ossia “Comportamento territoriale (canto, comportamento aggressivo con vicini ecc.) osservato in uno stesso territorio in due giorni diversi a 7 o più giorni di distanza”. Tutto ciò evidenzierebbe solo una nidificazione probabile, ma non certa.
Attualmente con grande dispiacere, si rileva il fatto che da diversi anni la specie non si è più fatta rilevare in Cansiglio. Magari in futuro si potrà ancora contattare, ma ora tutto ciò rimane solo una speranza.

F r a n ces c o M e z z a v i l l a*, Sa v e r i o L o m b a r d o*† ( † Deceduto nel febbraio 2012)
* Ass o c i a z i o n e F a u n i s t i V e n e t i, M u s e o d i St o r i a N a t u r a l e, V e n e z i a

Studio della migrazione autunnale dell'avifauna

Per il quinto anno consecutivo si svolgerà in cima al Monte Pizzoc (Fregona,TV) la campagna di cattura e inanellamento a scopo scientifico degli uccelli  migratori. Il gruppo di lavoro è organizzato dal dott. Andrea Favaretto, inanellatore, responsabile della stazione. L'attività è coordinata dall'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dal MUSE (Museo delle Scienze di Trento) e rientra in un progetto più ampio denominato "Progetto Alpi", che studia la migrazione autunnale dei passeriformi su tutto l'arco alpino. Si tratta di un'attività di ricerca del tutto incruenta, che serve a conoscere gli andamenti migratori delle specie di uccelli anno per anno, con importanti applicazioni per la conservazione e la protezione delle specie selvatiche.
L'attività avrà inizio il 25 settembre prossimo e si concluderà il 1° novembre 2017.
Per chi vorrà osservare da vicino il funzionamento della ricerca, potrà far visita al gruppo di lavoro, previa comunicazione via mail all'indirizzo presente alla sezione"Contatti" del blog sotto indicato. Per chi non può recarsi in loco, o comunque  vuole conoscere e seguire l'andamento delle catture, potrà seguire l’attività sia sul blog che nella pagina facebook seguenti:

  • facebook  “Inanellamento Pizzoc”

INSILVA – I gusti delle piante

Un’occasione da non perdere. L’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Vittorio Veneto invita a partecipare a delle uscite nella Riserva Biogenetica del Cansiglio seguendo il Prof. Cesare Lasen impegnato in un’indagine vegetazionale fitosociologica della riserva. Indicazioni per la partecipazione e calendario delle uscite nella locandina qui sotto riprodotta.

Qual è lo stato delle foreste della Terra?

FotoIn questi giorni sono stati resi noti due importanti documenti relativi allo studio dello stato delle foreste sul nostro pianeta. Si tratta della ricerca pubblicata da Nature, Mapping tree density at a global scale e il rapporto di valutazione globale della Fao, The Global Forest Resources Assessment 2015. Nel primo documento i ricercatori della Yale University, in collaborazione con enti forestali, sono giunti alla conclusione che ci sono oggi sulla Terra più di 3000 miliardi di alberi, pari a circa 422 alberi per ciascun abitante, otto volte superiore alle ricerche precedenti, ma lo stesso lavoro riferisce che ogni anno spariscono circa 15 miliardi di alberi, e che a partire dagli albori della civiltà umana il loro numero complessivo si sarebbe ridotto del 46%. Nel Rapporto della Fao si espongono dati ancora preoccupanti, ma anche, qualche segnale di miglioramento. Infatti, se negli ultimi  25 anni sono andati perduti circa 129 milioni di ettari di foresta, un’area equivalente, per dimensioni, quasi all’intero Sudafrica, sempre nell’ultimo quarto di secolo il tasso di deforestazione globale netto è ridotto di oltre il 50%, siamo passati dallo 0,18% dei primi anni ‘90 allo 0,08% nel periodo 2010-2015.

Per un più ampio esame dei due documenti, la Redazione di Cansiglio.it segnala:

http://www.lescienze.it/news/2015/09/03/news/numero_alberi_sulla_terra_densita_perdita_foreste-2749684/

http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/foreste-in-25-anni-dimezzato-il-tasso-di-abbattimenti-ma-gli-alberi-continuano-a-cadere/

Come sono stati effettuati questi calcoli? A cosa servono questi conteggi? Come si integrano con i dati del Rapporto FAO? Radio 3 Scienza, nella seconda parte della trasmissione dell’8 settembre 2015, lo ha chiesto a Gianluca Piovesan, docente di Ecologia forestale e selvicoltura all'Università della Tuscia.

Per scaricare la trasmissione:

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-1b475b50-f04b-4cd6-9e11-3f608937a188.html#

Studio su popolamento forestale nella Riserva Piaie Longhe - Millifret

Foto Sentiero H3A chi percorre il sentiero H3 che collega la Val Faldina con il Pizzoc, oppure il vecchio tracciato dell’Alta Via N. 6 che corre più in alto all’interno della riserva di Piaie Longhe – Millifret, sarà forse capitato di osservare, in un’area del bosco, la presenza di targhette numerate poste sul tronco degli alberi. Si tratta di un intervento effettuato nell’ambito di uno studio di Dottorato di Ricerca in Ecologia condotto da Luca Soaruf: “Studio delle strutture e delle dinamiche spazio temporali in popolamenti forestali attraverso il monitoraggio di lungo periodo” presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro Forestali dell’ Università degli Studi di Padova. Nel suo complesso il lavoro così viene presentato dall’autore: “contribuire con lo studio di diverse aree di monitoraggio permanente alla definizione delle strutture spaziali che caratterizzano alcuni popolamenti forestali, attraverso  tecniche di analisi  spaziale riconducibili all’analisi delle distribuzioni (Point Pattern Analysis) e analisi della struttura spaziale (Geostatistical  data analysis)”. Per la sua effettuazione la ricerca di dottorato ha interessato “10 aree di monitoraggio permanente, di cui 5 in Italia nelle zone alpina e subalpina tra Alto Adige e Veneto, 3 nell’area nord orientale dei Carpazi in Romania e 2 nel parco Nazionale del Sagarmatha in Nepal”. Tra queste vi è appunto quella rientrante nell’area della foresta del Cansiglio prima accennata. In particolare il capitolo 5, “Faggeta del Cansiglio, tra libera evoluzione e disturbi del passato: analisi di pattern e struttura spaziale”, presenta uno studio che registra le vicende, di utilizzo e di gestione forestale, che hanno interessato in passato la foresta. Nello specifico, in questa parte della ricerca, l’autore studia “la distribuzione e la struttura spaziale di una faggeta lasciata alla libera evoluzione, in  un’area di monitoraggio permanente di 4 ha, analizzando la variabilità dei diametri nello spazio e la struttura orizzontale e verticale. In particolare [cerca] di capire se la struttura forestale è il risultato della coesistenza spaziale di più aree omogenee e se all’interno di queste è possibile determinare la presenza di una qualche eterogeneità. Inoltre [analizza] i rapporti di vicinanza tra i diversi soggetti a livello di scala spaziale di brevissima distanza basata sulla minima distanza di ogni soggetto arboreo da quello più prossimo, per ottenere informazioni che possano essere utilizzate sia per la gestione che per la modellizzazione delle dinamiche di popolamenti simili.” Nelle sue conclusioni, lo studioso sottolinea come ancora  “questa faggeta seppur lasciata alla libera evoluzione risulta condizionata più dalle vicende storiche che hanno caratterizzato la presenza  umana nella zona che non dai soli fattori ecologici”.

Per scaricare la tesi > icon Studio delle strutture e delle dinamiche spazio temporali in popolamenti forestali attraverso il monitoraggio di lungo periodo (4.36 MB)

Il Gatto selvatico in Cansiglio ?

 

Pubblichiamo nella sezione Downloads un lavoro sul gatto selvatico. Si tratta di un esemplare trovato morto a margine della strada alle porte di Vittorio Veneto (Serravalle) nel 2002.
Attualmente il reperto è conservato presso il Museo del CFS del Cansiglio. Sono cambiate le amministrazioni e le persone che governano questa area ma pochi sanno che finora si tratta dell’unico reperto certo, verificato mediante l’analisi del DNA, di gatto selvatico (Felis silvestris) trovato in Veneto. Attualmente non ci sono altre segnalazioni della specie nella Ns regione.
Appare comunque verosimile che qualche altro esemplare si muova nell’area pedemontana trevigiana ma finora non abbiamo mai avuto dati certi. 
Facciamo appello a tutti i lettori, Amici del Cansiglio, cacciatori, escursionisti, abitanti di inviare al Prof. Mezzavilla eventuali segnalazioni, con foto di individui trovati morti lungo le strade o fotografati nell’area
del Cansiglio. Tutte le segnalzioni  saranno molto gradite.

 PS: COME RICONOSCERE IL GATTO SELVATICO?

In linea di massima, il gatto selvatico si riconosce per la distribuzione ed il numero di anelli scuri sulla coda.
Molto importante poi risulta il pattern, ossia la colorazione delle strie scure sul muso e sulla fronte.
Spesso presenta una macchia chiara sulla gola. Tutto ciò però può mancare in parte, perchè esistono individui con mantelli un pò anomali.
Nel vicino Friuli, sono stati rilevati esemplari ibridi, incrociati con gatto domestico, aventi caratteri del mantello un pò intermedi. Insomma come si sarà compreso risulta spesso difficile determinare la specie.
Nei casi dubbi pertanto si può ricorrere all’analisi genetica del pelo (raccolta con trappole adeguate) o di parti di corpo (lingua) qualora il reperto sia attribuibile ad animale deceduto.
Per maggiore chiarezza si invitano gli osservatori più attenti a visitare il Museo del Cansiglio dove è depositato il gatto selvatico studiato e riportato nell’articolo. (Francesco Mezzavilla)

L'allocco degli Urali è scomparso dal Cansiglio

Pubblichiamo la relazione di Francesco Mezzavilla (Faunisti Veneti) aggiornata ad agosto 2013 sulla situazione dell'Allocco degli Urali in Cansiglio dalla quale risulta chiaramente che la sua presenza rilevata anni fa, non è più confermata.
In allegato, pubblichiamo anche una relazione del 1999 di F.Mezzavilla, S. Lombardo e A. Favaretto

SCARICA > icon Allocco degli Urali in Cansiglio.2013 (88.88 kB)
SCARICA > icon Allocco degli Urali in Cansiglio (874.28 kB)

Ringraziamo il Prof. Mezzavilla della collaborazione, che comincia oggi, con Cansiglio.it.
Nella sezione Documenti potete scaricare altri tre lavori importanti, uno sul censimenti dei rapaci notturni e due relazioni a Convegni internazionali, in francese e in inglese.
SCARICA > icon Rapaci Notturni in Cansiglio (153.83 kB)
SCARICA > icon Aegolius funereus in Cansiglio (in francese) (4.83 MB)
SCARICA > icon Aegoluis funereus in Cansiglio (5.98 MB)

Le salamandre alpine

Ricerca a cura di Enrico Romanazzi e Lucio Bonato.
Appello per la richiesta di informazioni riguardanti le salamandre alpine sulle Prealpi Venete

Allo scopo di documentare meglio la presenza di questi animali sulle Prealpi Venete, verificare la loro posizione tassonomica, indagare la loro distribuzione e differenziazione genetica, anche a fini di conservazione, è stato varato un progetto di indagine

icon Le salamandre alpine (712.89 kB)

Ungulati

Corpo Forestale dello Stato - Gestione ex A.S.F.D.

Saverio Lombardo Gianpaolo Stiz

IL CERVO DEL CANSIGLIO

1 - L'ORIGINE DELLA POPOLAZIONE

Il Cervo in Cansiglio si è estinto intorno alla metà del 1800. Nel 1966, in località Tramedere (dove è situato il museo di Ecologia), l'allora Azienda di Stato per le Foreste Demaniali realizzò un recinto faunistico di circa 50 ettari nel quale furono introdotti daini e cervi, quest'ultimi provenienti dal Tarvisiano.
La neve e lo schianto di qualche albero favorirono la fuga d’alcuni capi dal recinto, ai quali probabilmente si unì qualche esemplare proveniente dalle popolazioni cadorine.
Nel 1985 erano segnalati 30 capi. Questi numeri non erano però sufficienti per avviare lo sviluppo del popolamento e non c'erano popolazioni limitrofe che potessero favorirlo con flussi miratori.
La svolta si è avuta alla fine degli anni ottanta quando, a causa delle utilizzazioni forestali per l'infestazione il recinto è stato abbattuto e tutti gli animali sono fuggiti.
Da quel momento la consistenza della popolazione andava via via crescendo.0ggi siamo inpresenza dicirca 200 capi con un tasso annuale di crescita dei 30% circa (Stiz - Osservatorio Faunistico di Pordenone 1997).

 

2 - CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE

Il Cervo nobile (Cervus elaphus) (inglese red deer, tedesco hir-sch) il più grosso animale della nostra fauna. Il maschio adulto pesa circa 200 Kg, raggiunge una lunghezza di 230 cm e un’altezza di 140 cm. La femmina pesa mediamente 90 Kg è lunga 200 cm ed alta 110 cm. In Italia esiste un'altra sottospecie che è il Cervo Sardo, di dimensioni più piccole.
Il mantello estivo e' rosso-bruno (da cui il nome cervo rosso). Spesso una linea nera attraversa il dorso dell'animale dalla testa alla coda. Il ventre, l'interno delle gambe e la zona anale sono giallastri.
In ottobre l'animale cambia il pelo e il nuovo mantello è più' folto e scuro. In primavera avviene nuovamente la muta che e' generalmente più vistosa dato che il pelo si stacca a ciocche.
Nell'ambito della popolazione i giovani mutano prima mentre i vecchi, gli ammalati o le femmine gravide tendono a ritardare.
morfologia.jpg (10581 byte)In Cansiglio, oltre al Cervo sono presenti anche Caprioli e qualche Daino.
Confondere un Cervo con un Capriolo è piuttosto difficile, viste le differenze di dimensioni, può capitare invece, all'occhio inesperto, di confondere il daino e con il cervo.
I maschi del daino sono più piccoli e gli adulti hanno i palchi allargati a forma di pala. Lo specchio anale (zona limitrofa all'ano) è più evidente nel daino, in quanto contornato da un bordo nero che invece è assente nel cervo. I daini possiedono una coda (anch'essa nera) più lunga che tengono in continuo movimento. La struttura corporea del daino è poi più tozza, meno slanciata.
Non sempre però è facile fare un’osservazione agevole in quanto l'animale spesso si da alla fuga. In questo caso è talvolta caratteristico del daino il galoppo a salti sulle quattro zampe.
Torniamo ora al nostro Cervo. Abbiamo detto che i maschi sono dotati di palchi. Spesso, erroneamente essi vengono definiti corna. In realtà, le corna propriamente dette sono quelle dei bovidi (capra, ariete, vacca, stambecco, camoscio ecc.) e sono costituite da un astuccio di tessuto corneo (simile a quello delle unghie) che ricopre l'osso del corno. Le corna sono dotate di una crescita propria ma non cadono e se vengono rotte non si rigenerano.
cervo2.jpg (5152 byte)I palchi dei cervi, invece, sono costituiti da solo tessuto osseo, cadono ogni anno per poi ricrescere con ritmi anche di 5-6 cm al giorno. I cervi "gettano" il trofeo verso fine febbraio-marzo. Successivamente i palchi si rigenerano attraverso un tessuto cartilaginoso fortemente irrorato di sangue e difeso da un’epidermide vellutata detta "velluto".
Quando i palchi sono completamente cresciuti e ossificati il cervo, sfregandoli sugli alberi, si libera del velluto (mese di luglio).
Lo sviluppo dei palchi è proporzionato all'età dell'individuo: piccoli e poco ramificati nei giovani, imponenti negli adulti, in regressione negli anziani. In un cervo adulto il trofeo può arrivare a pesare oltre 10 Kg.
cervo3.jpg (16722 byte)Una vecchia credenza dice che ogni punta dei palchi corrisponde ad un anno d’età: non è possibile determinare esattamente l'età del cervo con questo parametro, ma è necessaria l'analisi del ricambio dentario e dell'usura dei denti.
La bellezza di un trofeo è una sintesi fra il corredo genetico dell'animale, lo stato di salute e l'ambiente dove questo vive.
In zone poco ospitali o sovraffollate, infatti, i cervi hanno spesso palchi scadenti.
La popolazione del Cansiglio e' dotata di un buon patrimonio genetico che trova facile espressione in un ambiente favorevole e con elevata disponibilità alimentare. I maschi, infatti, possiedono generalmente palchi molto ben formati che non hanno nulla da invidiare con quelli delle migliori popolazioni dell'arco alpino e delle prealpi.
Nel cervo il trofeo è formato da due stanghe che iniziano con una rosa basale ingrossata (punto d’inserzione nel cranio) e si sviluppano per un metro o più. Lungo la stanga si dipartono le varie punte che in un trofeo formato, partendo dal basso, sono: il pugnale, l'ago, il mediano e la corona terminale.
La corona può essere formata, a sua volta, da tre o più punte. Rispetto a questo schema classico ci possono essere però delle varianti: può mancare l'ago, al posto della corona esserci una forcella oppure una sola punta, può variare il diametro e la forma della stanga. I maschi dotati di corona sono considerati i migliori.corpo.jpg (13244 byte)
Con il progredire dell'età oltre ad aumentare le dimensioni dei palchi i maschi modificano anche la loro struttura corporea.
Un cervo adulto al massimo delle sue forze presenta un collo taurino con una giogaia molto sviluppata e una folta criniera. Il peso è nettamente sbilanciato verso i quarti anteriori e il posteriore forma un angolo retto con le zampe posteriori. La testa viene tenuta protesa in avanti con il collo che è il prolungamento del dorso.
L'età massima raggiunta dal cervo è di circa 15 anni.

 

3 - I SEGNI DI PRESENZA

Vedere un cervo in Cansiglio è esperienza che può capitare. Purtroppo (o per fortuna !) si tratta però di pochi attimi visto che l'animale fugge a gran velocità. Poterlo osservare senza essere visti assaporando questo magico momento è invece esperienza di pochi.
Molto più facile è venire a contatto con i suoi segni di presenza. Bisogna però saper vedere.
Per chi cammina nelle zone della Valmenera, Valscura, Cornesega è facile imbattersi nei segni che testimoniano il passaggio dell'animale. I cervi scelgono spesso le vie più facili (es.sentieri) per muoversi all'interno della foresta e sono abitudinari perciò utilizzano sempre gli stessi percorsi.
I segni di presenza del cervo sono: le impronte, le fatte, i prelievi alimentari, i braghi, i fregoni.

3.1 Le impronte

Il piede è formato da due unghioni. Nel terreno o nella neve sono osservabili i bordi degli zoccoli e il cuscinetto plantare.
Le impronte possono essere confuse con quelle del daino mentre risultano ben più grandi di quelle del capriolo.
Una differenza rispetto al daino, peraltro non sempre chiaramente visibile, è data dalle dimensioni del cuscinetto plantare rotondeggiante che nel cervo copre circa un terzo dell'orma mentre nel daino arriva a metà impronta.impronte.JPG (2971 byte)
Il maschio lascia generalmente un’orma di dimensioni maggiori di quelle della femmina.
Per osservare agevolmente le impronte del cervo in Cansiglio è sufficiente percorrere il sentiero A nel tratto che dall'Archeton porta alla Valmenera, oppure il tratto del sentiero B che dalla Valmenera porta alla Valbona.

3.2 Le fatte

Spesso lungo i camminamenti dei cervi ci si può imbattere nei loro escrementi. Essi sono formati da gruppi di "pillole fecali" come in tutti i ruminanti selvatici.
Nel cervo le singole pillole sono diverse nei due sessi: cilindriche con un apice concavo ed uno appuntito nel maschio, ovali nella femmina.
La forma delle fatte (nome tecnico usato per indicare gli escrementi) dipende molto dall’alimentazione: più questa è secca più facilmente sono visibili le pillole fecali.
Il cervo preleva apici vegetativi d’erbe, arbusti e alberi. Queste abitudini alimentari sono proprie anche del capriolo perciò non è sempre possibile capire chi ha provocato l'asportazione se non dalla presenza d’impronte o fatte.
Abbastanza tipico del cervo è invece scortecciare gli alberi.
Il capriolo rivolge le sue attenzioni a giovani piante di diametro inferiore ai 4 cm mentre il cervo preleva corteccia anche da piante di 20 cm di diametro (comunque di diametro maggiore ai 4 cm). Molto diverse sono anche le altezze del prelievo. Il cervo può arrivare anche a 170 cm e oltre.cacche.JPG (3617 byte)
Le scortecciature a scopo alimentare sono ben visibili all'interno della Val Scura, in Cornesega Alta, in Valbona e nella Riserva Naturale Orientata di Pian di Landro.
Nelle scortecciature è facile vedere il solco provocato dagli incisivi presenti nella mandibola.
Anche il daino possiede queste abitudini alimentari. Nel suo caso però lo scortecciamento può presentarsi con un andamento trasversale al tronco.

3.4 Braghi

Nel periodo estivo i cervi amano rotolarsi in buche fangose per lenire la calura o per la pulizia del mantello. Queste buche vengono chiamate "braghi", vengono utilizzate ripetutamente per molti anni di seguito e possono raggiungere dimensioni ragguardevoli con diametri superiori ai 5 m. Spesso vicino al brago ci sono uno o più alberi dove l'animale va a sfregare il pelo dopo il bagno. Gli alberi si distinguono per la presenza di fango e d’abbondante peluria sulla corteccia.
I braghi sono disseminati un po’ in tutta la foresta. Il più grande si trova in Cornesega Alta e misura circa sei metri di diametro.

3.5 Fregoni

Nella zona tra Valmenera e la Piana del Cansiglio, oltre ai braghi è possibile vedere nel bosco giovani abeti rossi e bianchi con asportazioni di corteccia che interessano altezze comprese fra 70 e 170 cm. circa dal suolo. Sono i "fregoni". Rispetto agli scortecciamenti alimentari si distinguono perché mancano i solchi dei denti e i bordi della zona scortecciata sono lisci.
Si tratta di segnali visivi e olfattivi rivolti ai concorrenti che il maschio realizza stregando ripetutamente su tali piante i palchi e le ghiandole odorose che si trovano sulla fronte e davanti agli occhi.
In altri casi, soprattutto nel mese di luglio, si tratta delle conseguenze della pulizia dei palchi dal velluto.

 

4 - L'ALIMENTAZIONE E I RITMI GIORNALIERI

Ilcervo è un pascolatore poco selettivo, rivolge in altre parole le proprie preferenze alimentari verso un ampio spettro di specie erbacee, arbustive ed arboree; le specie erbacee costituiscono comunque la parte predominante della dieta. Si rivolge alle specie arbustive ed arboree di cui preleva apici vegetativi, foglie e cortecce, specialmente nei periodi che deve trascorrere nel bosco.
Vengono appetite anche specie velenose per l'uomo come il tasso e l'edera.
Un animale adulto ingerisce giornalmente fra i 10 e i 15 Kg di vegetali. Escludendo il periodo dei calori, il cervo impegna per la ruminazione circa otto ore al giorno.
La giornata ideale del cervo è scandita da cicli regolari. Ogni ciclo contempla una fase di quiete ed una d’attività. La fase di quiete serve per il riposo e la ruminazione, mentre, durante l'attività, l'animale si nutre, si sposta o si dedica alle cure corporali e ai rapporti sociali. Ogni ciclo dura circa tre ore. Il cervo dorme per brevi periodi (non più di cinque minuti) durante i quali non è in grado di controllare i pericoli.
Tutti i ritmi vengono alterati all'avvicinarsi del periodo riproduttivo.

 

5 - LA RIPRODUZIONE

Gli accoppiamenti avvengono da metà settembre a metà ottobre; in tale periodo è possibile assistere ai rituali che servono per stabilire le gerarchie e quindi il controllo dei pascoli dove si trovano le femmine. E' un momento molto delicato; i maschi adulti smettono in pratica di nutrirsi e orientano le loro energie alla conquista di uno spazio riproduttivo e successivamente alla sua difesa.
Spesso parlando di cervi vengono subito alla mente combattimenti cruenti e spettacolari. In realtà non è così frequente assistere ad uno scontro fra cervi.
I combattimenti provocano un elevato dispendio energetico e comportano anche dei rischi per cui la natura ha sviluppato nell'animale una sorta di cerimoniale che comporta la lotta solo nei casi in cui sia l'ultima carta rimasta per stabilire la dominanza. Il cerimoniale prevede una fase di minaccia ed una d’imposizione.imbramito.jpg (7758 byte)
S’inizia con le contrapposizioni acustiche cioè i cervi attraverso il bramito (una via di mezzo tra muggito e ruggito udibile a grandi distanze) cercano di impressionare l'avversario.
Se ciò non basta (spesso è però sufficiente) gli animali iniziano a mandarsi dei "messaggi" visibili: raspano il terreno con gli zoccoli o con i palchi, sfoderano il pene emettendo spruzzi di urina, irrigidiscono la muscolatura, si scagliano contro i cespugli che vengono distrutti con i palchi. Tutto questo in assoluto silenzio. Se ancora non basta per spaventare l'avversario, si passa al cosiddetto "passo parallelo": i maschi si affiancano ad una distanza di circa 10 metri ed iniziano a camminare osservandosi con la coda dell'occhio.passeggio.jpg (5189 byte)
Questa è l'ultima occasione che ha l'avversario per riconoscere l'eventuale inferiorità e cosi' ritirarsi.
Se nessuno dei due abbandona, improvvisamente i cervi si girano ed incrociano i palchi.
Generalmente questi combattimenti sono incruenti sia per la conformazione dei trofei, che essendo a molte punte s’intrecciano reciprocamente senza arrivare al corpo, sia perché sembra ci siano dei freni inibitori che impediscono all'animale di colpire l'avversario quando questo abbandoni.
Lo sconfitto deve poi subire il cerimoniale di imposizione: esso viene inseguito per un breve tratto con il vincitore che emette la cosiddetta tosse cioè un bramito secco ripetuto più volte.lotta.jpg (5004 byte)
Una volta entrato in possesso di un pascolo, l'animale lo cosparge di segni territoriali: lo marca con fregoni, con le urine dal forte odore ircino, raspando il terreno, emettendo i bramiti.
Si riportano ora, come esempio, le annotazioni relative ad una delle tante sere trascorse in osservazione dei cervi.

"25 settembre 1995. Postazione: osservatorio faunistico Valmenera. Alle ore 17.45, dal bosco a dx dell'osservatorio esce maschio 16 punte irregolare (sette punte in una stanga, otto nell'altra). Salta lo steccato ed entra nella lama. Poco dopo esce sporco di fango e si sposta verso il centro della piana. Raspa e ara ripetutamente il terreno con la zampa e con i palchi, spruzzando d’urina l'erba con il pene estroflesso. Termina l'operazione emettendo un forte bramito. Dal bosco di fronte all'osservatorio risponde un maschio non identificato. I bramiti diventano regolari e provengono da tutte le direzioni. Il maschio in Valmenera continua a raspare il terreno. Alle 18.15 un maschio salta lo steccato da dietro l'osservatorio. E' in compagnia di due femmine. Accortosi del 16 punte irregolare si ferma a guardarlo in silenzio. Si tratta di un giovane maschio con 12 punte (sei per stanga). Il cervo più vecchio si dirige in silenzio dalle due femmine cercando di spingerle verso il centro della piana. Sembra non preoccuparsi dell'avversario che, infatti, abbandona in silenzio il pascolo. I bramiti del maschio nel bosco di fronte si fanno più insistenti. Il cervo in piana risponde. Cerca di avvicinarsi alle femmine provocandone però l'allontanamento. Emette ripetuti colpi di tosse. Raggiunge nuovamente le femmine e le riporta al centro della piana. Alle 18.30 un maschio entra nel pascolo dal bosco di fronte. Si tratta di un 14 punte irregolare (sette + sei).I due maschi bramiscono con potenza. Si avvicinano, iniziano a camminare parallelamente l'uno all'altro, spostandosi avanti e indietro per la piana. Si fermano. Ognuno bramisce, ma in direzioni opposte. Riprendono il passo parallelo. Improvvisamente si pongono di fronte ed incrociano le corna. Si fermano subito. Il 14 punte irregolare abbandona spostandosi verso destra inseguito al trotto dal vincitore. Quando il perdente entra in bosco, l'altro emette un forte bramito seguito da svariati colpi di tosse. Le femmine in piana sono diventate quattro. Sono presenti anche tre piccoli dell'anno. Ore 19.15, visibilità nulla, abbandono postazione. Durante la risalita a piedi, un maschio inizia a bramire verso Casera Costalta".

I maschi dominanti occupano le zone più favorevoli e più frequentate dalle femmine; per un mese dormono e mangiano poco (arrivano a perdere anche il 20% del peso), si accoppiano con le femmine che man mano vanno in calore.
L'areale riproduttivo del Cervo, inizialmente limitato alla Valmenera, si è rapidamente esteso occupando oggi una zona che va dalla Piana del Cansiglio, alla Cornesega, alla Valscura, Val Bona, Pian di Landro, fino ai limiti ad est della Foresta (zona Ceresera).
Nel periodo autunnale è possibile in queste zone udire i bramiti degli animali e in qualche caso anche vederli. Non bisogna però dimenticare che l'animale è sottoposto ad un forte stress energetico e che dover fuggire o alterare i propri ritmi perché qualche "guardone" vuol scattare la foto della propria vita può compromettere il successo riproduttivo dell'animale.
E' bene accontentarsi di udire gli animali a distanza senza interferire con le loro attività.
A tal fine non bisogna dimenticare che il disturbo della fauna selvatica è considerato un reato e come tale va perseguito con sanzioni di carattere amministrativo.mamma e piccolo.jpg (8984 byte)
La gestazione si protrae fino a maggio - giugno quando le femmine partoriscono un piccolo inizialmente maculato (da taluni chiamato bambi) che rimarrà con la madre fino al parto successivo. I parti avvengono ovviamente nelle zone più tranquille della foresta dove le femmine si rifugiano isolandosi dal resto del branco. Il piccolo, nei primi giorni dalla nascita, rimane nascosto nell'erba alta e viene raggiunto dalla madre solo per l'allattamento. Successivamente la seguirà fino all'anno di vita, se è un maschio, oppure anche negli anni successivi se è una femmina (branchi matriarcali).

6 - 1 LUOGHI FREQUENTATI

Il cervo, a differenza del solitario e territoriale capriolo, tende a riunirsi in branchi spesso composti d’animali dello stesso sesso, anche numerosi, che si spostano in territori molto vasti.
Durante il giorno gli animali si rifugiano in boschetti densi e lontani dal disturbo antropico.
Dall'imbrunire all'alba gli animali entrano in piena attività uscendo anche allo scoperto su prati e pascoli, nei coltivi, lungo le strade, presso abitazioni isolate per consumare foraggi più nutrienti di quelli presenti all'interno del bosco.
Nel periodo che va da dicembre ad agosto possiamo incontrare i cervi del Cansiglio in un territorio vastissimo, dell'ordine dei 20000 ettari, che ha come confini la dorsale del gruppo del monte Cavallo, l'Alpago, il lago di S.Croce, la val Lapisina, Vittorio Veneto, Cappella, Maggiore, Sarmede, Caneva, Polcenigo, Budoia, Aviano; talvolta qualche esemplare s’inoltra nella pianura.
La permanenza in foresta dipende dalla presenza o meno di neve. Se questa supera i trenta centimetri tutti gli animali si spostano nei quartieri di svernamento, altrimenti una parte della popolazione rimane in Cansiglio.
Il periodo più freddo viene trascorso sui crinali meglio esposti. In inverno troviamo i cervi prevalentemente nella zona sopra Campon-Palughetto, nei pascoli delle malghe del versante Pordenonese e Trevigiano, nella zona del Ceresera fino ad arrivare alle campagne attorno ad Aviano. Con la primavera c'è una tendenza a spostarsi verso quote più alte. Ecco allora che i Cervi possono frequentare anche l'Alpago e Pian Cavallo.
Il cervo non teme l'acqua, anzi è un buon nuotatore, è anche capitato che esemplari siano caduti nei canali d’irrigazione: una decina d’anni fa un maschio è sopravvissuto ad un tragitto di oltre 10 Km nel canale Castelletto - Nervesa, in gran parte in galleria.
Nei mesi di settembre ed ottobre tutta la popolazione ritorna in Foresta per gli accoppiamenti. Qui rimane fino all'arrivo della prima neve e cioè verso i primi di dicembre.
Terminati gli accoppiamenti, gli animali tendono a riunirsi in grossi branchi, i maschi da una parte, le femmine con i piccoli ed eventuali maschi giovani dall'altra. Solo i maschi anziani tendono ad isolarsi e a vivere in solitudine.
Questi grossi branchi, anche di 30-40 capi, si dedicano prevalentemente all'alimentazione per recuperare le energie perse nel periodo riproduttivo e preparare le riserve per l'inverno. E' possibile quindi vederli nei pascoli migliori che sono quelli gestiti dall'uomo a scopo zootecnico. Ecco allora che la Piana del Cansiglio diventa il punto d'incontro per il grosso della popolazione che è facilmente visibile nelle prime ore del mattino dei mesi di novembre-dicembre.

7 - I RAPPORTI CON L'UOMO

7.1 Prelievo Venatorio

Il cervo è inserito nelle specie cacciabili previste dalla legislazione nazionale e regionale veneta e friulana. Può quindi essere abbattuto nelle zone esterne alla foresta demaniale del Cansiglio secondo piani d’abbattimento proporzionati alla consistenza della popolazione. Sono oggetto d’abbattimento sia i maschi sia le femmine appartenenti prevalentemente alle prime classi d’età.
Attualmente ogni anno vengono legalmente abbattuti una trentina di esemplari suddivisi tra l'Alpago e la Provincia di Pordenone.
Certamente alcuni esemplari vengono abbattuti anche in modo illegale; il loro numero è difficilmente stimabile e si tratta soprattutto di maschi. Il bracconaggio comporta un danno molto grave perché vengono eliminati i capi migliori di cui viene commercializzato il trofeo e la carne. Questi maschi sono i custodi di un patrimonio genetico eccellente e quindi la loro eliminazione ha riflessi negativi sull'intera popolazione.
Alle morti naturali e ai prelievi, più o meno legittimi, c'è poi da aggiungere un certo numero di capi che ogni anno muoiono investiti dalle automobili. I cervi frequentano spesso nelle ore notturne le scarpate delle strade per nutrirsi o in periodo invernale, vanno in mezzo alla carreggiata per leccare il sale antigelo o semplicemente attraversano la strada che divide in due il pascolo. Questi incidenti oltre ad essere a volte fatali per l'animale possono provocare danni notevoli agli automezzi (non rimborsabili in presenza di segnaletica adeguata) e ai guidatori.

7.2 Censimenti

E' da alcuni anni che in Cansiglio vengono effettuati dei censimenti al bramito.
Si sceglie il momento, fine settembre - primi d’ottobre, in cui l'attività dei maschi adulti è più intensa. Così, per più sere di seguito dall'imbrunire a notte fonda, si annotano la direzione, l'ora e le frequenze delle emissioni vocali. I numerosi punti fissi d’ascolto individuati nell'area di bramito, con fulcro in Valmenera, permettono la massima copertura acustica possibile di un territorio di boschi e prati di circa 1.200 ettari.
Su queste stazioni si alternano volenterosi giovani entusiasti che, con l'ausilio di una tavoletta pretoriana orientata a nord e di una bussola, individuano precisamente e registrano le direzioni di provenienza dei bramiti e gli altri dati. I maschi in attività sicontano, quindi, dopo trasposizioni e controlli su opportuna cartografia.
Sull'area si son potuti in tal modo censire 21 maschi nel '96 e 29 nel '97. La densità di maschi bramitanti è così passata da 1,75 a 2,3 per 100 ettari, con un incremento in un sol anno di ben 0,6 individui per ogni chilometro quadro, a ben significare di una popolazione ancora in crescita.
Il proseguire delle attività d’indagine con tali dovizie di dati consentirà nel futuro di seguire l'evoluzione dell'area e le dinamiche dei gruppi, con l'attenzione che il Cervo del Cansiglio certo merita.

7.3 Danni alle colture e al bosco

Il cervo può talvolta risultare dannoso per le colture ai margini di zone boschive, specialmente in orti, vigneti e seminativi. Nei Comuni di Fregona, Sarmede, Cappella Maggiore e in tutta la fascia pedemontana del Cansiglio è ormai abituale assistere, nel periodo invernale e primaverile, alle incursioni dei cervi vicino ai centri abitati per alimentarsi delle leccornie coltivate dall'uomo.
Quando la densità di popolazione supera la capacità portante dell'ambiente ci possono essere danni anche gravi alla foresta.
Prima di addentrarci in questo discorso dobbiamo però chiarire un concetto fondamentale e cioè che il cervo essendo animale autoctono non determina in condizioni ambientali normali danni alla vegetazione. Problemi s’iniziano ad avere quando l'ecosistema è modificato a misura d'uomo, sia negli aspetti vegetazionali sia quelli faunistici. Ecco allora che la mancanza di predatori naturali, l'impoverimento del numero di specie vegetali presenti (pensiamo alla pecceta pura o alla faggeta pura) che riduce la disponibilità alimentare, il disturbo provocato dalle attività dell'uomo che altera i ritmi dell'animale costringendolo a rimanere nascosto in foresta, possono favorire l'insorgenza di danni al bosco.
Il cervo, infatti, può compromettere la rinnovazione di specie come l'abete bianco, brucando gli apici vegetativi delle giovani piantine, oppure danneggiare gravemente gli alberi, scortecciandoli.
Quest'ultimo tipo di danno è quello che ha il maggior impatto sul bosco.
Di recente è stato condotto uno studio nella Riserva Naturale Orientata di Pian di Landro Baldassare per verificare appunto le preferenze alimentari del cervo in relazione all'attività di scortecciamento (Lombardo&Stiz 1997). E' risultato che la specie più appetita è l'abete rosso mentre viene ignorato il faggio. Le scortecciature interessano piante di diametro compreso fra i 4 e i 26 centimetri con prevalenza di quelle intorno ai 10 centimetri. I prelievi avvengono prevalentemente durante il riposo vegetativo e consistono in semplici raschiature senza strappo della corteccia (Tav. n. 12). Solo il 14 % delle scortecciature è di tipo primaverile. Quest'ultime sono le più dannose perché la circolazione linfatica rende più semplice l'asportazione della corteccia che si stacca in grandi pezzi. Il danno mediamente parte da un’altezza di 90 cm per arrivare a 140 cm con punte anche di due metri.
Le piante maggiormente interessate dai prelievi sono risultate quelle inserite in formazione pura e densa.
I motivi che spingono il cervo a prelevare consistenti porzioni di corteccia non sono stati ancora completamente chiariti. La teoria più accreditata è che l'abete rosso viene ricercato per l'alto tenore di umidità dei suoi tessuti. A questo fatto c'è probabilmente da aggiungere la maggior facilità di distacco della corteccia del peccio rispetto ad un abete bianco o ad un faggio. Per quanto riguarda i fregoni è risultato, invece, che il cervo predilige l'abete bianco. Il palco ha costituzionalmente un colore molto chiaro. Sono i succhi vegetali delle piante su cui l'animale pulisce il trofeo a conferire il colore agli stessi. Cervi che vivono in boschi di conifere hanno palchi mediamente più scuri di quelli degli animali che vivono in boschi di latifoglie.

7.4 La fruizione naturalistica e l'etica dell’osservazione

Questa specie offre notevole interesse a chi, per scopi ricreativi, frequenta questi ambienti naturali. La visione di un cervo, specialmente se maschio ed adulto, è sempre un'emozione difficile da dimenticare. Negli ultimi anni si è assistito ad un continuo aumento delle persone che giungono in Cansiglio per vedere i cervi o assistere al rituale riproduttivo. Ecco allora che naturalisti, camminatori, fotografi o semplicemente persone con la voglia d’emozioni naturalistiche da vivere e raccontare, si sono riversati in Valmenera e zone limitrofe. A settembre ci sono più cristiani che cervi. Niente da dire se tutto questo volesse dire maggior conoscenza, maggior rispetto e maggior interesse per la conservazione. Purtroppo però questo spesso non avviene e l'enfasi naturalistica si traduce in uno stress per gli animali.
Sarà necessario arrivare ad una regolamentazione del "traffico umano"?
Forse, però servirà a poco se parallelamente non maturerà in tutti noi un’etica dell'osservazione.
Non pretendiamo certo di affrontare in questa sede un argomento così impegnativo, proponiamo solo alcune riflessioni, in forma di semplice decalogo, nate dall'esperienza maturata in bosco in questi dieci anni di lavoro con i cervi.

1) Il mimetismo non è fondamentale, sembra che i cervidi non distinguano i colori, però è importante perché dimostra sensibilità, rispetto e permette di integrarsi nell'ambiente;

2) Il silenzio e' fondamentale. Urlare, in piena acme da naturalista "Mario il cervo!!" serve solo a spaventare l'animale e vanificare ore di appostamento.

3) La dotazione di un’adeguata strumentazione ottica è molto importante perché permette di osservare a distanza di rispetto.

4) Sapersi fermare cogliendo le occasioni che ci capitano. Citiamo un fatto cui abbiamo assistito.

"Valmenera, settembre 1992; tre gitanti camminano lungo la strada che conduce dalla Valbona alla Valmenera. Giunti in prossimità della piana si accorgono della presenza di un maschio che pascola. La distanza è buona, circa duecento metri. Il cervo non si è accorto di nulla. Fra loro e l'animale vari cespugli. La decisione è rapida: avvicinarsi il più possibile. Tre persone di cui due con giacca a vento gialla, iniziano a muoversi accucciati fra un cespuglio e l'altro. Pochi metri e provocano la fuga del maschio, di due femmine, di un capriolo e di una volpe".

5) Sapersi muovere lentamente e senza scatti. I cervidi, infatti, colgono soprattutto il movimento. Una persona ferma spesso non provoca la fuga repentina dell'animale.

6) Controllare la direzione del vento. L’olfatto è uno dei sensi più sviluppati dei cervi.

7) Farsi accompagnare da personale esperto: un po’ d’umiltà spesso permette maggiori soddisfazioni.

8) Saper attendere, essere disposti a sacrifici e saper accettare l'insuccesso. Gli animali non sono certo al nostro servizio.

9) Saper cogliere i segni che la foresta invia: un merlo che fugge, uno scricchiolio, un capriolo che abbaia, l'odore selvatico dei cervi, le impronte, le fatte, ecc. Spesso L'immaginazione e una certa dose di mistero possono rendere gratificante una camminata, quanto un’osservazione diretta.

10) Sentirsi degli ospiti in casa altrui che vogliono minimizzare i disagi per i padroni di casa. Riconoscere il valore di quello che vediamo e nel rispetto vivere profondamente la grandezza della natura e il senso della nostra trascurabilità.

note

Su gentile concessione del CFDS - Il Cervo del Cansiglio (Archivio del Cansiglio 2)
di: Saverio Lombardo e Giampaolo Stiz

Saverio Lombardo, Dottore forestale, docente di ecologia generale presso l'I.P.S.A.A. "G.Corazzin" di Colle Umberto TV, naturalista, ornitologo, da anni si occupa di fauna del Cansiglio, in particolar modo di Stringiformi e Ungulati.

Gianpaolo Stiz, laureato in Scienze Forestali, docente di Ecologia Applicata presso l' I.P.S.S.A "G.Corazzin " di Colle Umberto (TV), dal 1988 si occupa del cervo del Cansiglio e dal 1992 collabora con l?Osservatorio Faunistico della Provincia di Pordenone.

Tetraonidi

I tetraonidi Cansiglio



GALLO CEDRONE Tetrao urogallus
L'habitat di questa specie si estende su una fascia compresa fra i 1.000 e i 1.800 mt. di altitudine. Preferisce vecchie conifere con elementi di foresta decidua e ricco sottobosco a mirtillo e lampone, all'interno dei quale ricerca il suo nutrimento estivo. La dieta invernale è, invece, composta da aghi e gemme di abete rosso. Necessita di vecchi alberi secchi dove si riposa e si accoppia, di grandi ceppaie e tronchi marcescenti coperti di muschio per inscenare le spettacolari parate nuziali e per la nidificazione. l pulcini, assai precoci, si nutrono di insetti, formiche e loro larve.

 


 

PERNICE BIANCA Lagopus mutus
Presente nell'area alpina dai 2.000 ai 3.500 mt. di altitudine nella fascia corrispondente ai limite degli alberi, in praterie e terreni con sporgenze rocciose, tra lo sfasciume delle rocce dove la neve resta tutto l'anno. In estate si nutre principalmente di foglie e gemme di salice nano, di mirtilli e di varie erbe alpine, mentre in autunno di bacche. D'inverno, frequenta crinali e pendici soleggiati dove la neve si scioglie per prima e solo in occasione di copiosi e perduranti innevamentii degli abituali ambienti tipici della specie, essa si sposta temporaneamente verso il basso.

 


 

FRANCOLINO DI MONTE Sonasa bonasia
La sua presenza è legata all'esistenza di boschi di latifoglie o misti con sottobosco ricco di erbacee produttrici di frutici e bacche che costituiscono il suo nutrimento.In estate, si nutre anche di insetti e piccole chiocciole condividendo la dieta dei pulcini.Nell'Europa meridionale la specie è presente solo nell'area alpina, sebbene sia il Tetraonide meglio distribuito e quello che scende alla quote più basse.Nei boschi delle Alpi Orientali risulta abbastanza frequente sebbene il suo comportamento elusivo non consenta spesso di rilevarne la presenza.

 


 

FAGIANO Di MONTE Tetrao tetrix
Vive sopra il limite dei bosco dove gli alberi vanno diradandosi, dai 1.100 ai 2.000 mt. di altitudine Legato principalmente ai boschi di conifere, il Gallo forcello, com'è più spesso denominato, si nutre di gemme di conifere, salice, ontano, sorbo e pioppo oltre che di bacche e parti della pianta dei mirtillo nero. I pulcini, nei primi mesi di vita, mangiano esclusivamente piccoli insetti; solo successivamente si abitueranno a nutrirsi dei tipici alimenti degli adulti. l maschi adulti sono sedentari e fedeli al loro territorio, dove si esibiscono nelle note parate di corteggiamento, mentre le femmine e i giovani possono raggiungere territori molto lontani da quello di origine.



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