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Ambiente naturale del Cansiglio

Incontro in Pian Cansiglio a difesa della antica foresta

Domenica 19 giugno si terrà in Cansiglio una manifestazione a difesa della Foresta del Cansiglio. L’iniziativa è promossa da Mountain Wilderness, Ecoistituto del Veneto e da altre realtà a difesa dell’ambiente. Qui sotto il testo dell’articolo pubblicato sul n.6/2016 di TERA e AQUA a promozione dell’incontro.

La pianura Padana è una delle aree più cementificate e inquinate della Terra. L’inquinamento ha molte facce, dall’immoralità assoluta di chi avvelena l’acqua potabile di centinaia di migliaia di persone (pur di aumentare il proprio guadagno) a chi avvelena di chimica la terra per ottenere il massimo dall’agricoltura col minimo sforzo e costo, provocando un numero infinito di malattie, a cominciare dal cancro. Ma esiste anche un altro inquinamento, quello etico e morale, di chi trasforma la politica, da servizio alla comunità, in attività criminale per accumulare ricchezze. Eppure esiste un Nord-Est che si può ancora salvare, luoghi nei quali danni irreparabili non sono ancora stati fatti, preziosi per conservare la memoria di come eravamo e di come potremo essere, se saremo capaci di invertire la rotta e non considerare più l’economia come il valore assoluto da anteporre ad ogni altra priorità. L’Antica Foresta del Cansiglio è uno di questi luoghi, un vero miracolo se si pensa che un ambiente così ben conservato (anche se si può fare di meglio) si trova a due passi dalla pianura, a poco più di un’ora dalle coste adriatiche. Un massiccio montuoso con una biodiversità incredibile, ricchissimo di flora e con una  fauna straordinaria, che di solito si trova solo in aree più isolate, lontane dalla comunità umana: l’aquila, il  camoscio, lo stambecco, il cervo, con passaggi di orsi e il sospetto che forse vi sia già arrivato il lupo, come in Lessinia e in Asiago. Come associazioni ambientaliste ci battiamo da decenni per impedire che la logica dello sfruttamento senza limite provochi quei danni che rendono sempre più invivibile la pianura. Ma i tentativi sono continui e la nostra volontà di resistere è messa alla prova: non ci si deve mai distrarre.  Siamo riusciti ad evitare che l’or-rendo Pian Cavallo friulano, pieno di impattanti impianti per lo sci da discesa, si allargasse verso il Veneto, invadendo l’Alpago; ma non siamo riusciti ad impedire che una brutta seggiovia friulana arrivasse al confine dell’area SIC e ZPS, così l’ipotesi di collegamento con l’Alpago non è tramontata del tutto; localmente c’è ancora chi ci spera. Come non è stata ancora del tutto abbandonata l’idea di pale eoliche in cima al monte Pizzoc, e il Friuli ha già approvata (forse qualcuno di noi si è distratto…) l’asfaltatura di tutta la lunga dorsale fino al Pian Cavallo, sempre con l’idea, mai abbandonata, di portare la gente a sciare in Pian Cavallo. Forse in Friuli sono convinti che il cambiamento climatico, quello che fa mancare la neve alle basse quote, sia un’invenzione di qualche ambientalista esagitato e non il cruccio della maggior parte dei governi del mondo. L’ultima novità, approfittando della crisi economica (reale) e della mancanza di risorse (mal distribuite), sono le vendite dei beni regionali.  E siccome il Cansiglio è un luogo di grande valore simbolico ed identitario, vista la tutela stretta già dai tempi della Repubblica di San Marco, quando era il Gran Bosco da Reme, utile per i remi di faggio delle galee, si comincia proprio da qui: la Regione aveva già promossa la gara per la vendita dell’albergo San Marco, in centro alla piana, poi è tornata sulla sua scelta, ma, sembra, solo per riuscire a fare una proposta che non venga facilmente attaccata. Noi invece continuiamo a sostenere che nessuna parte di Cansiglio va venduta: l’albergo San Marco potrebbe risultare la prima di una serie di vendite, demolendo l’inalienabilità che dura da secoli. La Regione deve trovare il coraggio di fare la scelta giusta: crearvi un’area protetta, una Riserva Naturale Regionale, unico modo per definire delle regole di tutela che siano valide a lungo. Prima viene la biodiversità e la tutela, poi le attività umane, che possono esistere ma devono essere limitate, regolate in armonia con l’ambiente naturale (il nostro vero “petrolio”).

Toio de Savorgnani, Mountain Wilderness
Michele Boato, Ecoistituto del Veneto

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GALILEO e il CANSIGLIO

RitrattoAl termine del 450° anno dalla nascita di Galileo Galilei, la Redazione di Cansiglio.it vuole ricordare lo scienziato pisano con una lettera che lo stesso inviò alle autorità della Serenissima, una dissertazione scientifica sul remo, inteso “quasi una leva”, circa la sua più efficace ed opportuna collocazione sulle galere. Remi che Venezia, non occorre rammentarlo, ricavava dai faggi che prelevava in abbondanza dalla foresta del Cansiglio.

Il documento è tratto dal volume, Il Gran Bosco da remi del Cansiglio nei provvedimenti della Repubblica di Venezia, G. Spada, Roma, 1995, pp. 216/17.

Ho inteso dall’Ill.mo Signor Gianvincenzo Pinelli il quesito di V.S. Ill.ma circa il quale li dirò quello che io tengo la verità, et è questo:

quanto al far maggiore o minore forza nel pingere avanti il vassello l’esser il remo posto sul vivo ò fuori non fa differenza, sendo tutt’altre circostanze le medesime; et la ragione è che sendo il remo quasi una leva tutta volta che la forza, il sostegno et la resistenza la divideranno nella medesima proporzione universale et invariabile: et io non credo che dal far le ale alla galera si cavi altra comodità che l’haver piazza più capace per i soldati, et per i forzati, i quali forzati non si potrebbero accomodare 4 o 5 per remo et massime verso la poppa et la prua se non vi fossero le ale; ma anche quando si potessero accomodare à vogare tanto nell’un modo quanto nell’altro, il posar lo schermo sul vivo, ò fuori facesse differenza alcuna, io non lo credo affatto a patto alcuno; stando però il remo sempre diviso nella medesima proporzione, né io neggo che la voga si possa impedire ò agevolare da altro che da porre lo schermo più lontano dal girone è più vicino, et quanto più sarà vicino tanto maggior forza si potrà fare et la ragione è questa, la quale forza non è stata toccà da altri. Il remo non è una semplice leva come le altre, anzi vi è gran differenza in questo che la leva ordinariamente deve havere mobili la forza et la resistentia, et il sostegno fermo, ma nella galera tanto si muove il sostegno quanto la resistentia, et la forza, dal che ne seguita che il medesimo sia sostegno et resistenza, per cio ché in quanto la pala del remo si appunta nell’aqqua viene l’aqqua ad esser sostegno; et la resistenza lo schermo: ma quando l’aqqua viene ancor essa mossa dal remo in tal caso essa è resistenza et lo schermo è sostegno: et perché quando il sostegno è immobile tutta la forza si applica a muover la resistenza, se si accomoderà il remo tanto che l’aqqua venga quasi che immobile all’hora la forza si impiegherà quasi tutta a muovere il vassello, et per il contrario se il remo sarà talmente situato che l’aqqua venga facilmente mossa dalla palmula, all’hora non si potrà far forza in muovere la barca: et perché quanto più la parte della lieva verso la forza è lunga tanto più facilmente si muove la resistenza, quando la parte del girone sarà assai lunga tanto più facilmente l’aqqua verrà mossa, et perciò il suo sostegno sarà più debole, et il vassello meno si spingerà; per l’opposto quando la medesima parte tra lo schermo et la forza sarà più corta all’hora l’aqqua più difficilmente potrà dalla palmula esser mossa, et per conseguenza in quanto la mi serve per sostegno sarà più solida et il vassello si potrà con più forza spingere. Però si conclude che quanto lo schermo è più vicino al girone tanta più forza di può fare in spingere il vassello, non potendo l’aqqua così facilmente essere mossa con la palmula molto lontano dallo schermo dalla forza vicina al medesimo schermo; et però in tal caso l’aqqua fa più l’offizio del sostegno che della resistenza: et tutto questo è manifestissimo per l’esperienza, non sendo dunque altra cosa possa arrecar comodo o in comodo alla voga che l’essere lo schermo più lontano o più vicino alla forza, in non dubito punto che in questo il porre lo schermo sul vivo o fuori non faccia differenza alcuna.

Questo è quanto per hora mi sovviene in risposta del suo dibio et non dubito che molto meglio circa ciò habbia discorso V.S. Ill.ma però quando li piacesse farmi parte dei suoi pensieri circa questo particolare le ne resterei infinitamente obligato, assicurandomi che ne imparerei assai, et forse i suoi discorsi mi farebbero sovvenire qualche altra cosa.

La pregherò che quando anderanno attorno simili dubi mi degni farmene partecipe perché ho grandissimo piacere in pessare a cose curiose. Mandai la lettra di V.S. Ill.ma all’amico scultore, ma per ancora non ho avuto risposta con che li faccio humilissima reverenza pregandola a comandarmi.

Padova li 22 di Marzo 1593
              Di V.S. Ill.ma

Obbligatissimo Servitor
       Galileo Galilei

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Escursione lungo le confinazioni veneziane in Cansiglio

Termine Val CappellaNell’ambito delle iniziative promosse dall’ISREV (Istituto per la Storia della Resistenza e della Societa' Contemporanea del Vittoriese) è prevista per domenica 10 Luglio 2016, un’escursione in Cansiglio lungo i cippi della dominazione veneziana. L’escursione, organizzata in collaborazione con Amici del Cansiglio, sarà guidata da Franco Dal Cin. Ritrovo alla Crosetta e partenza alle ore 9:30. Il percorso, ad anello, raggiungerà Cadolten per poi far ritorno alla Crosetta. L’itinerario è di facile percorrenza, adatto a tutti (anche a famiglie) e durerà circa 3-4 ore, incluse le soste. E’ previsto pranzo al sacco in località Mezzomiglio. Il percorso si svolgerà in gran parte fuori da sentieri già tracciati seguendo in buona parte il confine della foresta nazionale (FN 1874). L’itinerario consentirà di descrivere l’intervento della Serenissima a delimitazione del confine esterno del bosco bandito, distinguere i limiti interni ed esterni  del Mezzo Miglio di Fregona e osservare, a partire da una certa data, come alcuni termini delle due confinazioni si sovrappongano. Lungo il percorso si incontreranno anche incisioni dell’unica confinazione effettuata durante la dominazione austriaca e cippi posti dal Regno d’Italia nel biennio 1874/75, termini che ancora oggi identificano il limite demaniale. Verso la fine dell’escursione si potranno visionare: la cosiddetta “pietra incisa”, sito menzionato in diverse relazioni della Serenissima e, forse, anche dal primo documento scritto che menzioni il Cansiglio, il diploma di Berengario I del 923 d.c. , un termine appartenente alle confinazioni dei pascoli interni (1660) e tracce della strada del Patriarca che anticamente collegava il bellunese con la parte friulana evitando la stretta di Serravalle.

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CANSIGLIO in "GIALLO"

Copertina libro

Ma cosa "Successe di mercoledi in Cansiglio?". Questo è il titolo del libro giallo di Daniela Mestriner edito da Marcopolo che con questa domanda già attira il lettore. Un libro ambientato in Cansiglio, ricco di particolari dove realtà e finzione si mescolano in modo intrigante senza poi riuscire a distinguerli. Due storie parallele che si uniscono in un sola ma lo si capisce solo alla fine. La partenza è lenta ma è propedeutica perchè da un certo punto in poi diventa avvincente e lo si legge tutto di un fiato. Piacevole leggere di locali e posti noti a noi tutti. Complimenti alla scrittrice e speriamo sia l'inizio di una serie. Sta a voi ora trovare la risposta a cosa Successe di mercoledi in Cansiglio?

In libreria: Daniela Mestriner, Successe di mercoledì in Cansiglio, il Marco Polo edizioni

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Cansiglio Bene comune

Convinti della necessità di salvaguardare l'integrità naturalistica, la valenza ambientale dell'intera area forestale del Cansiglio, in continuità di un plurisecolare vincolo pubblico, oggi reso più necessario a garanzia del rispetto di una natura sempre più minacciata, la Redazione di Cansiglio.it accoglie e si associa all'invito divulgato da Ecoistituto del Veneto e Mountain Wilderness affinché Giunta e Consiglio della Regione Veneto non procedano nei ventilati piani/interventi di alienazione e ribadisce la propria convinzione in merito alla necessità che si riavvii un processo che estenda la salvaguardia all'intera foresta, al di là delle divisioni comunali, provinciali e regionali.

 IL CANSIGLIO E’ UN BENE COMUNE

Nessuno può mettere in dubbio che l’Antica Foresta del Cansiglio costituisca un bene comune di eccezionale valore, da molti punti di vista: naturalistico, con una notevolissima biodiversità conservatasi quasi intatta nel tempo; storico, dagli insediamenti preistorici, alla secolare presenza della Repubblica di Venezia, fino ai giorni nostri; scientifico, per la straordinaria biodiversità presente, che è stata solo in parte studiata finora e molte altre scoperte sono ancora possibili; economico, dalle potenzialità, ancora in parte inespresse, dell’agricoltura biologica al turismo culturale, sociale e naturalistico.

Ora si presenterebbe una congiuntura molto favorevole per un grande salto di qualità, per valorizzarlo e farlo diventare quello che le associazioni ambientaliste e una vasta parte dell’opinione pubblica di Veneto e Friuli Venezia Giulia chiedono da anni.

Invece, mai come ora, il Cansiglio attraversa un momento di grande pericolo:

sono in atto forti pressioni che puntano al suo smembramento, col cedimento a piccoli interessi (a volte, addirittura personali) alla svendita di parti rilevanti di patrimonio pubblico regionale, a cominciare proprio dal Cansiglio, per poi passare alla cessione di altre parti importanti del patrimonio della Regione Veneto, ad altissimo valore naturalistico.

 Ai consiglieri regionali del Veneto,

alla Giunta regionale,

al Presidente della Regione

chiediamo

un atto di coerenza, coraggio e lungimiranza che, se attuato, rimarrà nella storia e nella memoria della nostra comunità:

- che si rinunci definitivamente all’idea di alienare parti del patrimonio naturalistico regionale, come espresso all’unanimità, per ben due volte, dal Consiglio Regionale nella precedente legislatura.

- che in ogni area del patrimonio naturalistico regionale si istituisca una Riserva Naturale Regionale, a cominciare dall’Antica Foresta del Cansiglio, assieme a Vallevecchia-la Brussa, Valmontina, Faverghera, Destra e Sinistra Piave, Malgonera, Pian Grand, Monte Baldo, Foresta di Giazza, Foresta Valdadige, Ca’Mello, (solo per citare le principali), creando una rete regionale di Riserve naturali, da affiancare ai Parchi Regionali esistenti.

La congiuntura favorevole è rappresentata dal fatto che sono tutti territori di proprietà regionale, tutti già SIC e/o ZPS cioè già fortemente tutelati da Rete Natura 2000, quindi senza la necessità di porre alcun nuovo vincolo o divieto oltre a quelli già esistenti.

Inoltre chiediamo che:

- per l’Antica Foresta del Cansiglio la Regione persegua la via del riconoscimento UNESCO, quale Riserva della Biosfera, essendovi tutti gli elementi per poter ottenere questo prestigioso risultato, che permetterà di valorizzare ulteriormente l’area come un grande patrimonio culturale, dall’alto valore identitario per tutta la comunità veneta.

Ecoistituto del Veneto e Mountain Wilderness

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140 anni fa, l’ascesa del geografo Marinelli al Cimon di Palantina

foto MarinelliNei suoi trasferimenti dalla natia Udine all’università di Padova che frequentava, il giovane, futuro geografo, Giovanni Marinelli ammirava, e fantasticava, sui monti che dalla pianura veneto-friulana scorgeva dal finestrino del treno. Da uno di questi, in particolare, era attratto. Queste le sue parole: “Fra  quei  monti  uno  (…)  mi  attraeva  lo  sguardo,  mi  destava  in  cuore  una  smania  di trovarmi lassù, di contemplare da quell'aereo belvedere il mio Friuli, di godere a lungo di quella luce, di respirare a larghi polmoni di quell'aura fresca e vivificante. Era il monte Cavallo.” Questa “smania” tenterà di togliersela nel luglio del 1876 organizzando una breve spedizione che da Polcenigo, ai piedi orientali del massiccio, doveva far rientro dopo aver salito il Cavallo partendo dal villaggio cimbro di Canaie in Cansiglio. Per questo suo intento il Marinelli aveva due riferimenti; le escursioni compiute dal prof. Taramelli nel periodo 1870-1873 e l’ascesa al Monte Cavallo effettuata nel 1870 dall’alpinista F. F. Tuckett, descritta poi in una pubblicazione edita nel 1873. Dell’alpinista britannico il Marinelli cercherà anche di ripercorrerne il percorso condividendo sia la base di partenza in Cansiglio, l’abitato di Canaie, che l’aiuto di guide locali.

Riportiamo qui alcuni brevi estratti della descrizione dell’ascesa: “prendendo  per  uno  schienone,  che  muove  a  greco  e  che,  consultando  la carta,  io  scorgeva  che  si  rannodava al  Cavallo  proprio  al  confine fra  le  due  Casera Palantinaprovincie  di  Udine  e  di Belluno. Poscia volgemmo a tramontana. Alzandoci,  era  stupendo  lo  spettacolo  che  presentava  la  vallata,  a  cui  noi  volgevamo  le  spalle. Davvicino  e  quasi  sotto  di  noi  il  Pian  del  Cansiglio  si  disegnava  come  un  vasto  tappeto,  come un'immensa  mappa  geografica,  chiusa  in fondo  dal  monte  Pizzoc  e  dalla  corona  boscosa.  Dietro  a questa, a libeccio, il Col Vicentin (1764 metri) e la lunga obliqua catena di cui forma parte, la quale scendeva a greco sul bellissimo specchio verde del lago di S. Croce, che appariva un vero smeraldo, fra il cupo dei boschi e il grigio delle roccie. In fondo, mezzo celate dalle nubi, le vette viste il giorno innanzi, le Marmolade, la Civita, il Pelmo, l'Antelao “ (…) “Mi pareva  fossimo  proprio  sulle  traccie  del  Tuckett.  E  siccome  questi  distingue  due  vette,  una  più settentrionale  è  più  bassa,  e  l'altra  più  meridionale  e  più  alta,  divise  fra  loro  da  una  sella  alquanto depressa, così rivolsi l'attenzione a verificare se,  per avventura, ad una delle due punte non si desse il nome di Cimon di PalantinaCimon del Cavallo o Cimon della Palantina. (…) “Si procedeva  in  un'atmosfera fantastica  che  si  mutava,  in  modo  da renderle irreconoscibili, le vette, e alla quale io avrei ben volontieri rinunciato. Camminavamo circa da un'ora,  ed  io  consultando  l'aneroide  aveva  potuto  dedurre  come  noi  fossimo  intorno  a  1800  metri d'altezza,  allorché  svoltando  di  bel  nuovo,  prendemmo  una  lunga  ed  ertissima  costa,  diretta  quasi affatto  da  ponente  a  levante.  A  metà  femmo  una  breve  fermata,  tanto  da  prender  fiato,  indi riprendemmo il salire. La nebbia ci aveva finalmente raggiunti e ci avvolgeva fitta, ma non tanto costante, da non lasciarci ancora  qualche  speranza  che  si  diradasse.  Il  cammino  ertissimo  ed  aspro,  ma  non  pericoloso, proseguiva accanto  ad  un  precipizio,  che  stava  a nostra  sinistra  e di  cui  era  impossibile  scorgere  il fondo a motivo della spessezza della nebbia. Avemmo cura di tenerci a destra e proseguimmo tra i macigni e le scarse pianticelle di mirtillo e di rododendro che crescevano qua e colà. Finalmente alle 7 e un quarto, un'ora e tre quarti dopo partiti dalla Casèra, e tre ore e venti minuti (quest'ultimi impiegati nell'osservazione alla Casèra Palantina), dopo partiti da Canaje, toccavamo la vetta.”

La descrizione completa della spedizione, compiuta nei giorni 23, 24 e 25 luglio 1876, pubblicata in un Bollettino dal CAI nel 1877, è allegata qui sotto nella riproposizione del 2008 curata da L. Scarpa sulla base della precedente riedizione dell’editore “La Quercia”. Il documento è ricco di interessanti note storico-paesaggistiche e riporta, oltre l’ascesa al Cimon di Palantina, anche la visita alle sorgenti del Livenza.

Per chi fosse interessato, il 25 e 26 giugno 2016, a cura dell’Associazione Prealpi Cansiglio Hiking, si svolgerà un’escursione sui luoghi percorsi dal Marinelli quasi un secolo e mezzo fa.  Per maggiori informazioni: www.prealpicansiglio.it

Per scaricare il pdf: icon Marinelli: ascesa al Cimon della Palantina (316.31 kB)

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INSILVA2016- Intervento di Cesare Lasen

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Cambiamenti climatici_Insilva 2016

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INSILVA 2016

Locandina INSILVA 2016     INSILVA 2016 - Quarta edizione

            Sabato 17 e Domenica 18 Settembre

CAMBIAMENTI: è il filo conduttore di INSILVA 2016, dai cambiamenti climatici a quelli della vegetazione, dal cambiamento del paesaggio sonoro all'arrivo di nuovi insetti a cambiare i nostri ambienti, creando disagio per gli uomini e per le altre specie...cambiamenti nel modo di sentire, nella percezione del mondo, nella musica e nella danza che ci accompagneranno attraverso la foresta, incontro alle parole...fino al presagio di futuro, di passato che si ricrea, di un mondo diverso da se stesso, di un cielo dove "noi siamo le stelle".

SABATO  17 - Ore 9:30 Rifugio casa Vallorch

“L’uomo e la foresta: cosa sta cambiando?” Lo stato di salute delle nostre foreste, con la visita al sito di campio-namento e dimostrazione pratica delle attività di monitoraggio effettuate in Cansiglio, e la presentazione del progetto europeo LIFE Smart4action, con la dott.ssa Laura Canini.

Ore 13:00 pranzo a buffet    Ore 14:30 tavola rotonda

Ore 15:30 località Cadolten
“I cambiamenti degli antichi cippi confinari nel tempo” escursione guidata con lo studioso Franco Dal Cin.

Ore 21:00 Rifugio casa Vallorch
“Cambiamenti e presagi” performance teatrale musicale nella notte della foresta.

DOMENICA  18 - Ore 9:30 partenza da Rifugio casa Vallorch

"Cambiamenti” Passeggiata nella foresta con l’oceanografo e climatologo Alessandro Carniel, il botanico Cesare Lasen, l’entomologa Maria Luisa Dal Cortivo, il professore di bioacustica Gianni Pavan, i forestali Paola Favero e Alessandro Bottacci, gli artisti Patrizia De Bari, Marcella Cappelletti, Giuseppe Dal Bianco, Giuseppe Laudanna, Luca Nardon, Sandro Buzzatti, Paolo Garganese, Andrea Giuntini, Sara Tamburello.

Ore14:30 Villaggio Vallorch, La Faja
“The presage”  Performance di butoh dance e musica dal vivo con il danzatore Damiano Fina e il maestro di flauti Giuseppe Dal Bianco.
"Noi siamo le stelle” concerto con Giuseppe Dal Bianco, Giuseppe Laudanna e Luca Nardon.

In caso di pioggia le varie iniziative si terranno presso Casa Vallorch.

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Il cambiamento climatico nella regione alpina

alpiIl cambiamento climatico è fenomeno ormai riconosciuto come un dato di fatto poiché i suoi effetti sono ormai evidenti pressoché ovunque. La Redazione di Cansiglio.it propone qui un documento della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (CIPRA) che sottolinea come la regione alpina sia particolarmente colpita da questo fenomeno.

"Negli ultimi 120 anni le temperature a livello alpino sono cresciute attorno a 2 gradi centigradi, quasi il doppio della media globale. E sono destinate a crescere ancora. I ricercatori pronosticano un aumento di altri due gradi centigradi per i prossimi 40 anni. A prima vista tutto ciò appare poco drammatico, ma basta una differenza di pochi gradi perché il clima e così il mondo subiscano un cambiamento decisivo. Il riscaldamento particolarmente elevato sulle Alpi non è propriamente una specificità di questo territorio. In generale si può osservare come il riscaldamento sia più marcato nelle parti del globo occupate dalle terre emerse ed è più visibile nell’emisfero nord, proprio perché qui si trova la maggior parte delle masse terrestri globali. Nelle zone coperte da neve e ghiaccio si possono osservare delle conseguenze sempre più forti: il terreno si riscalda sempre più in fretta man mano che la copertura di neve e ghiaccio diminuisce o si ritira. Nelle Alpi la manifestazione più evidente dei cambiamenti climatici è visibile sui ghiacciai. Negli ultimi decenni molti ghiacciai alpini si sono ritirati, dimezzando la propria estensione originaria e, entro la fine del secolo, è possibile che tutti i ghiacciai alpini con pochissime eccezioni siano completamente scomparsi. Le conseguenze immediate sono il crollo di massi e rocce, ma anche maggiori colate di detriti dovute a grandi masse di acqua. Le Alpi però non sono solo vittime, ma anche artefici del problema clima. I fatti documentati dalla CIPRA nell’ambito del progetto cc.alps dimostrano che l’uomo ha un ruolo centrale. Nelle Alpi il consumo di energia pro capite supera di circa il 10 percento quello della media europea. Le case private sono fra i grandi divoratori di energia perché gran parte dell’energia è consumata per riscaldare gli ambienti. E visto che nelle Alpi gran parte del patrimonio edilizio ha bisogno di essere risanato, il settore delle costruzioni rappresenta una delle chiavi per risolvere il problema climatico. Il turismo e i trasporti sono altri settori problematici per il clima nelle Alpi: con più del 93 percento, i trasporti motorizzati sono tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra nelle Alpi. L’84 percento dei viaggi per ferie nelle Alpi prevede l’uso dell’automobile. Questo settore ha bisogno urgente di idee e soluzioni innovative perché le Alpi sono una delle principali regioni di vacanza in Europa. Molte esistenze dipendono da questo settore dell’economia. Questi sono solo alcuni dei fatti che dimostrano l’urgenza di un approccio diverso nelle Alpi. Il cambiamento climatico rappresenta una delle principali sfide del secolo. E produrrà un drastico cambiamento per la natura, l’uomo e l’economia nelle Alpi. Si tratta di pensare al futuro e di far sì che gli adattamenti ai cambiamenti climatici siano compatibili con l’ambiente. E proprio qui interviene la CIPRA con il progetto cc.alps «Cambiamenti climatici – pensare al di là del proprio naso»: la CIPRA esamina gli interventi a favore del clima nelle Alpi e indica le misure che contribuiscono a ridurre il riscaldamento terrestre o a superarne le conseguenze e che sono in linea con il principio della sostenibilità".

Per consultare posizioni e attività di CIPRA in merito al tema: http://www.cipra.org/it/clima-energia

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"Lo scippo del Cansiglio" Una suggestione con poca Storia

Dall’Editore De Bastiani è uscito in questi giorni una seconda monografia documentaria dedicata alle vicende storiche del Cansiglio. Autore di entrambe le pubblicazioni è Giorgio Zoccoletto, ricercatore d’archivio, come usa farsi definire. Se il precedente volume presentava la figura dell’Avvocato fiscale Prudenzio Giamosa e la raccolta, da questi curata, di decreti e statuti in materia del Bosco d’Alpago prodotti fino alla metà del sec. XVII, questa nuova pubblicazione si presenta con un titolo carico di aspettative: “Lo scippo del Cansiglio. Come l’Alpago ha perso il suo bosco”. Va subito detto che, per quanto concerne lo stretto contenuto dell’opera, l’aspettativa risulta del tutto disattesa. Veniamo al contenuto. Dopo aver richiamato l’atto ablativo con cui il Consiglio di X nel 1548 pone il bando sul Bosco d’Alpago, i documenti riportati nel volume, risalenti alla metà del XVIII sec., attengono ad una trattativa tra le comunità dell’Alpago e la Repubblica veneta volta a trovare una soluzione ad una grave situazione debitoria della Pieve nei confronti dell’erario. In sostanza, con questo accordo le Regole proponevano una compensazione delle “gravezze” passate, ed una parziale esenzione da quelle future, accollandosi in cambio gli oneri, fino ai punti di raccolta, delle condotte degli alberi prelevati nel pubblico bosco per conto dell’Arsenale. L’argomento non era per nulla trascurabile. Era quasi una costante per i Rettori di Belluno, cui competeva la custodia del bosco d’Alpago, segnalare alle autorità lagunari la mala gestione, sia tecnica che amministrativa, degli appalti rilasciati per queste operazioni. Che dal contado pervenisse una proposta che risolvesse definitivamente tale affare era pertanto cosa da essere accolta, in particolare per il Reggimento all’Arsenale, con estremo interesse. La soluzione avanzata metteva però in discussione anche interessi di altre magistrature, fiscali nello specifico, che mal convenivano con ipotesi dirette a sovvertire modalità di prelievo tributario, sia in ambito centrale sia periferico. In effetti i documenti trascritti fanno risultare come il progetto, accolto da un lato, vessato da un altro, si concluda infine con un nulla di fatto. Basta il fallimento di tale progetto per legittimare il termine “scippo”, a spiegare il “torto” subito? Troppo sbrigativo il nesso. Un episodio, sia pur interessante, che contrapponga ragioni/aspirazioni dei locali verso autorità, prossime e lontane, non è sufficiente a descrivere la complessità delle relazioni, degli interessi in campo, che, letti con attenzione, riflettono anche contrasti interni alla stessa comunità tra benestanti emergenti e popolazione sempre più immiserita. Il contenuto dei diritti sul suolo in età premoderna era poi assai variegato, articolato e facente capo a molteplici soggetti. Le proposte delle Regole non vertevano solamente sull’utilizzo del materiale legnoso, interessavano anche i pascoli d’altura, dentro e fuori il bosco bandito, in quanto queste aree rappresentavano un’importante risorsa per le loro magre economie. E qui il rapporto non era solo duale, Alpago versus Venezia. Per retaggio feudale e per specifici acquisti, i titolari del diritto di pascolo erano anche istituzioni religiose e privati soggetti che, in taluni casi, proprio con le comunità erano addivenuti a degli accordi. Ed è documentata anche la richiesta da parte delle Regole stesse di far dichiarare come tale, dal Provveditorato sopra i Beni Comunali, un pascolo interno al bosco bandito.
Una selezione, un collage di documenti d’archivio è scelta sempre delicata e può risultare partigiana, accompagnarla ad un assunto come quello presente nel titolo rafforza l’impressione verso la strumentalità al sostegno di una possibile scelta nell’odierna gestione politica del territorio.

P.S. per un’analisi storicamente contestualizzata dell’episodio qui considerato si può consultare il volume di Antonio Lazzarini, La trasformazione di un bosco. Il Cansiglio, Venezia e i nuovi usi del legno (secoli XVIII-XIX), Isbrec, 2006, pp. 33-48.

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