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Il Museo etnografico di Serravella va difeso

E’ dal 1997 che vive il Museo Etnografico di Seravella di Cesiomaggiore, diventato poi col tempo museo della Provincia di Belluno e del Parco delle Dolomiti Bellunesi (patrimonio UNESCO). Vive nonostante la collocazione periferica, la difficoltà di essere raggiunto, la cronica sottovalutazione nella distribuzione dei fondi. Vive sapendosi inventare ricerca, raccolta di fondi, momenti di confronto, esposizione di saperi e sapori, capacità di tessere reti di collaborazioni locali e globali, dai comitati locali alle Università di tutta Italia. Non è un museo per una memoria contadina stantìa e radicata nel passato. Chi lo ha frequentato sa che il Museo Etnografico è un luogo necessario per comprendere la biodiversità della montagna, i saperi che sono stati espressi dalle varie culture della montagna, necessario per meditare e concepire le possibilità di sviluppo decresciuto che ci serviranno per affrontare i cambiamenti climatici, l’antropocene che sta arrivando con i suoi sconvolgimenti. Il Museo è le fondamenta del futuro. Non deve chiudere, non deve neanche appassire. I segnali di crisi e di rischio chiusura che stanno arrivando ci preoccupano e ci rinsaldano nella volontà di chiedere la sua tutela, e che esso resti in mani salde e capaci, di persone che sanno non solo “accendere il riscaldamento e la luce”-come ha detto la direttrice D. Perco-, ma anche fare ricerca e promuovere dibattito critico.

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