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PREMESSA
Nel “Quaderno” n.10, Malgari e pascoli. L’alpeggio nella provincia di Belluno (1991), pubblichiamo alcuni saggi di carattere antropologico e storico sull’economia degli alpeggi e sulle diverse modalità di sfruttamento dei pascoli, riservandoci di dedicare uno studio più approfondito a tematiche appena sfiorate. Il presente volume costituisce l’ideale continuazione di quel “Quaderno” e raccoglie articoli riguardanti la tipologia e le modalità di utilizzo degli edifici situati in zone di pascolo e destinati prevalentemente all’alpeggio e al pre-alpeggio.
Le grandi malghe, in genere di proprietà comunale o comunitaria, sono situate ad altimetrie elevate e dispongono di ampie superfici pascolive. La loro conduzione è infatti di tipo associativo, nel senso che un gruppo di malgari professionisti si prende cura dei bovini e talora degli ovini dei contadini, i quali rimangono a fondovalle per seguire il lavoro dei campi e la fienagione.
Questo tipo di conduzione prevede perciò una stalla o una tettoia di notevoli dimensioni (per accogliere anche qualche centinaio di bovini) e una casèra per la lavorazione del latte. Alcune foto dei primi anni del ‘900 evidenziano una notevole precarietà degli edifici per la monticazione estiva, soprattutto dei ricoveri per il bestiame (strutture di legno, copertura dei tetti in scandole, uso parsimonioso della muratura). Tradizioni orali e documenti scritti sembrano far propendere per un’introduzione piuttosto tarda (Ottocento-inizi Novecento) di stalle e tettoie nei pascoli ad alta quota, mentre attestano la presenza di mandre e mandroi (recinti di legno o di pietre) costruiti intorno ad alberi secolari, che con la loro chioma garantivano protezione agli animali.
Le soluzioni costruttive e le tipologie oggi esistenti mostrano tra di loro molte affinità e sono spesso il frutto di trasformazioni e adeguamenti funzionali relativamente recenti. Nel volume vengono proposte anche alcune forme atipiche e di grande interesse: la stalla con archi in muratura di malga Brendòl, sulle Vette Feltrine, e quella a pianta ottagonale di malga Misurina. La suddivisione dello spazio interno, così come la denominazione degli edifici, mostrano una certa variabilità, specie in rapporto al tipo di animali che venivano portati all’alpeggio: Casèra dele fede, Casèra delle vace, Casèra dele armente.
L’attività delle malghe in quota è oggi fortemente ridotta, con conseguente degrado dei pascoli e degli edifici. La situazione di abbandono appare tuttavia molto più drammatica per gli insediamenti riservati al pre-alpeggio. La loro presenza è particolarmente rilevante nella Val Belluna, in una fascia altimetrica compresa tra i 600 e i 1300 m.
Si tratta di strutture plurifunzionali (stalla, fienile, casèra, ghiacciaia, pozzo-cisterna per l’acqua piovana, abitazione per la famiglia), che presentano una notevole varietà tipologica e un uso interessante di materiali costruttivi reperibili in loco; manti di copertura in foglia di faggio, in paglia o in lastre di pietra, sapiente combinazione di elementi lignei e muri a secco, sfruttamento di pendenze del terreno per ricavare locali semi-interrati atti per la conservazione, ecc.
Una maggiore accuratezza nei dettagli sembra riscontrabile negli edifici in cui la permanenza si protraeva più a lungo, anche fino a 7-8 mesi, al punto che il concetto di temporaneità sembra piuttosto trasferirsi alla residenza di fondovalle.
Oggi i pochi allevatori rimasti non hanno più alcuna convenienza economica a praticare il pre e il post alpeggio e nemmeno lo sfalcio dei prati situati nelle fasce altimetriche intermedie. Le costruzioni più accessibili sono diventate talvolta punti d’appoggio per trascorrere il fine settimana, ma nella maggior parte dei casi il bosco ha preso il sopravvento, celando ormai quasi del tutto le tracce di un’antropizzazione diffusa. Si cancellano così inesorabilmente i segni più tangibili di un’attività durata secoli, si perdono conoscenze tecniche complesse e soluzioni costruttive di grande interesse.
Vorremmo contribuire con questo volume a documentare ciò che ancora esiste, ma ance a riflettere su ciò che perdiamo.
Daniela Perco
Indice
Daniela Perco, Premessa, p.3
Mauro Varotto, Il paesaggio dell’abbandono nel Massiccio del Grappa, p.7
Marco Pollet – Leonardo Valente, Fojarói nella Valle di Seren del Grappa, p.31
Piergiorgio Piccolotto, Casère e maiolère del Monte Avena, p.47
Enrico De Diana, Le montagne di Erèra e Brandòl, p.73
Giuliana Zanella, Le maiolère della Val Canzoi: tipologie edilizie e pratiche costruttive, p.97
Loredana Facchin, Le malghe bellunesi, p.127
Davide Davià – Aldo Collazuol, La pedemontana in Alpago. Forme dell’insediamento stagionale, p.141
Mauro Vedana (con la collaborazione di Marvi Bortot e Gianluca Rossi), Malghe e casère a gradoni. Tracce di matrici culturali germaniche nell’architettura tradizionale, p.157
Giovanni De Diana, Il pascolo e le casère nel comune di Lozzo di Cadore, p.173
Lino Paolo Fedon, Malga Doana nel comune di Domegge di Cadore, p.189
Gianfranco Giuseppini, Malga Misurina: un interessante edificio per l’alpeggio a pianta ottagonale, p.195
Lucio Eicher Clere, Il “sistema” monticazione in Val Visdende: Malghe di Ciovion e di Antola, p.205