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Storia del Cansiglio

GALILEO e il CANSIGLIO

RitrattoAl termine del 450° anno dalla nascita di Galileo Galilei, la Redazione di Cansiglio.it vuole ricordare lo scienziato pisano con una lettera che lo stesso inviò alle autorità della Serenissima, una dissertazione scientifica sul remo, inteso “quasi una leva”, circa la sua più efficace ed opportuna collocazione sulle galere. Remi che Venezia, non occorre rammentarlo, ricavava dai faggi che prelevava in abbondanza dalla foresta del Cansiglio.

Il documento è tratto dal volume, Il Gran Bosco da remi del Cansiglio nei provvedimenti della Repubblica di Venezia, G. Spada, Roma, 1995, pp. 216/17.

Ho inteso dall’Ill.mo Signor Gianvincenzo Pinelli il quesito di V.S. Ill.ma circa il quale li dirò quello che io tengo la verità, et è questo:

quanto al far maggiore o minore forza nel pingere avanti il vassello l’esser il remo posto sul vivo ò fuori non fa differenza, sendo tutt’altre circostanze le medesime; et la ragione è che sendo il remo quasi una leva tutta volta che la forza, il sostegno et la resistenza la divideranno nella medesima proporzione universale et invariabile: et io non credo che dal far le ale alla galera si cavi altra comodità che l’haver piazza più capace per i soldati, et per i forzati, i quali forzati non si potrebbero accomodare 4 o 5 per remo et massime verso la poppa et la prua se non vi fossero le ale; ma anche quando si potessero accomodare à vogare tanto nell’un modo quanto nell’altro, il posar lo schermo sul vivo, ò fuori facesse differenza alcuna, io non lo credo affatto a patto alcuno; stando però il remo sempre diviso nella medesima proporzione, né io neggo che la voga si possa impedire ò agevolare da altro che da porre lo schermo più lontano dal girone è più vicino, et quanto più sarà vicino tanto maggior forza si potrà fare et la ragione è questa, la quale forza non è stata toccà da altri. Il remo non è una semplice leva come le altre, anzi vi è gran differenza in questo che la leva ordinariamente deve havere mobili la forza et la resistentia, et il sostegno fermo, ma nella galera tanto si muove il sostegno quanto la resistentia, et la forza, dal che ne seguita che il medesimo sia sostegno et resistenza, per cio ché in quanto la pala del remo si appunta nell’aqqua viene l’aqqua ad esser sostegno; et la resistenza lo schermo: ma quando l’aqqua viene ancor essa mossa dal remo in tal caso essa è resistenza et lo schermo è sostegno: et perché quando il sostegno è immobile tutta la forza si applica a muover la resistenza, se si accomoderà il remo tanto che l’aqqua venga quasi che immobile all’hora la forza si impiegherà quasi tutta a muovere il vassello, et per il contrario se il remo sarà talmente situato che l’aqqua venga facilmente mossa dalla palmula, all’hora non si potrà far forza in muovere la barca: et perché quanto più la parte della lieva verso la forza è lunga tanto più facilmente si muove la resistenza, quando la parte del girone sarà assai lunga tanto più facilmente l’aqqua verrà mossa, et perciò il suo sostegno sarà più debole, et il vassello meno si spingerà; per l’opposto quando la medesima parte tra lo schermo et la forza sarà più corta all’hora l’aqqua più difficilmente potrà dalla palmula esser mossa, et per conseguenza in quanto la mi serve per sostegno sarà più solida et il vassello si potrà con più forza spingere. Però si conclude che quanto lo schermo è più vicino al girone tanta più forza di può fare in spingere il vassello, non potendo l’aqqua così facilmente essere mossa con la palmula molto lontano dallo schermo dalla forza vicina al medesimo schermo; et però in tal caso l’aqqua fa più l’offizio del sostegno che della resistenza: et tutto questo è manifestissimo per l’esperienza, non sendo dunque altra cosa possa arrecar comodo o in comodo alla voga che l’essere lo schermo più lontano o più vicino alla forza, in non dubito punto che in questo il porre lo schermo sul vivo o fuori non faccia differenza alcuna.

Questo è quanto per hora mi sovviene in risposta del suo dibio et non dubito che molto meglio circa ciò habbia discorso V.S. Ill.ma però quando li piacesse farmi parte dei suoi pensieri circa questo particolare le ne resterei infinitamente obligato, assicurandomi che ne imparerei assai, et forse i suoi discorsi mi farebbero sovvenire qualche altra cosa.

La pregherò che quando anderanno attorno simili dubi mi degni farmene partecipe perché ho grandissimo piacere in pessare a cose curiose. Mandai la lettra di V.S. Ill.ma all’amico scultore, ma per ancora non ho avuto risposta con che li faccio humilissima reverenza pregandola a comandarmi.

Padova li 22 di Marzo 1593
              Di V.S. Ill.ma

Obbligatissimo Servitor
       Galileo Galilei

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