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Storia del Cansiglio

Il bosco d'Alpago

L’amministrazione della foresta del Cansiglio, o bosco d’Alpago, riservata ad uso dell’Arsenale con il bando posto dal Consiglio di Dieci nel novembre del 1548, aveva bisogno di figure locali che ne garantissero la custodia e l’integrità contro le aggressioni da più parti apportate. A ciò provvedevano, a Belluno, il Rettore in qualità di Provveditore sopra i Boschi, e , in loco, il Capitano del bosco che nella buona stagione era tenuto a risiedere all’interno della foresta stessa.
I documenti relativi alla gestione del bosco, tra le diverse figure citate in merito ai compiti da loro svolti, ne evidenziano una deputata alla salvaguardia degli interessi economici della Serenissima: l’avvocato fiscale. Uno di questi, il bellunese Prudenzio Giamosa, ricoprirà l’incarico con particolare zelo e per un lungo periodo.

Giorgio Zoccoletto, ricercatore d’archivio e autore di altre pubblicazioni in materia, presenta ora, presso l’editore Dario De Bastiani, il volume “Il bosco d’Alpago” che del fiscale Giamosa ne delinea appunto l’operato al servizio della Serenissima. Sullo sfondo della guerra di Candia, lo Zoccoletto traccia, attraverso reperti d’archivio, le vicende dell’avvocato che, dagli anni ’30 fin quasi al termine del secolo XVII, supportò nella sua funzione il Podestà e Capitano di Belluno, cercando di garantire continuità e uniformità nella tutela del patrimonio boschivo. Il suo lungo operato, impreziositosi della nomina a Cavaliere di San Marco, ma intaccato anche da meno nobili vicende processuali che lo videro condannato per falsa testimonianza, si confrontò con le ricorrenti problematiche da affrontare: l’aggressione lungo il perimetro esterno del bosco praticata dalle comunità locali, la necessità di regolare in modo più razionale i tagli e le condotte per conto dell’Arsenale e il contenimento della pressione esercitata sulla foresta dagli animali condotti al pascolo nelle radure interne, o limitrofe, alla stessa. Una lunga militanza che, con poca fortuna, tentò anche di tradurre in dinastia familiare istruendo figlio e nipoti negli affari relativi al bosco. Il volume, nella sua seconda parte, riporta poi un’ampia trascrizione di ordini, terminazioni e lettere  relative al bosco del Cansiglio, documenti raccolti in un codice secentesco e conservato oggi presso l’Archivio storico comunale di Belluno. L’opera venne realizzata durante il mandato del rettore Marino Zorzi 2°, sotto la vigilanza dell’avvocato Giamosa, e consistette nel riunire vari sparsi documenti  esistenti presso la cancelleria pretoria affinché le autorità che via via si sarebbero dovute succedere nella carica di podestà potessero disporre di una completa rassegna di norme e decisioni emanate per la custodia del “preziosissimo Bosco d’Alpago”.

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