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Storia delle Confinazioni demaniali del Cansiglio

Le confinazioni demaniali del Cansiglio seguono il corso storico e sono riassumibili in cinque tipologie:
- Confinazioni della Repubblica di Venezia (1550-1795)
- Confinazione del Regno Lombardo Veneto (1820)
- Confinazione del Regno d'Italia (1874/5)
- Rettifica confinazione italiana (1895)
- Confinazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia (1965)

 

CONFINAZIONI DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA (1550-1795)

Con la duplice dedizione del 1404 e 1420, Belluno, e l'allora territorio del bellunese, entrarono a far parte del dominio di Terraferma della Repubblica di Venezia. Una presenza, quella della Serenissima, che si manifestò poi in modo autoritario allorché nel 1548 il Consiglio dei Dieci sottrasse con bando pubblico la foresta del Cansiglio (allora chiamata Boschi d'Alpago) alle comunità locali, riservando all'Arsenale l'utilizzo dei faggi per la realizzazione dei remi da galea. L'assoggettamento della foresta alle esigenze militari rese necessario delimitare con precisione i confini del bosco bandito e a ciò si stabilì che dovessero provvedere periodicamente i Rettori di Belluno, in quanto titolari anche della carica di Provveditore dei Boschi. Dal 1550 al 1795 si susseguirono così una serie di "conterminazioni", generali e parziali, volte a circoscrivere, con termini in pietra (rocce o massi affioranti), dapprima il confine esterno dell'intera foresta e in seguito anche le aree esterne di protezione (i cosiddetti mezzi migli) e i principali pascoli interni. Questi termini, riportati alla luce nel corso di una recente attività di ricerca, recano, ad esclusione della prima confinazione effettuata da A. da Canal, Provveditore all'Arsenale, le iniziali del Rettore e l'anno di esecuzione della confinazione. Di regola l'iscrizione è anche accompagnata da un numero progressivo di identificazione e da ciò che rimane della croce in ferro, originariamente lunga un braccio, che, per decisione del Rettore Dolfin, dal 1653 venne posta sui termini per renderli maggiormente visibili. Dopo il primo intervento del 1550 del da Canal ne seguirono altri che meglio definirono o allargarono l'area sottoposta a bando (A. Pasqualigo 1575 e F. Contarini 1589). Sarà con la confinazione operata dal Rettore F. Cornaro nel 1622 (e la rettifica apportata l'anno seguente dal successore A. Giustinian) che la foresta bandita assumerà il perimetro che rimarrà sostanzialmente inalterato fino alla caduta di Venezia. Se gli interventi all'inizio si susseguirono con cadenza irregolare, secondo necessità, poi, con decreto del 1712 (ribadito nel 1729), si ripeterono pressoché regolarmente ogni 5 anni. Sempre per decisione del Rettore Dolfin, l'opera di confinazione doveva essere accompagnata anche dalla realizzazione (a carico delle comunità confinanti) di uno "stradone", della larghezza di 5 metri circa, che aveva la funzione di evidenziare la separazione tra il "bosco bandito" e quello rimasto ad uso delle Regole e dei Comuni interessati. La vigilanza sulla realizzazione di tale opera, e più in generale, sulla conservazione del bosco ad uso dell'Arsenale, era affidata al Capitano del Bosco, carica istituita per il Cansiglio nel 1549 sull'esempio di analoghe figure già previste da Venezia per altri boschi sottoposti a bando pubblico.

CONFINAZIONE DEL REGNO LOMBARDO-VENETO (1820)

Con il trattato di Campoformio (1797) il Veneto viene ceduto all'Arciducato d'Austria, aprendo così il primo dei due periodi di sottomissione alla Casa d'Asburgo che terminerà nel 1805 con la riconsegna alla Francia della Provincia Veneta per effetto del trattato di Presburgo. In questi anni viene richiamato in vigore il Piano boschivo elaborato dalla Repubblica di Venezia nel 1792 e l'amministrazione forestale viene affidata alla Presidenza dell'Arsenale. Con la definitiva sconfitta di Napoleone ed il conseguente riassetto territoriale avutosi in base al Trattato di Vienna, il Veneto torna a far parte dell'Austria nell'ambito del neocostituito Stato Lombardo-Veneto. Durante questo più lungo periodo "austriaco" l'amministrazione forestale procede sulla già avviata tendenza ad incrementare l'aspetto gestionale della risorsa boschiva, rivolto al mercato piuttosto che ad una stretta finalità della marineria militare. Come in passato anche sotto la nuova amministrazione sono necessarie ispezioni boschive rivolte al controllo e riaffermazione dei limiti di confine. Di queste diverse visite ispettive in Cansiglio si ha una testimonianza fattuale con il rinvenimento di iscrizioni effettuate nel 1820 sotto il mandato dell'Ispettore Giuseppe Valleggio. Composte da una sigla IF (Imperiale Foresta) ed il millesimo 1820, queste iscrizioni si sono ritrovate, di regola, abbinate a quelle poste dalla Serenissima su buona parte del circondario della foresta.
Vedi Wikipedia-Regno Lombardo Veneto

 

 CONFINAZIONE DEL REGNO D'ITALIA (1874/5)

Con l’annessione del 1866 il Veneto, e con esso anche il Bosco del Cansiglio, entrò a far parte del Regno d’Italia. Questo, pochi anni dopo, nel 1871, con la legge 283 del 20 giugno, lo inserì nell’elenco delle foreste demaniali. In base alla successiva ordinanza n. 26241/8189, emanata dal Regio Ministero dell’Agricoltura l’8 giugno 1873, la foresta venne confinata con appositi cippi in pietra nel corso corso del biennio 1874/5. A sovrintendere l’opera di posa furono l’allora Ispettore L. Raffaelli ed il Sotto ispettore Castellani che, nel collocare i manufatti, seguirono per lunghi tratti il preesistente limite del cosiddetto Bosco d’Alpago, bandito dalla Serenissima nel 1548 ad uso dell’Arsenale. I 300 originari termini vennero realizzati, forse sul sito, in pietra locale con forma di tronco di piramide con incisa una croce sulla parte superiore, sul lato interno l’anno di posa e la sigla F.N. (Foresta Nazionale), mentre su un fianco il numero progressivo. Da resoconti dell’esecuzione dell’opera, il costo dei singoli manufatti, imputato ai Comuni interessati dai tratti di confine, si aggirava sulle 8-9 Lire. La posa dei termini, interrati ad una profondità di 50 cm ed orientati secondo la direzione del confine del demanio, era poi completata con un piccolo fosso, profondo 30 cm e lungo 5 metri che, a sua volta, indicava la direttrice della linea di confine della foresta. Il primo termine venne collocato sul Col Grande, dove convergono i confini dei Comuni di Caneva e Polcenigo, gli altri seguirono poi a distanza che varia a seconda della conformità del terreno, circoscrivendo così, in senso orario, un’area di circa 6.500 ettari. La posa dei termini si prolungò per due anni, nel 1874 ne vennero collocati 101, l’anno successivo ne vide completare l’opera con i rimanenti 199.  Alcuni dei termini originari appaiono ora sostituiti con altri con iscrizioni che non riportano l’anno di posa. La confinazione perimetrale e la presenza dei cippi sono visibili da una segnaletica bianco/nera, a fasce alterne lungo il confine, e a coppia di cerchi concentrici, in prossimità di ogni termine. Lungo il confine esterno è poi presente, in diverse parti, anche un corridoio che separa il limite del demanio dal resto del bosco.
FOTO: 337 CIPPI DELLA CONFINAZIONE FN (Foresta Nazionale)

RETTIFICA DELLA CONFINAZIONE DEL REGNO D'ITALIA (1895)

Rettifica FN 1874/5Nell'ambito delle operazioni di riordino delle fasce esterne alla foresta bandita denominate mezzo miglio avvenute tra lo Stato italiano e i Comuni interessati nell'ultimo ventennio del XIX secolo, la foresta demaniale del Cansiglio subì una rettifica nella sua parte occidentale rientrante nel territorio di Farra d'Alpago. L'originaria linea di confine venne così interrotta al cippo n. 104 FN 1875, in prossimità dell'ingresso del sentiero del "Gaviol" in località Prese, per riprendere poi più avanti al cippo n. 117, posto sul versante orientale della  Val Faldina, dirimpetto al M. Costa. I termini dal n. 105 al n. 116, che cingevano la sommità dell'antico "Monte di Prese", vennero così a perdere la loro originaria funzione di limite demaniale per diventare parte di una delimitazione, mediante muretto a secco, di proprietà private. Il nuovo tracciato del limite della Foresta Demaniale venne quindi fatto coincidere con la falda orientale della Val Faldina ed evidenziato con 49 ravvicinati termini recanti, oltre il numero progressivo, la data 1895. L'ultimo di questi, il n. 1 coincide, con ogni probabilità, con l'originario termine n. 116 della confinazione 1874/5.

 

 

LA CONFINAZIONE TRA VENETO E FRIULI VENEZIA GIULIA (1965)

Confine Veneto - FriuliCon il passaggio di circa 1500 ettari della foresta alla Regione Friuli Venezia Giulia, sancito con dpr 958 del 6 giugno 1965, il Cansiglio venne interessato da una nuova opera di confinazione diretta ad introdurre la divisione amministrativa tra le due regioni confinanti. Vennero quindi a tal fine posti 126 piccoli termini lungo il confine regionale tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, iniziando dal cippo 28 FN 1874, alla Crosetta, per giungere infine al 212 FN 1875, in alta Val Seraie. La foresta veniva in tal modo suddivisa in due entità amministrative, di cui, quella friulana, comprendeva il versante orientale delle depressioni del Cansiglio-Cornesega-Valmenera. Si poneva così fine ad una plurisecolare gestione unitaria del patrimonio forestale del Cansiglio. La confinazione, al pari di quella originaria del 1874/5, è indicata da segnaletica bianco/nera, a fasce alterne lungo il confine, e a coppia di cerchi concentrici, in prossimità di ogni termine.

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