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Storia delle Confinazioni demaniali del Cansiglio

Confinazione del Bosco del Cansiglio da parte dello Stato italiano (1874/75)

Con l’annessione del 1866 il Veneto, e con esso anche il Bosco del Cansiglio, entrò a far parte del Regno d’Italia. Questi, pochi anni dopo, nel 1871, con la legge 283 del 20 giugno, lo inserì nell’elenco delle foreste demaniali. In base alla successiva ordinanza n. 26241/8189, emanata dal Regio Ministero dell’Agricoltura l’8 giugno 1873, la foresta venne confinata con appositi cippi in pietra nel corso corso del biennio 1874/5. A sovrintendere l’opera di posa furono l’allora Ispettore L. Raffaelli ed il Sotto ispettore Castellani che, nel collocare i manufatti, seguirono per lunghi tratti il preesistente limite del cosiddetto Bosco d’Alpago, bandito dalla Serenissima nel 1548 ad uso dell’Arsenale. I 300 originari termini vennero realizzati, forse sul sito, in pietra locale con forma di tronco di piramide con incisa una croce sulla parte superiore, sul lato interno l’anno di posa e la sigla F.N. (Foresta Nazionale), mentre su un fianco il numero progressivo. Da resoconti dell’esecuzione dell’opera, il costo dei singoli manufatti, imputato ai Comuni interessati dai tratti di confine, si aggirava sulle 8-9 Lire. Interrati ad una profondità di 50 cm ed orientati secondo la direzione della linea di confine del demanio, la posa dei termini era poi completata con un piccolo fosso, profondo 30 cm e lungo 5 metri che, a sua volta, indicava la direttrice del confine della foresta. Il primo termine venne collocato sul Col Grande, dove convergono i confini dei Comuni di Caneva e Polcenigo, gli altri seguirono poi a distanza che varia a seconda della conformità del terreno, circoscrivendo così, in senso orario, un’area di circa 6.500 ettari. La posa dei termini si prolungò per due anni, nel 1874 ne vennero collocati 101, l’anno successivo ne vide completare l’opera con i rimanenti 199. In relazione alla definiziane dei vari mezzimigli operatasi negli ultimi vent’anni del XIX secolo, la confinazione della foresta demaniale subì una rettifica. La linea di demarcazione venne interrotta al cippo n. 104, dove il sentiero del “Gaviol” entra in località Prese, e ripresa al n. 117, sul versante orientale della Val Faldina in corrispondenza del M. Costa. I termini dal n. 105 al n. 116, che cingevano la sommità del Monte di Prese vennero pertanto a perdere la funzione di limite del demanio. Tale linea è ancor oggi ravvisabile in un muretto a secco al cui interno si possono scorgere i termini soppressi. Il nuovo tracciato, lungo la Val Faldina, venne marcato con 49 ravvicinati termini recanti la data 1895. L’ultimo di questi, il n.1 in ordine progressivo, coincide, con ogni probabilità, con l’originario 116° termine. Alla luce di tale intervento e in considerazione del fatto che si sono registrati tre termini con il progressivo duplicato (57, 64 e 297), il loro numero complessivo diventò quindi pari a 340. Alcuni dei termini originari appaiono ora sostituiti con altri con iscrizioni che non riportano l’anno di posa. Con il passaggio di circa 1500 ettari della foresta alla Regione Friuli Venezia Giulia, sancita dal dpr 958 del 6 giugno 1965, i termini ricadettero quindi sotto due diverse amministrazioni e la foresta demaniale dello Stato divisa mediante 126 piccoli cippi che, a tutt’oggi, a partire dal vecchio cippo 28 FN, posto in località Crosetta, giungono in alta Val Seraie al cippo 212 FN, comprendendo così il versante orientale delle depressioni Cansiglio-Cornesega-Valmenera. Le confinazioni e la presenza dei cippi, sia quelli esterni che quelli derivati dallo smembramento successivo, sono visibili da una segnaletica bianco/nera, a fasce alterne lungo il confine, e a coppia di cerchi concentrici, in prossimità di ogni termine. Lungo il confine esterno è poi presente, in diverse parti, un corridoio che separa il limite del demanio dal resto del bosco.

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