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Incontro in Pian Cansiglio a difesa della antica foresta

Domenica 19 giugno si terrà in Cansiglio una manifestazione a difesa della Foresta del Cansiglio. L’iniziativa è promossa da Mountain Wilderness, Ecoistituto del Veneto e da altre realtà a difesa dell’ambiente. Qui sotto il testo dell’articolo pubblicato sul n.6/2016 di TERA e AQUA a promozione dell’incontro.

La pianura Padana è una delle aree più cementificate e inquinate della Terra. L’inquinamento ha molte facce, dall’immoralità assoluta di chi avvelena l’acqua potabile di centinaia di migliaia di persone (pur di aumentare il proprio guadagno) a chi avvelena di chimica la terra per ottenere il massimo dall’agricoltura col minimo sforzo e costo, provocando un numero infinito di malattie, a cominciare dal cancro. Ma esiste anche un altro inquinamento, quello etico e morale, di chi trasforma la politica, da servizio alla comunità, in attività criminale per accumulare ricchezze. Eppure esiste un Nord-Est che si può ancora salvare, luoghi nei quali danni irreparabili non sono ancora stati fatti, preziosi per conservare la memoria di come eravamo e di come potremo essere, se saremo capaci di invertire la rotta e non considerare più l’economia come il valore assoluto da anteporre ad ogni altra priorità. L’Antica Foresta del Cansiglio è uno di questi luoghi, un vero miracolo se si pensa che un ambiente così ben conservato (anche se si può fare di meglio) si trova a due passi dalla pianura, a poco più di un’ora dalle coste adriatiche. Un massiccio montuoso con una biodiversità incredibile, ricchissimo di flora e con una  fauna straordinaria, che di solito si trova solo in aree più isolate, lontane dalla comunità umana: l’aquila, il  camoscio, lo stambecco, il cervo, con passaggi di orsi e il sospetto che forse vi sia già arrivato il lupo, come in Lessinia e in Asiago. Come associazioni ambientaliste ci battiamo da decenni per impedire che la logica dello sfruttamento senza limite provochi quei danni che rendono sempre più invivibile la pianura. Ma i tentativi sono continui e la nostra volontà di resistere è messa alla prova: non ci si deve mai distrarre.  Siamo riusciti ad evitare che l’or-rendo Pian Cavallo friulano, pieno di impattanti impianti per lo sci da discesa, si allargasse verso il Veneto, invadendo l’Alpago; ma non siamo riusciti ad impedire che una brutta seggiovia friulana arrivasse al confine dell’area SIC e ZPS, così l’ipotesi di collegamento con l’Alpago non è tramontata del tutto; localmente c’è ancora chi ci spera. Come non è stata ancora del tutto abbandonata l’idea di pale eoliche in cima al monte Pizzoc, e il Friuli ha già approvata (forse qualcuno di noi si è distratto…) l’asfaltatura di tutta la lunga dorsale fino al Pian Cavallo, sempre con l’idea, mai abbandonata, di portare la gente a sciare in Pian Cavallo. Forse in Friuli sono convinti che il cambiamento climatico, quello che fa mancare la neve alle basse quote, sia un’invenzione di qualche ambientalista esagitato e non il cruccio della maggior parte dei governi del mondo. L’ultima novità, approfittando della crisi economica (reale) e della mancanza di risorse (mal distribuite), sono le vendite dei beni regionali.  E siccome il Cansiglio è un luogo di grande valore simbolico ed identitario, vista la tutela stretta già dai tempi della Repubblica di San Marco, quando era il Gran Bosco da Reme, utile per i remi di faggio delle galee, si comincia proprio da qui: la Regione aveva già promossa la gara per la vendita dell’albergo San Marco, in centro alla piana, poi è tornata sulla sua scelta, ma, sembra, solo per riuscire a fare una proposta che non venga facilmente attaccata. Noi invece continuiamo a sostenere che nessuna parte di Cansiglio va venduta: l’albergo San Marco potrebbe risultare la prima di una serie di vendite, demolendo l’inalienabilità che dura da secoli. La Regione deve trovare il coraggio di fare la scelta giusta: crearvi un’area protetta, una Riserva Naturale Regionale, unico modo per definire delle regole di tutela che siano valide a lungo. Prima viene la biodiversità e la tutela, poi le attività umane, che possono esistere ma devono essere limitate, regolate in armonia con l’ambiente naturale (il nostro vero “petrolio”).

Toio de Savorgnani, Mountain Wilderness
Michele Boato, Ecoistituto del Veneto

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GALILEO e il CANSIGLIO

RitrattoAl termine del 450° anno dalla nascita di Galileo Galilei, la Redazione di Cansiglio.it vuole ricordare lo scienziato pisano con una lettera che lo stesso inviò alle autorità della Serenissima, una dissertazione scientifica sul remo, inteso “quasi una leva”, circa la sua più efficace ed opportuna collocazione sulle galere. Remi che Venezia, non occorre rammentarlo, ricavava dai faggi che prelevava in abbondanza dalla foresta del Cansiglio.

Il documento è tratto dal volume, Il Gran Bosco da remi del Cansiglio nei provvedimenti della Repubblica di Venezia, G. Spada, Roma, 1995, pp. 216/17.

Ho inteso dall’Ill.mo Signor Gianvincenzo Pinelli il quesito di V.S. Ill.ma circa il quale li dirò quello che io tengo la verità, et è questo:

quanto al far maggiore o minore forza nel pingere avanti il vassello l’esser il remo posto sul vivo ò fuori non fa differenza, sendo tutt’altre circostanze le medesime; et la ragione è che sendo il remo quasi una leva tutta volta che la forza, il sostegno et la resistenza la divideranno nella medesima proporzione universale et invariabile: et io non credo che dal far le ale alla galera si cavi altra comodità che l’haver piazza più capace per i soldati, et per i forzati, i quali forzati non si potrebbero accomodare 4 o 5 per remo et massime verso la poppa et la prua se non vi fossero le ale; ma anche quando si potessero accomodare à vogare tanto nell’un modo quanto nell’altro, il posar lo schermo sul vivo, ò fuori facesse differenza alcuna, io non lo credo affatto a patto alcuno; stando però il remo sempre diviso nella medesima proporzione, né io neggo che la voga si possa impedire ò agevolare da altro che da porre lo schermo più lontano dal girone è più vicino, et quanto più sarà vicino tanto maggior forza si potrà fare et la ragione è questa, la quale forza non è stata toccà da altri. Il remo non è una semplice leva come le altre, anzi vi è gran differenza in questo che la leva ordinariamente deve havere mobili la forza et la resistentia, et il sostegno fermo, ma nella galera tanto si muove il sostegno quanto la resistentia, et la forza, dal che ne seguita che il medesimo sia sostegno et resistenza, per cio ché in quanto la pala del remo si appunta nell’aqqua viene l’aqqua ad esser sostegno; et la resistenza lo schermo: ma quando l’aqqua viene ancor essa mossa dal remo in tal caso essa è resistenza et lo schermo è sostegno: et perché quando il sostegno è immobile tutta la forza si applica a muover la resistenza, se si accomoderà il remo tanto che l’aqqua venga quasi che immobile all’hora la forza si impiegherà quasi tutta a muovere il vassello, et per il contrario se il remo sarà talmente situato che l’aqqua venga facilmente mossa dalla palmula, all’hora non si potrà far forza in muovere la barca: et perché quanto più la parte della lieva verso la forza è lunga tanto più facilmente si muove la resistenza, quando la parte del girone sarà assai lunga tanto più facilmente l’aqqua verrà mossa, et perciò il suo sostegno sarà più debole, et il vassello meno si spingerà; per l’opposto quando la medesima parte tra lo schermo et la forza sarà più corta all’hora l’aqqua più difficilmente potrà dalla palmula esser mossa, et per conseguenza in quanto la mi serve per sostegno sarà più solida et il vassello si potrà con più forza spingere. Però si conclude che quanto lo schermo è più vicino al girone tanta più forza di può fare in spingere il vassello, non potendo l’aqqua così facilmente essere mossa con la palmula molto lontano dallo schermo dalla forza vicina al medesimo schermo; et però in tal caso l’aqqua fa più l’offizio del sostegno che della resistenza: et tutto questo è manifestissimo per l’esperienza, non sendo dunque altra cosa possa arrecar comodo o in comodo alla voga che l’essere lo schermo più lontano o più vicino alla forza, in non dubito punto che in questo il porre lo schermo sul vivo o fuori non faccia differenza alcuna.

Questo è quanto per hora mi sovviene in risposta del suo dibio et non dubito che molto meglio circa ciò habbia discorso V.S. Ill.ma però quando li piacesse farmi parte dei suoi pensieri circa questo particolare le ne resterei infinitamente obligato, assicurandomi che ne imparerei assai, et forse i suoi discorsi mi farebbero sovvenire qualche altra cosa.

La pregherò che quando anderanno attorno simili dubi mi degni farmene partecipe perché ho grandissimo piacere in pessare a cose curiose. Mandai la lettra di V.S. Ill.ma all’amico scultore, ma per ancora non ho avuto risposta con che li faccio humilissima reverenza pregandola a comandarmi.

Padova li 22 di Marzo 1593
              Di V.S. Ill.ma

Obbligatissimo Servitor
       Galileo Galilei

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CANSIGLIO in "GIALLO"

Copertina libro

Ma cosa "Successe di mercoledi in Cansiglio?". Questo è il titolo del libro giallo di Daniela Mestriner edito da Marcopolo che con questa domanda già attira il lettore. Un libro ambientato in Cansiglio, ricco di particolari dove realtà e finzione si mescolano in modo intrigante senza poi riuscire a distinguerli. Due storie parallele che si uniscono in un sola ma lo si capisce solo alla fine. La partenza è lenta ma è propedeutica perchè da un certo punto in poi diventa avvincente e lo si legge tutto di un fiato. Piacevole leggere di locali e posti noti a noi tutti. Complimenti alla scrittrice e speriamo sia l'inizio di una serie. Sta a voi ora trovare la risposta a cosa Successe di mercoledi in Cansiglio?

In libreria: Daniela Mestriner, Successe di mercoledì in Cansiglio, il Marco Polo edizioni

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Cansiglio Bene comune

Convinti della necessità di salvaguardare l'integrità naturalistica, la valenza ambientale dell'intera area forestale del Cansiglio, in continuità di un plurisecolare vincolo pubblico, oggi reso più necessario a garanzia del rispetto di una natura sempre più minacciata, la Redazione di Cansiglio.it accoglie e si associa all'invito divulgato da Ecoistituto del Veneto e Mountain Wilderness affinché Giunta e Consiglio della Regione Veneto non procedano nei ventilati piani/interventi di alienazione e ribadisce la propria convinzione in merito alla necessità che si riavvii un processo che estenda la salvaguardia all'intera foresta, al di là delle divisioni comunali, provinciali e regionali.

 IL CANSIGLIO E’ UN BENE COMUNE

Nessuno può mettere in dubbio che l’Antica Foresta del Cansiglio costituisca un bene comune di eccezionale valore, da molti punti di vista: naturalistico, con una notevolissima biodiversità conservatasi quasi intatta nel tempo; storico, dagli insediamenti preistorici, alla secolare presenza della Repubblica di Venezia, fino ai giorni nostri; scientifico, per la straordinaria biodiversità presente, che è stata solo in parte studiata finora e molte altre scoperte sono ancora possibili; economico, dalle potenzialità, ancora in parte inespresse, dell’agricoltura biologica al turismo culturale, sociale e naturalistico.

Ora si presenterebbe una congiuntura molto favorevole per un grande salto di qualità, per valorizzarlo e farlo diventare quello che le associazioni ambientaliste e una vasta parte dell’opinione pubblica di Veneto e Friuli Venezia Giulia chiedono da anni.

Invece, mai come ora, il Cansiglio attraversa un momento di grande pericolo:

sono in atto forti pressioni che puntano al suo smembramento, col cedimento a piccoli interessi (a volte, addirittura personali) alla svendita di parti rilevanti di patrimonio pubblico regionale, a cominciare proprio dal Cansiglio, per poi passare alla cessione di altre parti importanti del patrimonio della Regione Veneto, ad altissimo valore naturalistico.

 Ai consiglieri regionali del Veneto,

alla Giunta regionale,

al Presidente della Regione

chiediamo

un atto di coerenza, coraggio e lungimiranza che, se attuato, rimarrà nella storia e nella memoria della nostra comunità:

- che si rinunci definitivamente all’idea di alienare parti del patrimonio naturalistico regionale, come espresso all’unanimità, per ben due volte, dal Consiglio Regionale nella precedente legislatura.

- che in ogni area del patrimonio naturalistico regionale si istituisca una Riserva Naturale Regionale, a cominciare dall’Antica Foresta del Cansiglio, assieme a Vallevecchia-la Brussa, Valmontina, Faverghera, Destra e Sinistra Piave, Malgonera, Pian Grand, Monte Baldo, Foresta di Giazza, Foresta Valdadige, Ca’Mello, (solo per citare le principali), creando una rete regionale di Riserve naturali, da affiancare ai Parchi Regionali esistenti.

La congiuntura favorevole è rappresentata dal fatto che sono tutti territori di proprietà regionale, tutti già SIC e/o ZPS cioè già fortemente tutelati da Rete Natura 2000, quindi senza la necessità di porre alcun nuovo vincolo o divieto oltre a quelli già esistenti.

Inoltre chiediamo che:

- per l’Antica Foresta del Cansiglio la Regione persegua la via del riconoscimento UNESCO, quale Riserva della Biosfera, essendovi tutti gli elementi per poter ottenere questo prestigioso risultato, che permetterà di valorizzare ulteriormente l’area come un grande patrimonio culturale, dall’alto valore identitario per tutta la comunità veneta.

Ecoistituto del Veneto e Mountain Wilderness

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140 anni fa, l’ascesa del geografo Marinelli al Cimon di Palantina

foto MarinelliNei suoi trasferimenti dalla natia Udine all’università di Padova che frequentava, il giovane, futuro geografo, Giovanni Marinelli ammirava, e fantasticava, sui monti che dalla pianura veneto-friulana scorgeva dal finestrino del treno. Da uno di questi, in particolare, era attratto. Queste le sue parole: “Fra  quei  monti  uno  (…)  mi  attraeva  lo  sguardo,  mi  destava  in  cuore  una  smania  di trovarmi lassù, di contemplare da quell'aereo belvedere il mio Friuli, di godere a lungo di quella luce, di respirare a larghi polmoni di quell'aura fresca e vivificante. Era il monte Cavallo.” Questa “smania” tenterà di togliersela nel luglio del 1876 organizzando una breve spedizione che da Polcenigo, ai piedi orientali del massiccio, doveva far rientro dopo aver salito il Cavallo partendo dal villaggio cimbro di Canaie in Cansiglio. Per questo suo intento il Marinelli aveva due riferimenti; le escursioni compiute dal prof. Taramelli nel periodo 1870-1873 e l’ascesa al Monte Cavallo effettuata nel 1870 dall’alpinista F. F. Tuckett, descritta poi in una pubblicazione edita nel 1873. Dell’alpinista britannico il Marinelli cercherà anche di ripercorrerne il percorso condividendo sia la base di partenza in Cansiglio, l’abitato di Canaie, che l’aiuto di guide locali.

Riportiamo qui alcuni brevi estratti della descrizione dell’ascesa: “prendendo  per  uno  schienone,  che  muove  a  greco  e  che,  consultando  la carta,  io  scorgeva  che  si  rannodava al  Cavallo  proprio  al  confine fra  le  due  Casera Palantinaprovincie  di  Udine  e  di Belluno. Poscia volgemmo a tramontana. Alzandoci,  era  stupendo  lo  spettacolo  che  presentava  la  vallata,  a  cui  noi  volgevamo  le  spalle. Davvicino  e  quasi  sotto  di  noi  il  Pian  del  Cansiglio  si  disegnava  come  un  vasto  tappeto,  come un'immensa  mappa  geografica,  chiusa  in fondo  dal  monte  Pizzoc  e  dalla  corona  boscosa.  Dietro  a questa, a libeccio, il Col Vicentin (1764 metri) e la lunga obliqua catena di cui forma parte, la quale scendeva a greco sul bellissimo specchio verde del lago di S. Croce, che appariva un vero smeraldo, fra il cupo dei boschi e il grigio delle roccie. In fondo, mezzo celate dalle nubi, le vette viste il giorno innanzi, le Marmolade, la Civita, il Pelmo, l'Antelao “ (…) “Mi pareva  fossimo  proprio  sulle  traccie  del  Tuckett.  E  siccome  questi  distingue  due  vette,  una  più settentrionale  è  più  bassa,  e  l'altra  più  meridionale  e  più  alta,  divise  fra  loro  da  una  sella  alquanto depressa, così rivolsi l'attenzione a verificare se,  per avventura, ad una delle due punte non si desse il nome di Cimon di PalantinaCimon del Cavallo o Cimon della Palantina. (…) “Si procedeva  in  un'atmosfera fantastica  che  si  mutava,  in  modo  da renderle irreconoscibili, le vette, e alla quale io avrei ben volontieri rinunciato. Camminavamo circa da un'ora,  ed  io  consultando  l'aneroide  aveva  potuto  dedurre  come  noi  fossimo  intorno  a  1800  metri d'altezza,  allorché  svoltando  di  bel  nuovo,  prendemmo  una  lunga  ed  ertissima  costa,  diretta  quasi affatto  da  ponente  a  levante.  A  metà  femmo  una  breve  fermata,  tanto  da  prender  fiato,  indi riprendemmo il salire. La nebbia ci aveva finalmente raggiunti e ci avvolgeva fitta, ma non tanto costante, da non lasciarci ancora  qualche  speranza  che  si  diradasse.  Il  cammino  ertissimo  ed  aspro,  ma  non  pericoloso, proseguiva accanto  ad  un  precipizio,  che  stava  a nostra  sinistra  e di  cui  era  impossibile  scorgere  il fondo a motivo della spessezza della nebbia. Avemmo cura di tenerci a destra e proseguimmo tra i macigni e le scarse pianticelle di mirtillo e di rododendro che crescevano qua e colà. Finalmente alle 7 e un quarto, un'ora e tre quarti dopo partiti dalla Casèra, e tre ore e venti minuti (quest'ultimi impiegati nell'osservazione alla Casèra Palantina), dopo partiti da Canaje, toccavamo la vetta.”

La descrizione completa della spedizione, compiuta nei giorni 23, 24 e 25 luglio 1876, pubblicata in un Bollettino dal CAI nel 1877, è allegata qui sotto nella riproposizione del 2008 curata da L. Scarpa sulla base della precedente riedizione dell’editore “La Quercia”. Il documento è ricco di interessanti note storico-paesaggistiche e riporta, oltre l’ascesa al Cimon di Palantina, anche la visita alle sorgenti del Livenza.

Per chi fosse interessato, il 25 e 26 giugno 2016, a cura dell’Associazione Prealpi Cansiglio Hiking, si svolgerà un’escursione sui luoghi percorsi dal Marinelli quasi un secolo e mezzo fa.  Per maggiori informazioni: www.prealpicansiglio.it

Per scaricare il pdf: icon Marinelli: ascesa al Cimon della Palantina (316.31 kB)

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