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Sabato 30 giugno: inaugurazione Rifugio Pizzoc

Con una velocità davvero sorprendente per gli standard italiani, sarà riaperto Sabato 30 giugno il Rifugio Città di Vittorio Veneto sul Monte Pizzoc. Un risultato insperato ma molto atteso dalle migliaia di cittadini del Veneto che hanno sostenuto in questi anni questa "vertenza territoriale" . L'acquisto dei terreni ex-Italcementi e del Rifugio, la sistemazione delle aree di cava dismesse, della viabilità e ora la ristrutturazione dell'edificio sono stati realizzati dal Comune di Fregona e dalla Regione Veneto. Il lavoro eseguito sarà un'altra sorpresa per tutti quanti noi che ritroveremo un Rifugio completamente risanato, moderno, tecnologicamente ed architettonicamente rinato e in grado di offrire servizi di ristorazione e alloggio al passo con i tempi. Un plauso va al Comune di Fregona e al Sindaco Giacomo De Luca che hanno creduto nel progetto pubblico e hanno lavorato a testa bassa per realizzarlo. Un grazie alla Regione Veneto, alla Giunta e al suo Presidente, ai Consiglieri regionali, in primis il Consigliere Pietrangelo Pettenò che è stato "l'uomo in più" di questa vertenza territoriale vinta. TROVIAMOCI TUTTI SABATO PER FESTEGGIARE e poi avanti come sempre con nuove lotte e nuove mobilitazioni per la SALVAGUARDIA DEL CANSIGLIO E PER IL PARCO! (mario azzalini. amici del cansiglio)

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Rubata in Col Cornier una stazione di monitoraggio terremoti

L’Altopiano del Cansiglio si trova in un'area classificata a medio-alto rischio sismico, perché è stato interessato da un forte terremoto avvenuto il 18 ottobre 1936 con magnitudo di poco superiore a 6, cioè paragonabile al sisma del Friuli del 1976. E’ uno dei due eventi, precedenti a questo, più forti del XX secolo. Vennero colpiti in modo disastroso tutti i paesi delle pedemontana che circondano la montagna, soprattutto Caneva. Ma non è stato l’unico che ha interessato questa parte delle Prealpi: nel 1873 avvenne un evento ancora più forte che colpì in modo particolare anche l’Alpago. La probabilità che in Cansiglio si verifichi un altro evento simile va dai 50 ai 70 anni. Non si può escludere quindi che nel prossimo futuro possa avvenire di nuovo. Il terremoto, se mai accadesse, non conosce confini e quindi è importante conoscere il fenomeno ed essere il più possibile preparati. Uno dei modi per farlo è studiare l’area e monitorarla. Dal 2005 il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Trieste ha iniziato una campagna di studi geofisici in Cansiglio installando in una grotta in Piancansiglio una strumentazione, che consiste in due clinometri, in grado di registrare i movimenti lenti della crosta terrestre. Confrontando questi dati con quelli della stazione satellitare installata dal Centro di Ricerche Sismologiche O.G.S. di Udine dal 2004 in località Gaiardin di Caneva, è stata riscontrata una notevole relazione nelle registrazioni, soprattutto in corrispondenza di grossi eventi piovosi. Infatti è stato scoperto che il Cansiglio, nota area carsica da cui nasce il Fiume Livenza, si deforma sotto l’azione del carico idraulico con movimenti che possono superare anche il centimetro in pochi giorni durante l’abbondante evento piovoso, per poi ritornare alla condizione originale. Al fine di comprendere la tipologia del movimento, quanto sia influente il fattore idraulico sull’accumulo di energia elastica in questo contesto geofisico cosi complicato e per capire se il fenomeno è puramente un fatto locale o regionale, nel 2010 è nata una collaborazione tra l’Università di Trieste, Centro di Ricerche Sismiche di Udine e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma con l’idea di installare una piccola rete di stazioni GPS sparsa sulla montagna tra il Cansiglio e il Cavallo. Sono state svolte due campagne di monitoraggio e studi, oggetto anche di Tesi, i cui risultati confermano quanto era stato riscontrato nelle precedenti osservazioni. Una delle stazioni GPS situata in zona Col Cornier è stata rubata alcuni giorni fa mettendo, in questo modo, in crisi la rete di monitoraggio. Si tratta di un episodio spregevole condotto da persone spregevoli.

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Finalmente stampato il Calendario del Cansiglio

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Inchiesta de La Repubblica sui cervi del Cansiglio

Nella foresta del Cansiglio nei prossimi anni sarà una strage di cervi, da 3.000 dovranno arrivare a 1.400: Lo prevede il piano della Regione Veneto: "Devastano l´ambiente e rubano il cibo a mucche e caprioli" .  "Abbiamo provato a recintare i terreni ma loro spinti dalla fame spezzano pali e filo spinato"
È bellissima, la cerva che appare nel bosco. Per qualche minuto guarda gli umani scesi dalla Land Rover poi tranquilla si rimette a mangiare un piccolo abete rosso. «È una pianta durissima, questo abete. Se lo tocchi ti pungi. Ma ormai nel bosco ai cervi non è rimasto nient´altro. Questo è il loro paradiso, anzi lo era», dice Michele Bottazzo, laurea in Scienze forestali, responsabile della ricerca faunistica per Veneto Foreste, l´azienda della Regione che gestisce questa area demaniale. «Purtroppo i cervi sono troppi e molti dovranno essere abbattuti».
Cerca le parole giuste, il tecnico degli animali e delle foreste. Sa che quando si parla di cervi il pensiero va a Bambi, ai cacciatori cattivi che bruciano il bosco e sparano… «Quando mi sono laureato, 25 anni fa, mai avrei pensato che la fauna potesse diventare un problema. Erano bellissimi, i nostri boschi dove cervi e caprioli vivevano assieme e accanto a loro c´erano i galli cedroni e i francolini di monte nascosti fra i cespugli di ginepro e di lamponi… Adesso sono rimasti solo i cervi e sono troppi. Se stiamo a guardare, in pochi anni questi animali distruggeranno tutto il bosco, si ammaleranno e moriranno di fame. Per questo dobbiamo fare gli abbattimenti. E i numeri, purtroppo, sono molto pesanti».
È tutto scritto in un programma di 60 pagine, chiamato "Piano di controllo del cervo nel comprensorio del Cansiglio, 2011- 2013». È già stato approvato dalla Regione Veneto e ha ricevuto il parere positivo dell´Ispra, l´Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale. Si calcola che nel Cansiglio siano presenti 3.000-3.200 cervi e si scrive che almeno 400 all´anno dovranno essere uccisi. Nei tre anni gli abbattimenti dovranno raggiungere la cifra compresa fra i 1.200 e i 1.400 capi. «Dovremo dimezzare la popolazione, che negli ultimi 6-7 anni è raddoppiata. I cervi, senza nessun intervento, aumentano ogni anno del 30-35%. Qui da noi solo del 15%, perché quando in inverno escono dalla zona protetta circa il 20% vengono uccisi dai cacciatori delle riserve alpine. Per rispettare il piano dovremo dare a questi cacciatori la possibilità di prelevare altri 400 o più cervi all´anno, e dovremo anche intervenire nell´area protetta, con 40 prelievi all´anno. Qui da noi interverranno i forestali in divisa. Quest´ultima operazione è anche una forma di dissuasione. I cervi sono animali intelligentissimi. Se sentono gli spari, se vedono i loro simili uccisi, capiranno che il Cansiglio non è più un´area sicura e cercheranno di fuggire in altri boschi».
Non è stato facile preparare il piano, perché la foresta del Cansiglio è divisa fra tre province (Belluno, Treviso e Pordenone) e due Regioni, il Veneto e il Friuli. «Siamo costretti a intervenire - racconta Michele Bottazzo - anche perché i cervi entrano nelle aziende che hanno i terreni in concessione e tolgono il foraggio destinato alle mucche. Solo l´anno scorso abbiamo dovuto rimborsare più di 50.000 euro per danni». Fabio Sperti, operatore forestale di Veneto Agricoltura, è la guida nel breve viaggio nel "disastro" combinato dai tremila cervi. «Ecco, guardi questo abete. Fino all´altezza di due metri è scorticato e presto morirà. Le madri con le zampe abbassano i rami più alti per farli mangiare ai piccoli. Guardi questo che era un bosco. Sono spariti tutti i piccoli alberi in "rinnovazione", cioè in crescita. Non c´è più l´abete bianco, più dolce di quello rosso, non c´è traccia di frassini, faggi, sorbo. Il sottobosco è scomparso e qui c´era pieno di lamponi, fragole, ginepro. Piante che con i loro frutti davano da mangiare al gallo cedrone e al francolino di monte. Dieci anni fa i caprioli erano la metà dei cervi. Adesso sono scomparsi tutti, perché i cervi - i maschi arrivano a 180-200 chili - sono più forti e hanno preso tutto il cibo».
Si è provata anche la "dissuasione", nei boschi del Cansiglio. «Abbiamo chiamato i Forestali - dice Michele Bottazzo - che hanno sparato dardi a salve che però scoppiano a contatto con gli animali e li spaventano. Non è servito a nulla. Abbiamo provato a recintare pezzi di bosco e di prati ma i cervi, spinti dalla fame, riescono ad abbattere pali e filo spinato. Le aziende agricole stanno impiantando recinzioni elettriche ma il risultato non sarà positivo: i cervi saranno costretti a rimanere nel bosco e lo devasteranno. E per muoversi passeranno per le strade, con gravi pericoli per tutti. Per mostrare la differenza fra il bosco con o senza cervo, abbiamo sbarrato piccoli pezzi di "rinnovazione". Ecco, dentro i piccoli recinti gli abeti sono alti due metri, fuori non raggiungono il metro: sono e resteranno dei bonsai perché il cervo ne mangia le cime».
Certi particolari del «piano di controllo» fanno impressione. Dovranno essere abbattute soprattutto le femmine e i piccoli sotto i 12 mesi, così si ferma la crescita. Si comincerà a sparare nei prossimi giorni fuori dal Cansiglio e a primavera dentro la foresta protetta. «Qui c´era il paradiso. La presenza del cervo ha aiutato anche il turismo. Nella stagione dei bramiti e degli amori, a fine settembre e primi di ottobre, arrivano migliaia di appassionati e i giovani delle cooperative guide naturalistiche trovano lavoro. Si riempiono gli hotel, i rifugi e le osterie di tutto il comprensorio. Ma il paradiso adesso si è rotto. Se non dimezzeremo i cervi i boschi diventeranno un deserto. E il deserto non dà da mangiare a nessuno».

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Salviamo il Paesaggio: un incontro a Vittorio Veneto

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