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Adolfo di Bérenger, forestale in Cansiglio e fondatore della selvicoltura italiana

Nella scienza e storia della selvicoltura del nostro paese Adolfo di Bérenger occupa un posto di sicuro rilievo, testimoniato dalla sua attività pratica, di studioso e funzionario ministeriale nel Regno d’Italia di recente formazione. La sua figura è anche però legata al Cansiglio in epoca precedente l’annessione del 1866. Qui vi giunse una prima volta come Alunno nel 1837/38, poi nel 1845 come Assistente dell’Ispettorato generale del Veneto e, infine, con nomina di Ispettore nel 1852. Distintosi per “ingegno naturale, cognizioni scientifiche e capacità anche ne servizio pratico”, il di Bérenger aveva completato la sua formazione in campo forestale diplomandosi presso l’Accademia di Mariabrunn (nei pressi di Vienna), così come fu per diversi altri amministratori forestali che operarono nel Veneto preunitario. A testimonianza della valenza nella formazione tecnica dell’accademia asburgica va menzionata pure la figura dell’asiaghese Giacomo Rigoni Stern, Ispettore in Cansiglio nel 1860, confermatovi poi nel 1867 anche dallo Stato italiano. Così come avvenne in altre sedi, e momenti della sua carriera amministrativa, anche in Cansiglio, di Bérenger si operò per la salvaguardia del patrimonio boschivo, in particolare dagli abusi perpetrati in passato dalle comunità locali, che avevano significativamente intaccato l’estensione della foresta sulla base di un’annosa controversa questione legata a presunti diritti di pascolo.

Sulla figura di Adolfo di Bérenger riportiamo qui sotto l’articolo pubblicato sulla rivista “Il Forestale” n. 64 del 2011, a firma di Nicolò Giordano.

Adolfo Di Bérenger, un forestale del Regno d’Italia

"Nel precedente numero si è parlato del Regio Istituto forestale di Vallombrosa, la prima scuola, tutta italiana, dedicata alla selvicoltura. A tale importante centro di insegnamento è legata indissolubilmente la figura di Adolfo Di Bérenger, personaggio sul quale vale la pena di soffermarsi per il suo importante contributo a livello di pensiero. Nato a Monaco di Baviera il 28 febbraio del 1815, vi intraprese gli studi, conseguendo la laurea in filosofia a Vienna. Si appassionò, però, ben presto alle scienze naturali e frequentò la rinomata accademia forestale di Mariabrunn. Il suo primo impiego fu presso il Duca di Parma, che lo chiamò in Italia per prendersi cura della gestione dei boschi del demanio. Qui rimase per circa due anni e, successivamente, entrò a far parte dell’Amministrazione dell’Impero austro-ungarico, in qualità di Alunno, presso l’Ispettorato generale nel Veneto. La sua attività si svolse in quegli anni tra Conegliano e Montello. Nell’arco di cinque anni, tra il 1845 ed il 1849, rimise ordine in una situazione piuttosto disastrata, poiché i boschi erano soggetti a forte pressione da parte della popolazione locale. Nel 1849 venne destinato al Ripartimento forestale del Cadore dove si dedicò a disciplinare i diritti d’uso che minacciavano la conservazione dei boschi appartenuti agli enti morali. Nel 1856 l’Amministrazione austriaca gli diede il compito di curare l’importante foresta del Cansiglio dove diede nuovamente prova di grandi capacità, provvedendo a diffondere l’abete bianco e a sperimentare il rimboschimento artificiale nelle radure. In quegli anni aveva potuto studiare ed approfondire aspetti legati non solo alle questioni tecniche, ma anche alla cultura. Così portò a compimento il suo libro più famoso, “Archeologia forestale”, stampato nella prima edizione nel 1859, che costituisce il suo lascito più importante.
Nonostante tutto sceglie l’Italia
Ritornato a Montello nel 1865, si trovò ad affrontare una situazione peggiore rispetto alla sua prima esperienza, poiché, dopo la successiva annessione dei territori al Regno d’Italia, il nuovo Governo aveva deciso di lasciare maggiore spazio a coloro che intendevano utilizzare il bosco. Di Bérenger fu sostituito da un altro funzionario. Nonostante questo spiacevole episodio, Di Bérenger dimostrò un forte attaccamento alla nuova casa regnante: il Governo austriaco gli aveva rivolto generose offerte affinché tornasse ad occuparsi dei boschi imperiali, ma lo studioso, dopo tanti anni di permanenza, decise di scegliere l’Italia come propria patria adottiva. Venne per questo nominato Ispettore generale delle Foreste e fu chiamato a Firenze, divenuta capitale d’Italia, presso il Ministero dell’agricoltura. Messo a capo dell’Amministrazione forestale italiana si rese ben presto conto della deficienza tecnica del personale e cominciò, pertanto, a caldeggiare la creazione di un Istituto forestale che potesse ovviare a questo grave problema. Tenne, nel 1867, a Vallombrosa, vicino Firenze, un primo corso dedicato alle scienze forestali e proprio in quella sede, due anni dopo, veniva inaugurato il Regio Istituto forestale. La scuola fu seguita dal Di Bérenger con grande impegno ed entusiasmo: curò l’impianto dei locali e delle aule, creò i gabinetti ove venivano svolte le esercitazioni, curò la biblioteca e gli orti forestali, fece acquistare all’estero materiale didattico e strumenti, si dedicò all’insegnamento sobbarcandosi molte materie prima di poter avere l’ausilio di altri professori, alcuni dei quali scelti tra gli alunni più meritevoli. Di Bèrenger fece impiantare a Vallombrosa anche i primi arboreti sperimentali che verranno successivamente arricchiti ed ampliati con specie forestali provenienti da varie parti del mondo.
La prima legge forestale
I suoi ultimi anni di servizio, furono, però segnati da due drammatici eventi. A livello pubblico Di Bérenger partecipò all’acceso dibattito sul progetto di legge forestale nazionale. La sua visione, derivata dai lunghi anni di esperienza, era quella di spingere per la conservazione dei boschi e di favorirne l’incremento. Per questo rimase molto deluso dal progetto di legge che il Ministro dell’agricoltura Maiorana-Calatabiano fece, infine, approvare. Il Di Bèrenger, convinto che tale legge  presentasse gravi deficienze, presentò le proprie forti rimostranze e per questo venne collocato a riposo, all’età di 62 anni, il 20 dicembre del 1877. A livello familiare, poi, sempre in quell’anno vi fu la morte del figlio Augusto, anche lui allievo forestale. Il Di Bérenger si ritirò, quindi, a vita privata, continuando a frequentare Vallombrosa, dedicandosi agli studi ed alle collaborazioni. Nel 1880 visitò la pineta di Ravenna, su invito dell’amministrazione comunale, e suggerì gli interventi da realizzare per riparare i gravi danni causati dall’eccezionale gelo invernale. Lo studioso continuò a mantenere  rapporti con personaggi illustri e tra questi va ricordato George Perkins Marsh, dal 1861 rappresentante diplomatico degli Stati Uniti in Italia. Considerato l’antesignano della cultura ecologista, grazie ad un importante saggio dal titolo “Man and nature”, Marsh, che era un versatile poliglotta, mantenne un’interessante corrispondenza con il Di Bérenger e trascorse gli ultimi suoi giorni proprio a Vallombrosa, dove morì nel 1882. Di Bèrenger concluse i suoi anni minato dalla cecità. Questo non gli impedì, nel 1887, di pubblicare il “Trattato di Selvicoltura” che contiene la summa delle sue conoscenze ed esperienze professionali. Morì a Roma l’8 marzo 1895 e la sua tomba può essere visitata a Magnale, poco lontano da Vallombrosa, tra i suoi amati boschi."

Tra le opere di de Bérenger, o che contengono riferimenti alla sua figura, segnaliamo i seguenti volumi:

  • de Bérenger, Adolfo - Giurisprudenza forestale in Italia, Treviso e Venezia, 1859-1863.
  • de Bérenger, Adolfo - Saggio storico della legislazione veneta forestale dal secolo VII al XIX, Venezia, 1862.
  • de Bérenger, Adolfo - Studii di archeologia forestale, ristampa in foto-lito a cura dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali e della Direzione Generale dell’Economia Montana e delle Foreste, Firenze 1965.
  • Lazzarini, Antonio - Trasformazione di un bosco (La) Il Cansiglio, Venezia e i nuovi usi del legno (secoli XVIII-XIX)
  • Lazzarini, Antonio – Boschi e politiche forestali. Venezia e Veneto fra Sette e Ottocento, Milano, 2009

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