Gruppo folkloristico Montaner – Rugolo - Sarmede
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Il pesante rullo compressore avanza sul prato e si lascia dietro una larga traccia d’erbe schiacciate contro la terra.
Ma, lentamente, all’alitare del vento nel conforto dei raggi solari i mille fili verdi s’alzano ancora.
Le loro forti radici sotterranee hanno continuato a tra vita dall’humus, e le pianticelle piegate ma non spente sono di nuovo erette.
Tanto è successo alle mille culture del nostro Paese, che l’aggressione portata da una società massificante pretendeva avere definitivamente sradicato.
Nelle comunità locali, dentro le scuole, nei circoli operai, fra le associazioni contadine, è un pullulare di iniziative: cori, gruppi di animazione e teatro, corpi di ballo. Si cercano i testi antichi, le parole cadute, i canti dimenticati, s’interrogano gli anziani e si guarda con maggiore attenzione agli oggetti, alle tecniche, ai prodotti che una cultura povera e analfabeta aveva saputo creare.
Testi sono i campi e le colline coltivati con cura estrema, l’armonico disegno di tante casàde sparse sulla terra, la genialità con cui ogni albero è stato usato per farne attrezzi, carri, mobilio.
Nessuno dimentica gli stenti passati, la fame, le malattie immonde come la pellagra che perseguitava tante famiglie contadine, ma proprio per questo, per la grande fatica che una lingua, una cultura popolare, sono costate, non si è disposti più a rinunciarvi. Perché questa identità, definita nelle generazioni che si sono succedute in quel dato luogo sulla terra, è una ricchezza, un patrimonio da confrontare con tante altre culture, e crescere insieme, dando e ricevendo ciò che di buono è presente in ciascuna e lasciando cadere quanto di servile, di miserevole, di arretrato c’è ancora dentro.
Cantare nella propria parlata, rivolgersi a Dio, alla terra e agli uomini nella lingua ricevuta dalla madre, non è chiudersi in un piccolo universo di memorie ma testimoniare a tutti gli altri il proprio contributo alla cultura universale.
È questa la preziosa diversità storica che «I BÒCE DEL CANSÉJ» cantano e ballano.
Ulderico Bernardi
Introduzione, di Ulderico Bernardi, p.2
Vecio parlar, di Andrea Zanzotto, p.3
Al mazarol del Canséj, di Enrico Spitaleri, p.6
Glossario, p.11
Costume tipico del 1800 di Montaner, Foto. Famiglia Dus, p.12
Note, p.14
Nota ortografica, p.14
A mujér feminista, di Enrico Spitaleri, p.15
L’operaia e ’l paron, di Enrico Spitaleri, p.17
Al piovan e la comunista, di Enrico Spitaleri, p.19