Nel prossimo mese di luglio ricorre il trecentesimo anniversario della prima documentata ascesa del Monte Cavallo. A realizzarla fu il farmacista e naturalista modenese Giovanni Girolamo Zannichelli (Spilamberto 1662 - Venezia 1729) accompagnato dal veneziano Domenico Pietro Stefanelli, “valentissimo botanico”. Della perlustrazione che i due studiosi effettuarono sul M. Cavallo, Zannichelli lasciò una relazione manoscritta con l'elenco e dei disegni delle piante raccolte. Il figlio Giovanni, nel 1730, in Opuscula Botanica Posthuma pubblicò la descrizione dell’ascesa e l’elenco delle piante raccolte nel corso dell’escursione.
Riportiamo qui sotto l’articolo che Olinto Marinelli pubblicò nella rivista In Alto della Società alpina friulana (SAF), anno 13, n. 2, 1902 a ricordo di quella prima ascesa al Monte Cavallo.
UNA SALITA AL M. CAVALLO,
nell'anno 1726.
Per la storia dell'alpinismo friulano ha notevole importanza la escursione botanica al M. Cavallo, eseguita nel 1726 da Giovanni Girolamo Zanichelli [1] e Pietro Stefanelli. [2] A quanto mi consta, nessuno fra noi se ne occupò espressamente, sebbene di essa sia data notizia nella memoria che ha per titolo: Joannis Hieronurni Zanichelli Opuscola Botanica Posthuma a Joanne Jacobo Filio in lucem edita: Venetiis 1730. Typis Dominicis Lovisa.
Il secondo opuscolo comprende appunto la relazione della gita botanica al M. Cavallo (J. H. Zanichelli iter seciindurn. Montis Cabalii, ibique Stirpturn nascenttuin decriptio pag. 39-54). In esso dopo aver accennato al Bosco da remi di S. Marco (Cansiglio) ed alle acque ivi assorbite che ricompaiono al L. di S. Croce (lacus Pasinus) ed in altri punti del piede dell'altipiano (ciò che viene citato a conferma delle idee del Vallisnieri sull'origine delle fonti) l'autore descrive la sua gita al M. Cavallo. Riporto per intero la descrizione (pag. 40 - 41).
… «Anno 1726 sub initium Julii, una mecum Dominus Petrus "Stephauellius Rei Herbariae peritissimus Venetiis discessimus. Avianum usque, Forojulii oppidum, et Belunensi agro fere conterminum, iter est pervulgatum, ideoque inutilis enarratio. Jam vero cum ibi noster Mons Caballus in conspectu immineret, eius ascensum aggressuri, viatico instructi, ac Mulis insidentes, ad quinque circiter milliaria, per angustas tortuosas, asperasque semitas, sursum processimus. Occurit Stabulum desertum, et justa arbor late in ramos diffusa; ibique quiete aliquantisper, ac cibo curatis corporibus, per alia quinque circiter milliaria ascendimus, donec vallem intravimus, ubi in Pastorali Tugurio stationem nostrani fìrmavimus, verticem omnium ejus Montis procerissimum superaturi. Ad radices interim loca undequaque perlustravimus, peracteque ibi botanica messe relictis sarcinis, armatoque pede eo Calopodio, quod vulgo Grappelle dicitur, ad cacumen illud per praerupta; exterius tamen, nam introrsum impervium est, eniti, et identidem repentes coepimus. Quanto sudore, quanto sitis cruciatu iter hujusmodi nobis steterit, nonnisi expertis credibile est. Laborem auxit diuturnitas; nam septem milliaria conficienda sunt, priusquam in summitate consistat pes. Yasta ibi solitudo, horrida ubique Aspreta, nullam humanae habitationis, nedum colturae vestigium. Unus Plantarum amor nos detinuit, easque colligendi voluptas levavit lassitudine. Vertice ipso sedulo peragrato, herbariis opibus onusti, Avianum primus, deinde Venetias reditum instituimus».
Per i lettori, che non volessero darsi la pena di leggere questo brano latino, aggiungo la seguente traduzione, quasi letterale:
«L'anno 1726, al principio di luglio, partii da Venezia insieme con il sig. Domenico Pietro Stefanelli valentissimo botanico. Il viaggio fino ad Aviano castello del Friuli quasi sul confine del territorio Bellunese è conosciutissimo e perciò ne è inutile la descrizione. Poi, siccome il nostro M. Cavallo si elevava di fronte a noi, dovendone intraprendere l'ascensione, forniti di cibarie e seduti su muli, ci spingemmo in su circa cinque miglia per stretti, tortuosi ed aspri sentieri. Si raggiunse uno stavolo abbandonato, e appresso un albero che stende i rami ampiamente all'intorno e quivi ristorato alquanto il corpo col riposo e coi cibi, salimmo per altre cinque miglia all'incirca, finchè entrammo in una valle, dove in una casera stabilimmo la nostra stazione per dare poi la scalata alla vetta più alta del monte. Frattanto perlustrammo da ogni parte le località alle radici (del monte), e radunate ivi le raccolte botaniche, lasciati i bagagli e muniti i piedi di quegli zoccoli che volgarmente si chiamano grappelle, incominciammo ad arrampicarci verso la vetta, pei luoghi scoscesi, spesso camminando carponi, (girando però) dalla parte esterna (del monte), chè l'interna è impraticabile. Non è credibile se non a quelli che lo hanno provato, quanto sudore, quanto tormento di sete ci sia costato un tal cammino. La lunghezza della marcia accrebbe la fatica, infatti si devono percorrere ben sette miglia prima di mettere il piede sulla vetta. Quivi una vasta solitudine ed ovunque orridi e scoscesi luoghi: nessun vestigio di abitazione umana nè di coltivazione. Ci sostenne soltanto l'amore per le piante ed il piacere di raccoglierle alleviò la stanchezza. Esplorata con diligenza anche la cima, carichi cli tesori floristici, ci apparecchiamo a ritornare prima ad Aviano e poi a Venezia.»
Alla descrizione segue un lungo elenco di oltre 250 piante raccolte nella escursione. Esse vengono indicate non già con la moderna nomenclatura binomia, ma con frasi e riferimenti a precedenti descrizioni. Lo Zanichelli ricorda pure la presenza di una salamandra, nelle parti più elevate del Monte Cavallo. L'elenco di specie raccolte dal Zanichelli non fu, a quanto credo, utilizzato dal Pirona, nel «Florae Forojulensis Syllabus» (Udine 1855). Un ampio cenno della pubblicazione postuma dello Zanichelli, preceduto da una, breve biografia, e con l'identificazione e riduzione alla dizione moderna delle specie più rare raccolte nei viaggi botanici, si trova nella importante memoria: Saccardo «Della storia e letteratura della flora veneta». Sommario, Milano 1869 (pag. 35 - 37), qualche indicazione si legge pure nella grande opera dello stesso Saccardo «La botanica in Italia» Materiali per la storia di questa scienza (Mem. d. Ist. Veneto di Sc. Lett. ed Arti. Vol. xxv, n. 4, Venezia, 1895, pag. 175) ed in Tellini: «Della vita e delle opere cli Giulio Andrea Pirona» (Udine 1897, pag. 74).
Mi è tutta via sembrato opportuno richiamare l'attenzione sopra l'escursione dei due botanici Zanichelli e Stefanelli i quali meritano di essere ricordati fra coloro che salirono per primi qualcuna delle più elevate cime friulane.
OLINTO MARINELLI
[1] Il naturalista Giovanni Girolamo Zanichelli nacque a Modena nel 1662, studiò farmacia a Venezia ed ottenne poi nel 1686 la direzione della spezieria di S. Fosca. Nel 1701 ebbe dal magistrato di sanità un privilegio per le pillole, tuttora diffuse, dette del Piovano di S. Fosca. Accanto alle occupazioni come farmacista, il Zanichelli attese a ricerche di fossili nelle montagne del Vicentino e Veronese. Venne creato nel 1725, magistrato cli sanità medico e fisico del governo per tutta l'estensione dogli stati veneti. Si occupò pure di botanica ed accanto ad una grande opera sopra le piante dei lidi veneti, fece fra il 1722 ed il 1726 una peregrinazione botanica prima in Istria, indi al m. Cavallo alle Vette Feltrine ed ai colli Euganei. Morì l’11 gennaio 1729. Lasciò alcune opere stampate ed altre manoscritte. Due di queste furono pubblicate dal figlio Gian -Giacomo. La prima è appunto quella contenente la relazione della gita al m. Cavallo.
[2] Nel mentre quasi tutti i dizionari biografi contengono notizie su G. Zanichelli, mancano del nome di P. Stefanelli. II prof. P. A. Saccardo, tanto benemerito per lo studio della storia della botanica italiana da me privatamente interrogato, con grande gentilezza mi fa sapere come Pietro Stefanelli fosse soltanto un perito semplicista, sovraintendente al giardino che teneva alla Giudecca la nobile famiglia Nani, e che non sembra abbia lasciato erbari, nè opere. Si sa però che lo Stefanelli era in corrispondenza scientifica col celebre Micheli di Firenze, come risulta dalla biografia che di questi scrisse il Targioni Tozzetti (Firenze 1858, pag. 213, 214, 275). Il prof. Saccardo mi fornì anche altre indicazioni su opere dove avrei potuto eventualmente rintracciare notizie biografiche sullo Stefanelli, ma le ricerche fatte rial prof. Occioni Bonaffons, dietro mia preghiera, e da me rimasero finora senza risultato.
Ritratto di Giovanni Girolamo Zannichelli e pagina introduttiva della
relazione sull’escursione al M. Cavallo contenuta nell’Opuscula Botanica Posthuma
In tema di ascesa al Monte Cavallo caratterizzata da intenti botanici val la pena di menzionare anche quella effettuata nel 1868 dal medico e naturalista Gian Andrea Curioni (Trieste 1807 - Polcenigo 1883), in compagnia di alcuni amici. Conoscitore degli aspetti ambientali del suo territorio, il Curioni, così brevemente la motiva e descrive nelle pagine de l’Alpe, giornale pubblicato a Pordenone nel 1869: “Vedete quelle montagne a dieci chilometri da Pordenone, che stanno contro i venti settentrionali Scorgete a maestro alzarsi sovr’esse un monte? È il Cavallo. Un giorno ebbi la vaghezza di ascendervi e con alcuni amici vi salsi. Era il 22 luglio… e mentre i miei compagni si arrampicavano gagliardi e spediti su per quelle rocce, io più tardo mi fermava a raccorre l’una o l’altra erba”. Il racconto prosegue poi alternando scherzose osservazioni sulle capacità venatorie dei compagni e dotte citazioni botaniche e si conclude con una concisa esposizione sul raggiungimento della vetta e il successivo rientro: “giunti noi sulla cima del monte la trovammo affatto nuda e spoglia…; colà il freddo ci molestava, le nubi ci toglievano lo spaziare con la vista sull’adriatico seno e nella discesa, convertitesi in pioggia, questa ci accompagnò bagnati per bene, fino al casolare del pranzo, ove tuttavia le vivande furono a due palmenti divorate tosto”. [*]
[*] Le citazioni della descrizione alla salita del Monte Cavallo sono tratte da, Monte Cavallo Una Pagina inedita di storia, articolo di Tullio Trevisan pubblicato in Le Alpi Venete, rassegna triveneta del CAI, N.1, 2005. Altre informazioni sulle due salite al Monte Cavallo effettuate con l’intenti botanici si possono reperire in, Moreno Baccichet, I pascoli della scienza L’alpinismo risorgimentale in Cansiglio, Cavallo e Alpago, edizioni la Quercia, 1993. Entrambi i documenti sono contenuti e liberamente scaricabili, assieme a diversi altri riguardanti il Monte Cavallo, dalla Biblioteca digitale di Cansiglio.it
Redazione Cansiglio.it
L'immagine della Cima Manera è tratta dal sito, curaticonstile.it, il ritratto di G.G. Zannichelli e la pagina dell'Opuscola Botanica Posthuma rispettivamente dai siti, phaidra.unipd.it e viewer.onb.ac.at