Giornata Internazionale delle Foreste 2026 e il Cansiglio
La ricorrenza offre lo spunto per richiamare l’attenzione sull’intrinseco valore del Cansiglio che è una delle aree più conosciute e studiate dell’Italia nordorientale. Le componenti floristiche, vegetazionali, forestali, micologiche, geologico-geomorfologiche, zoologiche e anche le frequentazioni preistoriche sono state oggetto di numerosi contributi, anche molto recenti.
Entrare oggi in foresta, che vista dall’alto appare piuttosto omogenea, continua a stupire e pochissimi potrebbero immaginare una storia fatta di interventi massicci con piantumazioni, prelievi selettivi e piani di riordino che il dinamismo naturale ha contribuito a mascherare. L’articolazione geomorfologica (con fenomeni carsici che creano diversità di nicchie), l’inversione termica e le vicende relative alle ultime glaciazioni sono fattori che determinano l’attuale distribuzione dei diversi tipi forestali ancor più delle introduzioni artificiali. A tali fattori è doveroso aggiungere anche gli effetti derivanti dalle copiose popolazioni di ungulati che, per esemplificare, ostacolano la crescita dell’abete bianco avvantaggiando, di conseguenza, faggio e abete rosso.
Richiami sullo stato delle conoscenze
La bibliografia sul Cansiglio è molto ricca, anche di contributi storici e datati.
Per semplificare conviene concentrarsi sugli studi più recenti rimandando a essi per approfondimenti e richiami.
A titolo personale si segnala lo studio di sintesi (Lasen, 2000) pubblicato sull’Archivio Storico di Belluno-Feltre-Cadore, e un più breve contributo successivo (Lasen, 2012). La foresta (e gli ambiti correlati) sono stati oggetto di studi sistematici in almeno tre riprese.
Fine anni ’80 in occasione delle pubblicazioni sui tipi forestali (Regione Veneto, con sintesi in Del Favero et al., 2000). Verso il 2000 con finalità pianificatorie affidate a Cassol e, infine, in tempi più recenti a seguito di revisioni riguardanti soprattutto l’applicazione di Natura 2000.
A partire dal 2015, finalizzata alla pubblicazione concernente la biodiversità nelle sue più diverse discipline (inclusi animali, funghi e briofite), una copiosa serie di studi di dettaglio promossi da Veronica Borsato (attualmente presidente della Società Veneziana di Scienze Naturali) dei quali ne riportiamo solo alcuni, a titolo esemplificativo, riguardanti aspetti più marcatamente forestali. Borsato (2016) con un intero volume edito in proprio. Nel 2017 la stessa pubblica la flora delle zone umide e praterie e nel 2021 quella della foresta. Nel 2018 lo studio sulle torbiere e nel 2022 sulle lame. Nel 2020 uno studio micologico sulle faggete (Campo et al.). Infine, nel 2023 (Borsato et al.) si è occupata della Riserva naturale di Pian delle Stèle (in territorio friulano) e (Borsato et al.) degli affioramenti rocciosi. Nel 2025 (Borsato, Argenti e Fullin) della Val Salatis con particolare focalizzazione su aspetti floristici.
Le serie di vegetazione
La vegetazione potenziale, che in molti tratti corrisponde a quella reale (elemento che depone a favore della resilienza naturale del sistema auto-organizzante) si articola in tre componenti principali:
- La faggeta, in diversi tipi secondo la quota -da submontana o meglio basso-montana ad altimontana-subalpina-, l’esposizione -che incide sulla freschezza o aridità relativa-, la disponibilità di nutrienti -da varianti assai pingui e ricche ad altre xeriche e magre. Ad esempio: aspetti xerici di ruscellamento superficiale a Calamagrostis varia, o a Luzula nivea se il suolo è un po’ acidificato. Peculiare è l’abbondanza di Carex remota in corrispondenza di rivoletti temporanei e notevole la copertura di felci in siti freschi e ombrosi. Da riscontrare la grande rarità e significato biogeografico di Cystopteris sudetica.
Verso il Croseraz è ben rappresentato il tipo a megaforbie (Adenostyles alliariae specie guida). E, ancora, da richiamare, le splendide fioriture di dentarie e geofite nella stagione primaverile.
- Il bosco misto, cioè la faggeta con ricchezza di abete bianco e spesso anche un po’ di abete rosso, che è sempre competitivo a prescindere dal fatto che sia stato favorito dalla gestione selvicolturale. Per via dell’inversione termica, di regola, la faggeta con abete bianco occupa stazioni di fondovalle o basso versante rispetto alla faggeta pura che si spinge fino al limite della vegetazione legnosa.
- Le peccete di dolina. Se è vero che la maggioranza dei lembi forestali in cui prevale la Picea, sono il risultato di piantagioni o interventi colturali che lo hanno favorito, è altrettanto documentabile che in zone fredde di depressione o in cui l’insolazione è scarsa, la formazione con abete rosso può essere considerata naturaliforme.
Localmente, si osservano arricchimenti con latifoglie nobili (frassino maggiore, tigli, aceri) o aspetti secondari ricchi di nocciolo e pioppo tremulo che incrementano la varietà, ma si tratta di un ruolo che resta complessivamente marginale. Le altre latifoglie, peraltro, sono state penalizzate in passato e attualmente si assiste a una loro ripresa, specialmente del frassino maggiore. Emblematica e caratteristica la presenza di Anthriscus nitida.
Frequentemente si osservano aree caratterizzate da abbondanza di ortiche e specie nitrofile. Certamente va considerato il contributo dovuto agli ungulati che hanno raggiunto numeri importanti negli ultimi decenni.
Ad accrescere il fascino della foresta del Cansiglio contribuiscono lembi che ospitano alberi di notevole diametro e l’abbondanza di legno morto che configurano zone di riserva (almeno potenziali!) di rilevante pregio naturalistico. Il governo a fustaia con tagli successivi (vale per le faggete) può creare l’impressione di estese aree omogenee a livello fisionomico-strutturale, ma penetrando verso l’interno si riconoscono varie sinusie derivanti dall’articolazione geomorfologica. Per favorire il mantenimento e l’incremento della biodiversità si auspicano gestioni più flessibili e varie evitando di applicare modelli per superficie molto ampie.
La ricchezza naturalistica del Cansiglio si associa anche all’esistenza di aree umide (in particolare torbiere, comprese quelle di transizione), ben studiate in tempi recenti. Pozze d’alpeggio e altri tipi di zone con ristagni o scorrimenti completano un quadro in cui la vegetazione igrofila svolge un ruolo prezioso, in particolare per zoocenosi.
La rilevante estensione di prati e/o pascoli incide sul paesaggio storico e contribuisce a rendere la foresta ancora più preziosa. L’evoluzione delle tecniche agronomiche e dell’allevamento del bestiame sta penalizzando la qualità dei prati (si falcia poco, e si tende a pascolare sempre più). Lembi degradati, con piante nitrofile o di disturbo antropico sono in aumento, ma le leggi del mercato e le scelte politiche non autorizzano facili possibilità di recupero, a meno che la “Restoration law”, varata lo scorso anno come normativa europea, non trovi concreta applicazione e favoriscano il ripristino di una consistente superficie di formazioni erbacee, in particolare di prati magri.
Un altro aspetto, nel quale fattori naturali e antropici si sommano, riguarda estese superfici dominate da Deschampsia cespitosa che interessano sia zone prative, scarsamente utilizzate, che radure boschive umide. Di conseguenza si verifica una forte riduzione della ricchezza floristica che si associa a un evidente decadimento paesaggistico.
Dinamica evolutiva e crisi climatica
La distribuzione spaziale delle comunità forestali (quelle erbacee sono maggiormente condizionate dalle scelte gestionali) le rende, almeno nel breve termine, assai resilienti rispetto all’accelerazione impressa dal cambiamento climatico in atto. Un sistema in grado di reggere, attraverso compensazioni di complessa definizione e previsione, alle sollecitazioni derivanti dalla variazione dei parametri ecologici. In ogni caso, esistendo un dinamismo naturale correlato alle successioni, sarà difficile poter attribuire alle conseguenze del riscaldamento globale (che si esprime poi in modo assai differenziato e non uniforme nel dettaglio delle singole località) le modificazioni che si potranno osservare. A questo punto diventeranno più importanti e determinanti le scelte gestionali che saranno assunte. Ci si limita, sulla base di conoscenze personali e del fatto che trattandosi di aree rientranti nella rete europea Natura 2000, a sottolineare alcune linee guida utili a conservare i livelli di biodiversità e di qualità naturalistica.
- Individuare aree di riserva integrale, a partire da nuclei pre-vetusti con abbondanza di legno morto. Una vera priorità, un investimento sul futuro e un’opportunità fondamentale per avviare programmi di monitoraggio e valutare gli effetti dei cambiamenti in atto.
- Aree sperimentali e didattiche. Particelle e lembi di territorio da destinare a sperimentazioni (sulla gestione, sugli effetti della fauna selvatica, a seguito di specifici interventi, ecc.). Utile approfittare della grande accessibilità dell’altopiano per offrire occasioni di studio e approfondimento per visite guidate di scolaresche e gruppi associativi.
- Favorire la valorizzazione di abete bianco. Penalizzato in passato rispetto all’abete rosso, e anche al faggio, si reputa che la specie meriti attenzione e rivalutazione, nei siti idonei in cui mostra elevata capacità di crescita.
- Diversificare, almeno in parte, il tipo di trattamento cui assoggettare le faggete, in particolare il modello a tagli successivi che si estende per gran parte del territorio.
- Valorizzare presenze di altre latifoglie e di lembi apparentemente marginali e ritenuti meno produttivi. In passato si tendeva a semplificare la gestione eliminando le specie accessorie (sorbi, maggiociondolo, tiglio, frassino, acero, ecc.).
- Evitare interventi su larga scala privilegiando, al contrario, soluzioni diversificate e per porzioni di territorio limitate, al fine di favore la formazioe di nicchie e ambiti localizzati.
Il Cansiglio e gli ambiti di tutela
Attualmente il Cansiglio, nella sua quasi totalità, e non solo nelle zone di riserva naturale statale o regionale, è sito rilevante nella Rete Natura 2000. Ciò non significa, peraltro e purtroppo, che la tutela dei valori naturalistici sia garantita. L’UE ha deliberato normative di protezione dei siti ricchi di biodiversità, sia per le piante che per gli animali, individuando, su proposte degli stati membri, le aree da destinare a Zone di Speciale Conservazione (ZSC) o ZPS (zone di protezione speciale). Gli stati hanno recepito e, almeno in Italia, il compito è stato delegato alle Regioni. A loro volta, fatta salva la funzione di controllo, esse hanno delegato altri enti alla gestione. Il rischio che gli aspetti burocratici e amministrativi prevalgano su quelli sostanziali dei valori naturalistici è reale e sperimentato. Nel caso del Cansiglio la situazione è ancor più complessa considerando che parte del territorio appartiene alla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Di qui la necessità che un’area con tali caratteristiche possa essere gestita con una visione d’insieme e, pertanto, a suo tempo furono avanzare varie proposte per la costituzione di un Parco Naturale, meglio se interregionale. Privilegiare una visione globale che superi le consistenti differenze di ordine amministrativo sarebbe oltremodo utile e auspicabile ed è per tale motivo che pensare a un “Parco” Naturale rappresenta una soluzione plausibile e potenzialmente in grado di risolvere il problema a prescindere da visioni ideologiche pro o contro tale strumento. L’obiettivo deve essere quella della tutela delle risorse naturalistiche e delle funzionalità ecosistemiche in un contesto storicamente antropizzato e attività economiche in essere.
Per tale motivo, considerando la possibilità di un’adeguata ed equilibrata zonizzazione con regimi di tutela differenziati, dalla riserva integrale alle aree in cui promuovere e gestire la fruizione turistica, lo strumento Parco appare ancora idoneo.
BIBLIOGRAFIA
- BORSATO V., 2016. Il SIC-ZPS Foresta del Cansiglio e la sua Biodiversità. Pubblicazione in proprio, 268 pag.
- BORSATO V., 2017. La flora vascolare delle zone umide e delle praterie del SIC-ZPS IT3230077 Foresta del Cansiglio-Regione Veneto. Lavori Società Veneziana Scienze Naturali, 42: 43-52.
- BORSATO V., 2018. Le torbiere della Foresta del Cansiglio (Veneto – NE-Italia). Lavori Società Veneziana Scienze Naturali, 43: 131-146.
- BORSATO V., 2021. La flora della Foresta del Cansiglio. Lavori Società Veneziana Scienze Naturali, 46: 47-65.
- BORSATO V., 2022. Biodiversità nelle lame (pozze d’alpeggio) della Foresta del Cansiglio (Veneto – NE-Italia). Lavori Società Veneziana Scienze Naturali, 47: 65-91.
- BORSATO V., ARGENTI C., FULLIN N., 2025. Val Salatis, biodiversità e valore della sua flora. Lavori Società Veneziana Scienze Naturali, 50: 51-88.
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- LASEN C., 2000. La foresta del Cansiglio. Una riserva di storia naturale. Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, LXXI, 312: 210-224.
- LASEN C., 2012. Valori naturalistici del Cansiglio e istituzione della Riserva Naturale, pag. 48-52. In: AA.VV., 2012. Cansiglio montagna da vivere. Patrimonio dell’umanità-Unesco. Mountain
Wilderness- Ecoistituto del Veneto- CAI Veneto e FVG. Libri di Gaia.
Cesare Lasen
Studioso di botanica, ecologia e conservazione della Natura, è stato il primo presidente del Parco delle Dolomiti Bellunesi.